Sanremo 2014: il meglio e il peggio della prima serata

Il prologo di Pif, l'energia della Carrà e Laetitia Casta in versione sexy. Ecco cosa vi siete persi ieri - Social #Sanremo - Un inviato a Sanremo: Day 1 - Prima serata: le pagelle e le esibizioni

Fazio Carrà Littizzetto

Buoni gli ascolti per la prima anche se in calo rispetto al 2013: 10 milioni 842 mila spettatori (45.11% di share) – Credits: (Ansa)

Francesco Canino

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La prima serata del Festival di Sanremo numero sessantaquattro è andata. Un inizio in salita per Fabio Fazio e Luciana Littizzetto, va detto: manca un po’ di ritmo e il carrozzone è sempre difficile da manovrare persino per due scafati professionisti come loro, soprattutto se è sovraccarico di ospiti (e qualche imprevisto) che inevitabilmente mettono all’angolo la gara delle canzoni. Ma è solo l’inizio e c’è tempo per correggere il tiro. Vediamo intanto i meglio e il peggio della première. 

PIF E SAN ROMOLO. Nel prologo d’autore firmato da Pif c’era tutto ma proprio tutto quello che ci si aspettava da lui, cioè il linguaggio, lo sguardo naif sulle cose (che per la verità pare celare una grande consapevolezza), la disincantata ironia. Nel mare magnum di umanità che intasa Sanremo durante il Festival, Pif ci sguazza alla grandissima e promette grandi soddisfazioni per i prossimi giorni. 

FAZIO FA FAZIO. Quante critiche, signora mia. Su Twitter piovono stroncature ma è la prima serata, bellezza, e il ritmo verrà da sé (si spera). L’esordio è di quelli tosti: in sala aleggia il fantasma di Grillo, s’inceppa il sipario, poi quando Fazio abbozza il monologo sulla bellezza - tema portante del festivalone - due operai minacciano di buttarsi giù dalla balconata: ed è subito momento Baudo, ma il conduttore questa volta tiene il palco e non tenta il salvataggio ammicca-share. Fazio se la cava assai bene, disinnesca la miccia, legge la lettera scritta dai due lavoratori, poi manda la pubblicità. Un inizio in salita, non c’è che dire.

ISTRIONICA LUCIANINA. Le si può dire tutto, ma non che si risparmi. Luciana Littizzetto ha sfoggiato battuta pronta, imprevedibilità e ironia delle migliori occasioni: è il suo controcanto scatenato a smorzare i tempi morti e a mettere all’angolo gli imbarazzi. Entra vestita da Bluebell e anche se l’effetto è da parodia di Wanda Osiris, strappa applausi e sorrisi. Poi infila caschetto biondo e spalline a prova di abuso edilizio per omaggiare la Carrà, che la segue divertita (e un po’ timorosa). Quando entra la Casta, gioca al terzo incomodo, ma sa bene che senza di lei Fazio sarebbe un po’ perso. 

MOMENTO CASTA. L’atteso ritorno di Laetitia Casta a Sanremo, si rivela uno dei momenti più noiosetti della serata. Lei e Fazio ci mettono tanto impegno e che il numero sia stato provato e riprovato, è evidente. Ma nel complesso non funziona e tocca più volte le corde dell’imbarazzo: Fazio in dolcevita nero da esistenzialista francese canta Ne me quitte pas e subito viene voglia di rivedersi l’immenso Proietti in Nun me rompe er ca. La Casta, che ce la mette tutta e a tratti è molto meglio di certe squinzie di casa nostra, tenta la rischiossima citazione di Polvere di stelle - Monica Vitti e Alberto Sordi, tanto per capirci - e Ma ‘ndo Hawaii vira incomprensibilmente verso un numero di burlesque. Dimenticabile, dimenticabilissimo.

RAFFA, LA REGINA. Granitica Carrà, incrollabile certezza, approdo sicuro. Raffaella non si risparmia mai e lo ha dimostrato anche ieri sera. Si muove con piglio certo e riempie il palco dell’Ariston a botte di Fun fun fun - una delle canzoni del ultimo cd, Replay - poi infiamma le sciure cotonate e impellicciate della platea con Cha Cha ciao, scritta per lei da Gianna Nannini. Canta (in playback, ma le si perdona tutto), balla, ammicca, si dimena energica nella giacca da dark lady. Sfodera mestiere, insomma. Poi Fazio la intervista, lancia un appello a favore dei Marò e si capisce subito che a comandare è lei. Con la memoria torna indietro a Pronto Raffaella - del resto si celebrano i 60 anni della Rai - lì dove esordì Fazio in veste di imitatore: la Littizzetto entra conciata da clone della Carrà e si dimena goffa in Rumore, poi duetta con lei in Fatalità, lasciando ben presto il palco tutto per la regina del varietà, che se lo riprende senza tentennamenti. Assoluta Carrà.

LA MAGNIFICA REGIA. Aveva parlato di regia cinematografica e ha mantenuto la promessa. Duccio Forzano si conferma un numero uno della tivù, capace com’è di far respirare con lo sguardo, di raccontare con le immagini e incidere con ogni inquadratura a colpi di spidercam, stacchi e piani lenti. E su Twitter fa il pieno di complimenti, compresi quelli di Giovanni Veronesi

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