Televisione

Sanremo 2019: Pio e Amedeo show, Mengoni incanta l'Ariston

Dalle ovazioni a sorpresa per la Berté al ritorno di Pippo Baudo e Michelle Hunziker, il meglio e il peggio della seconda serata di Sanremo 2019

Sanremo 2019 Pio e Amedeo

Francesco Canino

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Dopo il debutto col fiatoneSanremo 2019 cambia marcia e nella seconda puntata finalmente si ride, ci si emoziona e persino l'azzimata platea dell'Ariston concede standing ovation a ripetizione e ovazioni inaspettate. Su tutto, vince il travolgente show di Pio e Amedeo, che resta tra i momenti più belli con il ritorno di Baudo e Hunziker e l'esibizione di Marco Mengoni. Ecco il meglio e il peggio della seconda serata, in onda il 6 febbraio.

Sanremo 2019, il meglio e il peggio della seconda serata 

Dal Festival "anestetizzato" al Festival basculante, il passo è breve. Basculante quasi quanto il blocco di poltrone che nelle prime file dell'Ariston si muove lateralmente, richiamando il movimento delle onde. Rispetto alla prima serata, l'impressione è che il trio di conduttori sia più sciolto che al debutto, con Virginia Raffaele che ritrova smalto e verve, così come Claudio Bisio.

La gara passa da 24 a 12 cantanti e lo show rifiata, per quanto ogni tanto scattino dei "grande boh", come la gag sulla "punteggiatura fonetica" in cui Bisio e Baglioni applicano il "teorema della pernacchia" per far ridere il pubblico: siparietto dimenticabile,  candidato di diritto sul podio del "momento sbadiglio" del Festival 2019

 

In Pippo Baudo we trust

Dopo le incertezze del debutto e una prima parte noiosa, i conduttori appaiono più a fuoco nonostante qualche scivolone, come quando Claudio Bisio si lancia in un rimbrotto ironico anti haters, per le critiche piovute dopo la prima puntata: l'intenzione è corretta ma, diciamolo, chi se ne importa dell'inutile bile vomitata su Twitter da chi fatica persino a scrivere un messaggio di senso compiuto? 

Tra una canzone e l'altra, si assiste poi al ritorno di Pippo Baudo sul palco dell'Ariston e scatta l'effetto nostalgia: per quanto l'incursione abbia un retrogusto malinconico, viene voglia di abbracciarselo stretto il grande Pippo, che non ci pensa proprio ad abbracciare la pensione catodica. "Come si fa a rinunciare a questo affetto? Claudio, tra trent'anni ti vedrò ancora cantare", ammette.

Il ritorno della Hunziker e la Carmen della Raffaele

Baglioni schiera lartiglieria pesante, anche per arginare il legero calo di ascolti, e tocca a Michelle Hunziker sparigliare i giochi e duettare con Claudio Bisio. La gag comincia con un finto improvviso malore della conduttrice svizzera, che torna un anno dopo all'Ariston e scende in piena forma dalla scala - "ma cosa lo paghiamo a fare il canone se non c'è nemmeno la scala?", hanno scritto tra l'ironico e l'indignato sui social i nostalgici della scalinata regimental - e si scatena con il sodale Claudio in un brano di Elio e le Storie Tese.

Un gradevole momento di spettacolo, che fa rifiatare e accende la sfida a distanza con Virginia Raffaele. La quale continua a non giocare facile, visto che tiene nascosti in camerino parrucche e orpelli dei suoi personaggi cult e continua a puntare sul ruolo della brava conduttrice. Divertente la sua surreale Habanera, della Carmen di Bizet, in cui sfodera talento in un pezzo (non facile) di bella comicità.


Tutti in piedi per Mengoni e per la Berté

Tra i "picchi emozionali" della seconda puntata, vincono a mani basse due momenti musicali, entrambi premiati con una standing ovation. La prima la conquista Marco Mengoni, che torna all'Ariston per celebrare i dieci anni di carriera e quando intona L'essenziale si becca un applauso monstre da pelle d'oca, che gli provoca lucciconi esibiti senza imbarazzi. Chapeau.

Poi l'Ariston si alza in piedi per Loredana Berté, in gara con la sua Cosa ti aspetti da me, ed è il tributo più inaspettato e clamoroso della serata. Loredana si mangia il palco e scattano tutti in piedi: è il giusto omaggio per avere sfoderato grinta, carisma e una voce ritrovata. Esordianti e reduci dei talent vari, dovrebbero prendere appunti e imparare da lei come si sta in scena.

Pio e Amedeo travolgono l'Ariston

Dopo il karaoke collettivo innescato da Questo piccolo grande amore - annunciato da Baudo che torna in scena in versione "nostalgia canaglia" - si passa al politicamente scorretto di Pio e Amedeo che travolgono letteralmente l'Ariston e Baglioni, trasformandolo in "bersaglio mobile" delle loro battute. E sono inaspettatamente loro la clamorosa sopresa della serata che, conclusa la gara, regala un finale travolgente.

Il duo più irriverente e ultra pop sbeffeggia tutti, da Corona a Salvini (che si complimenta indirettamente con loro via Twitter), dal Pd a Berlusconi, da Celentano (a Baglioni propongono un cartoon sul genere di Adrian: "Poi lo vendi a Mediaset, tanto si prendono tutto") ai vizi degli italiani, riletti in chiave "popolar nazionale", definizione tanto cara al direttore artistico del Festival,


Fanno satira, anche politica, e soprattutto fanno ridere di gusto dopo anni di battute radical chic da sbadiglio galattico. Bravi, davvero, perché con questa ospitata sono riusciti a conquistare i palati più difficili, mostrando un lato inedito del loro modo di fare comicità e spettacolo. Come il finale, agrodolce, in cui si fanno seri e spiegano: "Invece di tifare come ultrà, dovremo solo tifare perché si calmino le acque".

Il gran finale con Cocciante

La maratona festivaliera si fa via via roba per nottambuli ed è passata da un pezzo la mezzanotte quando sul palco si materializza Riccardo Cocciante, che dimentica le parole ma regala con Baglioni un duetto da brivido sull'esterna Margherita (ed è subito karaoke collettivo/2). Poi arriva l'omaggio a Pino Daniele, con un giusto Premio alla carriera consegnato alle figlie, e la seconda serata si chiude con il verdetto parziale dei voti della sala stampa: bocciati, per ora, Nek, i Negrita, Einar, Federica Carta e Shade. Ma da qui sabato, tutto può succedere.


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