Francesco Canino

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A due puntate dalla finalissima di Ballando con le stelle 12, è tempo di bilanci per Milly Carlucci. Complici le polemiche e gli inaspettati colpi di scena, gli ascolti reggono e la scorsa settimana è persino avvenuto un piccolo ma storico sorpasso su Amici 16, che ha riacceso l’eterna lotta degli ascolti del sabato sera. Il “sergente” Carlucci però non si esalta – “non faccio lo show guardando le curve” – svicola con rara diplomazia dagli attacchi, persino quelli recenti e impietosi di Christian De Sica, e tira dritto per la sua strada. A Panorama.it racconta alcuni aspetti inediti nella costruzione del mega show di Rai 1, dei suoi progetti futuri e spiega cosa pensa del tetto agli stipendi degli artisti Rai. 

Milly, com’è stata questa edizione numero dodici di Ballando con le stelle?

Un’edizione per molti versi inaspettata. L’abbiamo preparata a lungo, partendo dal tour in giro per l’Italia fino al passaggio a Vita in diretta. La vera sfida era proprio il numero 12: essere qui è qualcosa di straordinario, ma non è facile avere lo stesso brivido dell’imprevisto della prima stagione.

Il soldato Carlucci ha sempre come obiettivo quello di innovare senza stravolgere?

Sì, ma è complicato. Si entra in un mondo definito, quello delle formule collaudate, invece noi dobbiamo sempre darci degli obiettivi nuovi. Bisogna rinnovarsi senza spaventare il pubblico: per me è stato il passo nel nuovo millennio, anche se il pubblico certi aspetti nemmeno li nota.

C’è chi accusa Ballando di essere sempre uguale a se stesso...

Lo dice chi non coglie piccoli dettagli, come il montaggio delle clip o l’utilizzo della realtà aumentata, un debutto assoluto per la Rai che sperimentiamo per primi. Sono piccole cose ma fondamentali per progredire, sennò la tv generalista rischia di restare indietro rispetto a quella satellitare, che è molto più aggressiva.

A proposito di cambiamenti: che fine hanno fatto i tuoi abiti a sirena?

(ride) Non ne potevo più. L’abito a sirena è la mia divisa del sabato sera ma mi sono annoiata di me stessa e poi sono molto scomodi da indossare, perché ti costringono a fare i passi da geisha. È una tortura, però il mio stilista Oscar Sciré me ne sta preparando due per semifinale e finale.

Ballando, come tutto l’intrattenimento, deve fare i conti con budget sempre più ridotti. Quanto incide sulla realizzazione del tuo show?

Il budget ridotto è un disastro. Come si fa a fare un programma pensandolo con quindici giorni di preparazione? Ormai siamo allo “sfornato e messo in onda”. Non dico di tornare ai tempi di Falqui, quando ci voleva una settimana per montare un balletto, ma un minimo di riflessione la tv la deve avere. In Inghilterra, ad esempio il cast di Ballando con le stelle lo chiudono a maggio e vanno in onda a settembre: iniziano ad allenarsi, tutta la linea di lavoro è anticipata e quando a giugno andiamo a fare la conferenza mondiale dei paesi in cui il format va in onda, loro arrivano con lo storyboard già pronto, compresi costumi e scene. Noi chiudiamo il cast 15 giorni prima della messa in onda: è come fare il giro del mondo in otto ore.

Pochi soldi significa anche cachet più bassi per gli ospiti. Per questo è saltata la partecipazione di Maradona?

Maradona è saltato per un problema di opportunità aziendale. Chiunque venga da noi, anche George Clooney, non prenderà mai una cifra alta, ma sempre inferiore al prezzo di mercato.

Il fattore Carlucci incide. Come sei riuscita a convincere l’ex signora Trump, Marla Maples?

Siamo amiche da anni, ci accomunano molte cose, a cominciare dai valori e dalle priorità: è una donna fermissima, la classica donna del Sud degli Stati Uniti, la ammiro molto. La corteggiavo da tempo ma lei ha preferito seguire da vicino la vita della figlia Tiffany, che ha cresciuto da sola lontana dal clan Trump. Ora si è trasferita a New York e ha ripreso a fare spettacolo.

A proposito di “ballerini per una notte”, qual è il tuo sogno nel cassetto?

Ne ho parecchi. Quello più grande è portare in pista i politici, che però in Rai non possono partecipare ai varietà: è una regola che non concepisco, non vedo perché i politici non possano ballare, visto che è quanto di più democratico e disintossicante esista. In Inghilterra Ed Balls, un politico laburista, ha partecipato a Dancing with the stars ed è stato un grande successo.

Capitolo ascolti. Sabato scorso Ballando ha battuto Amici: domenica mattina hai brindato?

