Luca Argentero e il suo "Pericolo verticale"

L'attore ha portato la sua passione per la montagna sul piccolo schermo con un action reality tutto adrenalina e avventure

Luca Argentero in Valle D'Aosta dove si svolge Pericolo Verticale

Alessia Sironi

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L’idea di Pericolo Verticale nasce da una passione del tutto personale dell’attore: “Mio padre è un maestro di sci, mio zio è una guida alpina, era naturale che mi sentissi parte di questo mondo così affascinante fin da piccolo. Nella mia famiglia hanno provato di tutto, si sono persino cimentati con l’Himalaya. A pensarci bene, sono il più moderato: mi accontento di sciare". Queste le parole di Luca Argentero alla presentazione dell’action reality (in onda su Sky Uno dal 22 gennaio) che ha ideato, prodotto e di cui è il protagonista, anche se non nel più classico dei termini.

“Era da un po’ di tempo io e Simone Gandolfo (il regista, ndr) stavamo cercando il modo per trasportare sullo schermo questa nostra grande passione per la montagna che ci unisce e questo action reality è il risultato di quasi due anni di lavoro, sforzi e difficoltà. Produrlo è stata una doppia sfida”.

Prima di tutto mi spieghi esattamente la differenza tra un docu-fiction e un action reality?

"In un action reality nulla è prevedibile o preparato: no ci sono set, sceneggiatura o copioni. In questo caso specifico, se gli uomini del Soccorso alpino avevano a disposizione tre minuti per prepararsi dopo ogni allarme, la troupe lo doveva fare in due e mezzo per riuscire a riprenderli. Non c’è nulla di fiction in quello che vedrete: tutto ciò a cui assisterete come telespettatori è la pura realtà, nuda e cruda, e la mia presenza in video è solamente una voce narrante. In fondo oggi c’è una strana voglia di realtà”.

Quindi non ti vedremo volteggiare in elicottero per salvare vite?

“Io mi limiterò ad accompagnare il racconto delle puntate attraverso animazioni grafiche, raccontando al pubblico il tipo di intervento cui i soccorritori si stanno preparando e illustrandone tutte le fasi salienti. La montagna è azione pura e su questo terreno è meglio far muovere uomini e  donne del soccorso alpino  della Valle D'Aosta; sono loro i veri protagonisti del reality: guide alpine, medici e piloti addestrati a intervenire in situazioni dove anche una piccola distrazione può essere fatale”.

Sarà stato difficile riuscire a conciliare le riprese con la diplomazia umana di certe scene…

“È stato un lavoro faticoso: dovevamo cercare, da una parte, di non essere invadenti e intralciare il lavoro dei soccorritori, dall’altra di mantenere la delicatezza necessaria di fronte alle “vittime” della montagna. Non è stato semplice trovare degli operatori che sapessero muoversi in condizioni così estreme, per questo motivo abbiamo preferito addestrare due guide alpine all’uso delle telecamere. E qualche volta è capitato perfino che i nostri operatori dovessero mollare le telecamere e dare una mano ai soccorritori".

C’è stata una puntata o un intervento in modo particolare che ti ha colpito più degli altri?

"Non esattamente. Sono sempre stato abituato a vedere gli uomini del Soccorso agire con molta professionalità e anche una certa freddezza ma vedere la loro reazione quando sono stati costretti a soccorrere persone che conoscevano è stato davvero emozionante".

A cosa stai lavorando ora? Hai altri progetti di questo genere i cantiere?

“Per ora no, ma mi piace molto costruire progetti a partire da zero e investire sulle mie idee e sulla mia creatività. Ho appena finito di girare due puntate di “Ragion di Stato”, una spy story per la regia di Marco Pontecorvo e ora sono sul set del nuovo film di Alessio Federici dove io e Raoul Bova interpretiamo due fratelli un po’ strani…ma non posso anticipare di più!”.

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