Lo shock globale causato dalla guerra in Medio Oriente rischia di avere importanti ripercussioni anche sul mondo dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori.
No, non parliamo dei prezzi del petrolio, che comunque avranno effetti indiretti sul ciclo produttivo di microchip e schede grafiche, ma dell’elio, elemento fondamentale per la produzione dei microchip e, di conseguenza, per il processo produttivo dell’IA.
l’importanza del gas nel settore IA
L’elio è semplicemente insostituibile nel processo produttivo dei microchip. Funge da gas di “lavaggio” per eliminare qualsiasi impurità e viene inoltre usato come strato protettivo per mantenere le camere a vuoto perfettamente sterili e isolate dall’aria esterna.
Viene inoltre utilizzato come fluido di raffreddamento ad altissima conduttività termica nella litografia EUV delle macchine ultramoderne dell’azienda olandese ASML, leader mondiale nella produzione di macchinari EUV.
La sua purezza estrema (99,9999%) è vitale per evitare difetti nei nodi a 3-5 nm, e anche interruzioni di pochi giorni fermano le linee produttive, basti pensare che non esiste alcuna alternativa reale per questi usi critici.
l’impatto della guerra su prezzi e forniture
Anche per questo materiale critico, la chiusura dello Stretto di Hormuz sta avendo effetti dirompenti.
Basti pensare che il Qatar, da solo, rappresenta poco più del 30% della produzione globale di elio, essendo il secondo produttore mondiale (poco sotto agli Stati Uniti e davanti alla Russia).
La mancanza di elio qatariota sta creando un grave collo di bottiglia nella fabbricazione di microchip avanzati. L’impianto di Ras Laffan, il più grande complesso al mondo, è infatti chiuso dal 2 marzo, dopo essere stato colpito da un attacco di droni iraniani.
QatarEnergy ha dichiarato la causa di forza maggiore, bloccando quasi un terzo dell’offerta globale. I prezzi dell’elio ne hanno risentito, registrando importanti rialzi nei prezzi, con alcune fasce di mercato che hanno registrato incrementi settimanali tra il 35 e il 50%.
Il problema cruciale è che non esistono alternative fruibili nel breve periodo; la conduttività termica dell’elio è 5-6 volte superiore a quella dell’azoto (principale alternativa) e la sua sostituzione per il raffreddamento dei wafer di silicio non è praticabile.
Sul mercato semplicemente c’è meno elio, e a meno che la guerra finisca rapidamente, la carenza è destinata ad aggravarsi. Se la situazione dovesse persistere, il razionamento non sarebbe più solo uno scenario ipotetico.
Effetto cascata
La crisi dell’elio non è un problema isolato della supply chain dei semiconduttori. L’effetto a cascata si farebbe sentire nell’intero ecosistema dell’intelligenza artificiale e dell’elettronica di consumo.
Il punto di partenza è semplice: senza elio non si producono chip avanzati. TSMC, Samsung e SK Hynix operano gli impianti di fabbricazione più avanzati al mondo, con una capacità combinata che rappresenta oltre il 60% della produzione globale di chip di fascia alta.
Questi impianti mantengono tipicamente scorte di elio per sole 2-4 settimane, rispetto alle 8-12 settimane garantite per altri gas industriali.
Le ripercussioni risalgono lungo tutta la catena del valore. Alphabet, Amazon, Microsoft e Meta sono collettivamente sulla strada per spendere circa 650 miliardi di dollari nell’infrastruttura IA nel 2026, alimentando una domanda di chip di memoria avanzati la cui fabbricazione dipende pesantemente dall’elio.
Questi colossi tecnologici, per addestrare i propri modelli di intelligenza artificiale, necessitano di GPU e acceleratori in quantità sempre crescenti, se la produzione di chip si contrae (o i costi di fabbricazione aumentano), l’intera filiera dell’IA ne risentirà in termini di costi e tempi di sviluppo.
Il consumatore finale sarà l’ultimo anello, ma non il meno colpito. Schede grafiche, memorie, processori, tutto ciò che dipende dai nodi produttivi più avanzati potrebbe subire aumenti di prezzo o scarsità sugli scaffali, con effetto diretto sull’elettronica di consumo (smartphone, tablet ecc..).
La guerra in Medio Oriente, insomma, arriverà a colpire anche i dispositivi elettronici che utilizziamo ogni giorno.