(ride) Sono contenta, certamente, ma i numeri non sono la mia fissazione. Non faccio lo show guardando la curva e tremo all’idea di scrivere uno spettacolo stando attenta allo share più che alla qualità del prodotto.

Però i numeri sono importanti.

Soprattutto quando le cose vanno male. Io guardo già a sabato prossimo, ma penso anche a come siamo partiti: cominciare quando il programma di punta della concorrenza è a metà strada per poi passare il testimone ad un altro show fresco - anche di energie economiche – è complicatissimo. Abbiamo resistito a un assalto a tenaglia. Reggiamo da dodici anni con pochi soldi e tanti ostacoli, in più siamo imbottiti di pubblicità.

Veniamo al “caso” Giuliana De Sio. “Tanto rumore per nulla”, hai detto stoppando le polemiche post puntata. Christian De Sica ha scritto che la De Sio ha sbagliato a partecipare.

Ognuno ha il suo pensiero. Io penso invece che abbia fatto bene a partecipare perché si è mostrata per la prima volta senza il filtro di un personaggio. Giuliana ha avuto il coraggio di dire “sono fragile”, si è mostrata vulnerabile e ha lanciato un messaggio importante. In cambio ha raccolto un grande amore da parte del pubblico, una sorta di abbraccio nazionale.

Sempre via Facebook De Sica ha definito Ballando “noioso e pesante”. Non sono giudizi un po’ pesanti?

Ripeto, ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni.

Ci sono state troppe polemiche quest’anno a Ballando?

Le tensioni in un programma live ci sono sempre state e sempre ci saranno. Gli artisti hanno la pelle fragile e un’emotività scoperta: il mio compito è quello di proteggerli quando gli attacchi si fanno troppo forti.

Alcuni concorrenti mettono in dubbio i giurati, accusandoli di non avere le competenze per giudicare. È così?

Non è vero che non hanno le competenze. Carolyn Smith è un giudice di gara mondiale e lei tecnicamente basta e avanza, gli altri sono tutti nel mondo dello spettacolo: non siamo in un talent di professionisti e i concorrenti non ambiscono a diventare ballerini di fila o delle étoile.

A proposito, faresti la giurata ad Amici se Maria De Filippi ti chiamasse?

(ride) Fissa no, perché non ne avrei il tempo, ma per una serata sarebbe divertente. Però sarei una pessima giurata: mi considero un buon allenatore ma uno scarso giurato, perché vedo sempre il lato buono e positivo, mentre il giudice deve pungolare, analizzare le cose negative per far migliorare gli artisti.

La tredicesima edizione di Ballando con le stelle ci sarà?

Il direttore di Rai 1 ci ha confermato che il programma è nel palinsesto del prossimo anno.

Ma non hai voglia di sperimentare cose nuove? C’è un genere tv in cui vorresti cimentarti?

Ho frequentato praticamente solo l’intrattenimento del sabato sera. Sono stata monotematica, c’è tutto un mondo che potrei esplorare. Perché non provare una strada diversa? Sono attratta dal talk, perché mi piacciono le storie dagli altri: è un genere in cui potrei vestire panni confortevoli.

Hai scritto dei nuovi format che potresti condurre?

Certo, li ho anche proposti. Vediamo cosa succede. Ballando m’impegna un anno intero e sperimentare altre cose sarebbe un modo per pulire la testa, sgomberarla un po’.

Che idea ti sei fatta del tetto di 240 mila euro per i compensi degli artisti Rai?

Dall’epoca dei Professori in poi, le autoriduzioni io le ho sempre fatte perché penso che l’etica del guadagno sia diversa per chi lavora in Rai. Il problema però è ben più importante, ovvero capire come la Rai deve stare sul mercato, se scontrandosi con la concorrenza o fare solo servizio pubblico. Si aprirebbero degli scenari molto complicati e di difficile gestione.

“Cerchiamo di buttarci nella mischia per realizzare i sogni che ci fanno battere il cuore”, hai scritto nel tuo ultimo libro “Il meglio di te”, edito da Sperling & Kupfer. Il tuo grande sogno da realizzare?

Buttarsi nella mischia è un mio motto, da sempre. Mi spiace quando vedo persone, magari non più giovani, che non hanno sogni da realizzare: cercare delle strade diverse, raggiungere soddisfazioni inaspettate è qualcosa che dovrebbe appartenere a tutti. Da un po’ di anni i miei sogni sono più proiettati sui figli e la famiglia: essere madre non finisce quando diventano grandi e la felicità dei miei ragazzi, la loro realizzazione personale e lavorativa, è il mio sogno più grande.

 

 

 

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