Francesco Canino

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Scivola via quasi veloce la diretta monstre della terza serata del Festival di Sanremo, un megamix di cover con i venti Big chiamati a reinterpretare brani cult del passato. Ce n’è davvero per tutti i gusti e Carlo Conti si muove in assoluta scioltezza – sarà l’effetto I migliori anni – e, con la gara in stand by, Virginia Raffaele si trasforma in “mina vagante” imitando questa volta Donatella Versace. Ecco il meglio e il peggio della terza serata.

Votazione con intoppo per i Giovani

La serata parte di slancio con la competizione tra le quattro Nuove proposte, ma in Sala stampa qualcosa s’inceppa e molti giornalisti annunciano via Twitter di aver avuto dei problemi con le votazioni al momento della sfida tra Miele e Francesco Gabbiani. Conti proclama la vittoria di Miele ma dopo un’ora la votazione viene invalidata in diretta a causa di un problema tecnico: tutto da rifare, insomma, i giornalisti votano nuovamente, si ribalta il risultato e Gabbiani accede alla finale. Ma i discografici di Miele non ci stanno e domani mattina si deciderà come procedere per sbrogliare la situazione.

La Versace mina vagante

Dopo la Ferilli e la Fracci, Virginia Raffaele spariglia i giochi e punta su Donatella Versace. Il personaggio è meno forte ma passaggio dopo passaggio convince e strappa applausi. “Sanremo è come la moda: metti assieme della roba a caso e poi preghi Dio che vada bene”, esordisce ironica (ma non troppo). La cadenza calabro-yankee e la postura non ci sono, ma l’imitazione funziona e la Raffaele si diverte a fare la “mina vagante”: un pezzo alla volta si smonta parti posticce del corpo, parodiando l’eccessivo ricorso della stilista alla chirurgia plastica. “È il cambio di stagione”, spiega. Strepitosa lei, ironica la Versace che la saluta via Facebook.

La reunion dei Pooh a Sanremo

Signori, altro che malinconia. La reunion dei Pooh – sul palco c’è anche Riccardo Fogli – è il pezzo forte della serata e resuscita pure il pubblico catatonico dell’Ariston: così il medley diventa un karaoke collettivo al quale è difficile sottrarsi, un tuffo transgenerazionale nella memoria che fa cantare tutti e lancia la volata al tour del gruppo (anche loro sfoggiano i braccialetti rainbow) che ha deciso di sciogliersi il 31 dicembre prossimo. Per le lacrime c’è tempo e a Sanremo c’è spazio solo per applausi e il tributo che meritano, fino al gran finale con Uomini soli (grandissimo pezzo e chi se ne importa se c’è qualche imprecisione), brano col quale vinsero nel 1990. Pazzeschi.

Garko meno ingessato

“Grazie Carlo per avermi fatto fare il co-conduttore. Forse adesso mi apprezzeranno di più come attore”. Gioca la carta dell’ironia Gabriel Garko e la sua partecipazione ne giova, tanto da sembrare un meno ingessato. “Ci tengo a dire che non è vero che leggo il gobbo…”, dice estraendo un foglio da cui legge pedissequamente un testo: gag non proprio freschissima ma almeno ci prova a smarcarsi dal ruolo di bello che non balla. Intanto Madalina Ghenea lo sorpassa in scioltezza, almeno nei lanci delle canzoni, che pronuncia senza incepparsi: peccato che per ora sia stata relegata al ruolo di annunciatrice o poco più.

Applausi per Nicole Orlando

La serata scivola versa la conclusione e sul palco arriva a sorpresa anche Nicole Orlando, vincitrice di cinque medaglie ai Mondiali di atletica per atleti con sindrome di Down, citata anche dal Presidente Sergio Mattarella con Samantha Cristoforetti e Fabiola Gianotti nell’ultimo discorso di fine anno. “Sono diversa perché faccio atletica e ho un cromosoma in più”, racconta. Poi con nonchalance lancia la sua partecipazione a Ballando con le stelle di cui sarà una dei concorrenti e strappa la risata che non ti aspetti: “A mia mamma Garko non piace”, confessa candidamente quando l’attore le porge un mazzo di fiori. Quanto alla gara, gli Stadio battono a sorpresa Valerio Scanu e vincono la serata cover.

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