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Disneyland Paris, siamo stati dietro le quinte di Frozen, tra robot umanoidi e intelligenza artificiale

Disneyland Paris, siamo stati dietro le quinte di Frozen, tra robot umanoidi e intelligenza artificiale

Viaggio alla scoperta del «ghiaccio eterno» nel nuovo regno di Frozen a Disneyland Paris, alla scoperta degli “animatronics”, i robot dalle movenze e dai volti così umani che ti fanno sentire protagonista del regno di Arendelle.

«Let it go, let it go!». Sarà impossibile non cantare a squarciagola il ritornello della canzone premio Oscar che è diventata l’emblema di Elsa, la regina delle nevi del cartoon Frozen, quando si viene lanciati all’indietro a bordo della barchetta che trasporta i visitatori nella pancia della nuovissima attrazione World of Frozen inaugurata lo scorso 29 marzo a Disneyland Paris.

Panorama non solo l’ha provata, ma è andato a vedere come funziona la tecnologia che rende possibile l’impossibile: quella che muove gli “animatronics”, i pupazzi elettronici che, nel parco a tema, danno corpo e vita ai personaggi visti sul grande schermo. Una volta guadagnata la piazza principale di Arendelle, il villaggio del cartoon ricreato fedelmente in puro stile scandinavo su cui troneggiano la montagna del Nord alta 36 metri e il castello di Elsa, si sale su una barca che porta a vivere nel mondo di Frozen in quella che è un’esperienza al chiuso.

L’ingegneria del brivido: robot che sembrano respirare

Una dopo l’altra prendono vita le scene del film, col pupazzo di neve Olaf che canta e balla, Anna che interagisce col prode Kristoff, le due sorelle che si riappacificano, i Trolls e appunto Elsa che scatena la sua furia di ghiaccio.

Quel che impressiona i visitatori è la sensazione di trovarsi davanti a esseri «quasi senzienti». La magia di questi nuovi attori meccanici risiede in un equilibrio perfetto tra poesia e ingegneria: non sono più semplici manichini, ma robot sofisticati che sembrano respirare. Sotto i pesanti costumi di scena si nascondono attuatori elettrici miniaturizzati capaci di compiere migliaia di micro-correzioni al secondo, permettendo ai personaggi di inclinare il collo o muovere i polsi con una naturalezza che sfida le leggi della robotica tradizionale. «La prima attrazione di Frozen è stata inaugurata nel 2016 nel parco Epcot in Florida e da allora la tecnologia ha fatto passi da gigante», spiega Maëva Arlandis, ingegnere presso Walt Disney Imagineering, il braccio creativo della Disney che unisce artisti e tecnici.

«All’epoca non era possibile fornire agli animatronics espressioni facciali realistiche, ma oggi finalmente ci siamo riusciti: il trucco consiste nel proiettare occhi e bocca di ogni personaggio dall’interno su una porzione del viso creata con un materiale traslucido».

Dalla retro-proiezione al silicone brevettato

Questa tecnica di retro-proiezione elimina le ombre e rende lo sguardo di Elsa profondo e vibrante, come se cercasse il contatto visivo con i passeggeri umani proprio mentre intona il suo celebre inno. Per rendere la pelle più realistica, gli Imagineers utilizzano un silicone brevettato, ultra-flessibile, che non oppone resistenza ai motori interni, evitando le pieghe innaturali tipiche dei vecchi robot. La soluzione, vista dal vivo, è stupefacente, soprattutto se la si paragona con i volti animati della Casa dei fantasmi (1992), in cui la proiezione avveniva dall’esterno e risultava assai più sgranata. «Anche gli animatronics si sono evoluti: in origine, come nell’attrazione I Pirati dei Caraibi, per i movimenti si utilizzavano controlli idraulici, spesso soggetti a micro-perdite e movimenti rigidi, mentre oggi usiamo il controllo digitale diretto, che consente accelerazioni e decelerazioni dei movimenti molto più raffinate e credibili».

I motori elettrici permettono a Olaf e alle sorelle di muoversi con una grazia fluida, eliminando quegli scatti che un tempo tradivano la natura artificiale delle macchine.

L’evoluzione è resa necessaria dagli avanzamenti tecnologici della società: all’epoca personaggi-robot esistevano solo nei parchi Disney (il primo, il presidente Lincoln, risale al 1965) mentre oggi hanno invaso la vita quotidiana. Per questo i visitatori negli show all’aperto potranno imbattersi in Olaf ricreato esattamente come nel cartoon «grazie al meglio delle tecnologie disponibili, compreso l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale per insegnargli a camminare senza inciampare», come spiega Arlandis. «Questa novità prosegue sulla strada di quanto già intrapreso in altri parchi: in California abbiamo uno Spider-Man robot che, grazie alla tecnologia Stuntronics e a sensori inerziali simili a quelli degli smartphone, esegue balzi di decine di metri atterrando perfettamente, mentre in Florida hanno debuttato i piccoli droidi BDX di Star Wars», spiega il direttore creativo esecutivo Michel den Dulk. «L’importante per noi è sfruttare al meglio le tecnologie per raccontare nuove storie e lasciare a bocca aperta i visitatori».

Il Re Leone e il futuro di Disney Adventure World

Per continuare a stupire il pubblico l’azienda proseguirà nell’espansione del suo Walt Disney Studios, ora ribattezzato Disney Adventure World, con un investimento di 2 miliardi di dollari: il prossimo step è creare la prima attrazione al mondo dedicata a Il Re Leone.

«È uno dei cartoni più amati di sempre», spiega John Mauro, produttore esecutivo ad Imagineering. «Per questo ci pareva naturale ricreare il mondo di Mufasa, Scar e Simba». Che si tradurrà in un’altra montagna, la Rupe del Re, alta come quella di Frozen, e un’altra attrazione al chiuso. «Partiamo sempre da un concept e da disegni trasformati in modelli 3D», spiega Arlandis. «Oggi usiamo anche una stanza di realtà virtuale a 360 gradi dove possiamo “camminare” dentro l’attrazione anni prima che venga posata la prima pietra, verificando la sincronia millimetrica tra il labiale dei robot e le luci di scena. Una volta stabilita la storia esploriamo le tecnologie più adatte, coinvolgendo animatori, costumisti, scultori ed esperti di effetti speciali, come per la nebbia usata in World of Frozen».

«Per sperimentare l’attrazione prima di costruirla facciamo di tutto, dal modello in scala con minuscole telecamere, fino alla prova su carrelli meccanici, mentre chi esegue i test vive l’esperienza reale grazie a un visore di realtà virtuale». Solo così si può essere certi che, nel momento in cui la barca scivola nel ghiaccio e parte l’acuto di «Let it go, let it go!», l’emozione sia così autentica da far dimenticare i microchip e i cavi in fibra ottica nascosti sotto il vestito color zaffiro della regina.

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