Televisione

Ivan Zazzaroni: "Ballando con le stelle, le polemiche e quel sogno per la tv"

Intervista al giornalista, giurato del talent show di Milly Carlucci. Sabato 7 aprile ospiti Al Bano Carrisi e Romina Power

Ivan Zazzaroni Ballando con le stelle

Francesco Canino

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“Posso sopportare tutto, ma non l’accusa di essere omofobo”. Passano le settimane e Ivan Zazzaroni resta al centro delle polemiche dell’edizione 2018 di Ballando con le stelle. I giudizi tranchant del giornalista sportivo e giurato dello show su Giovanni Ciacci e Raimondo Todaro hanno innescato la discussione con tanto di intervento a gamba tesa (ma fuori fuoco) di alcuni politici: tutta colpa della “same sex dance “– ovvero della danza tra due persone dello stesso sesso – di cui tutti sono diventati improvvisamente esperti. Soprattutto sui social, dove si è scatenato con il consueto effetto valanga la strumentalizzazione pro e contro le parole del giudice del varietà di Rai 1. Alla vigilia della quinta puntata, in onda sabato 7 aprile, che vedrà Al Bano e Romina in veste di “ballerini per una notte”, facciamo il punto della situazione. 

Ivan, sei pronto allo “scandaloso” tango che balleranno Ciacci e Todaro? 

Sono settimane che lo ripeto: fino ad ora non c’è stato un contatto tra i due, hanno eseguito più che altro synchro dance. Vedremo e giudicheremo per la prima volta un ballo di coppia. 

Ci sei andato giù secco, parlando di estetica di ballo e di fuori contesto. Non ti pare di aver esagerato? 

Ne ho parlato non perché fossero due uomini ma perché hanno ballato ognuno per i fatti propri. Ricordo che sono bolognese e a Bologna siamo famosi per la polka chinata, che è ballata da due uomini. Non capisco perché non abbiano ballato insieme, visto che Giovanni Ciacci lo fece durante Ballando on the road a Monza. Di esagerato semmai c’è altro. 

Che cosa? 

Se per attaccarmi c’è chi arriva a paragonare Ciacci a Nureyev e Roberto Bolle, qualcosa non torna. 

Scusa, ma perché nel 2016 non ti sei scomposto quando ti toccava giudicare Platinette, che è una drag queen ma pur sempre un uomo? 

Platinette era una maschera e le parti nelle sue esibizioni erano ben definite: c’era un leader e un follower, come ad esempio nella salsa same sex, che impone ruoli precisi. Io non sarò un giudice internazionale ma so di cosa parlo: mi preparo, studio, ho fatto dei corsi, mi guardo i filmati. 

Ma non pensi di essere stato leggero nei tuoi giudizi? Sennò non si spiega una polemica che dura da settimane. 

Può essere, ma lo sforzo minimo da fare era guardare un video di same sex dance e tutti mi avrebbero dato ragione. 

L’etichetta di omofobo ti ha fatto arrabbiare? 

Moltissimo. In quarant’anni di giornalismo sportivo ho tollerato di tutto ma sentirmi dare dell’omofobo, per una cosa che non ho detto né pensato, mi ha fatto incazzare. Non lo sono e non lo accetto, punto. 

Fabio Canino ha innescato la miccia parlando di “pregiudizio”. La colpa è anche sua? 

Ci siamo chiariti: il termine “pregiudizio” uscito dalla sua bocca ha dato la stura alle polemiche, poi ci sono stati gli interventi di Tommaso Cerno e di Monica Cirinnà. Non avevano visto il programma ma hanno sentito il dovere di intervenire. Intanto sui social si è scatenato l’inferno, anche perché in seguito Selvaggia ci ha messo del suo parlando di gay bullizzati, che in quel contesto non c’entrava nulla. Ma è un attimo passare da simbolo a bersaglio. 

Hai ricevuto più insulti o solidarietà? 

Parecchi insulti. Ho risposto, con alcuni ho dialogato, ho scambiato opinioni. Poi mi sono stufato e ho smesso perché sarei passato per maleducato. C’è stata molta volgarità ma non sono mancati i messaggi di sostegno. 


 

Non hai messo in conto il rischio di farti strumentalizzare dagli omofobi? 

La strumentalizzazione è stata inevitabile, purtroppo. Con i social si resta in superficie: basta uno slogan e il percepito, il riportato e il pregiudizio diventano la verità. 

Anche per questo hai chiuso Facebook? 

Ci pensavo da tempo e questo episodio è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Sono abituato, trattando di calcio, a essere polemico e divisivo ma quando si arriva agli insulti violenti per un varietà, dico basta. Quando mi stuferò, chiuderò anche i profili su Twitter e Instagram. 

Rispondi sinceramente: l’impressione è che a Ballando la gara sia sempre più secondaria. L’impalcatura che regge lo show è la polemica? 

La polemica è spesso inevitabile in qualsiasi competizione che preveda una giuria. La gara c’è e resta centrale ma se metti una Lucarelli, che una sua cifra stilistica definita in giuria, offri uno spunto in più per farti guardare. La tv si fa anche così e Milly Carlucci, che è una professionista straordinariamente sensibile ed esperta, lo sa bene. 

Ciclicamente si parla di dissapori tra i giurati. È così? 

Inesistenti. Per quanto mi riguarda, ho un rapporto eccezionale con tutti, in particolare con Carolyn Smith, tra noi c’è un’amicizia forte. Ma anche con gli altri i rapporti sono solidi e leggeri, c’è continuità anche oltre il programma. È una giuria nata per geminazione spontanea, composta da 5 elementi uno totalmente diverso dall’altro, ed è una miscela che funziona perfettamente. 

Come fate a resistere all’assalto del bancone? 

C’è sempre chi preme per entrare perché quello del giurato di Ballando è un posto ambito. Anche Bibi (Ballandinda) avrebbe voluto cambiare qualche volta, ma ha visto che funzionava così – anche se a lui le polemiche non piacevano molto – e si è convinto. Finché Milly lo vorrà e difenderà il principio della squadra e della fidelizzazione, resteremo. 

Sei in giuria da dieci anni: non ti sei ancora stufato? 

Perché stufarsi di dieci sabati l’anno su cinquantadue? Mi stanco di tutto, ma questo ormai è un appuntamento gradevolmente fisso. 

Intanto ti diverti su radio DeeJay e in tv. Il tuo sogno professionale ancora da realizzare? 

Condurre un programma di calcio sulla tv generalista. Il talk sportivo è in coma e ho in mente un format con molto ritmo, con persone che sappiano dividere e far discutere con intelligenza. Penso a un Porta a Porta del calcio, con un linguaggio leggero ma competente. Purtroppo la Rai, alla quale sono legatissimo, nel calcio ha pochi diritti.

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