Televisione

Grand Tour d'Italia: il meglio della quarta puntata

La seconda tappa newyorkese del format di Rete 4 condotto da Lucilla Agosti. Grand Tour d'Italia ha superato un ottimo 6% di share

Lucilla Agosti Grand Tour d'Italia

Francesco Canino

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Le eccellenze italiane, quelle americane e le loro profonde affinità, sono state protagoniste della quarta puntata di Grand Tour d'Italia, in onda venerdì 5 ottobre, il format di Rete 4 condotto da Lucilla Agosti e Cataldo Calabretta, che porta in tv Panorama d'Italia. Compresa la tappa a New York, città icona di progresso e innovazione, vista dagli italiani che la conoscono bene.

Grand Tour d'Italia, la lezione americana di Gerardo Greco

Di casa per dodici anni negli Stati Uniti, in veste di inviato Rai, Gerardo Greco ha strutturato un rapporto speciale con gli Usa e con New York in particolare. "A un certo punto mi sono chiesto: 'Resto qui per sempre o torno in Italia?'. Ho scelto di rientrare ma la lezione americana mi è servita moltissimo, soprattutto per imparare a separare i fatti dalle opinioni, anche se ai tempi di Trump è tutto cambiato. Dal punto di vista umano, New York è molto accogliente, diventi newyorkese dal primo minuto in cui ci vivi", ha raccontato il nuovo direttore del Tg4 e conduttore di W l'Italia.

A Cataldo Calabretta ha poi raccontato cosa ama e cosa apprezza meno dell'America. "La società americana mi affascina l'interesse per la cultura. Mi piace meno il senso di agorafobia che si prova nella provincia americana, dove ti senti lontano da tutto". Impossibile poi non parlare del contributo che gli italiani hanno dato alla crescita dell'America, letteralmente "costruita da quattro milioni di italiani, dalla fine dell''800 agli inizi degli anni '20. Costruirono le strade, le autostrade, le ferrovie. Gli italiani sono stati la forma e la sostanza: oggi gli italo-americani sono 80 milioni". 

Sul fronte professionale, Greco ha poi sottolineato come i tg americani siano meno istituzionali di quelli italiani - "aprono raramente sulla politica e hanno una forza visiva enorme" - e ha parlato del suo più grande cruccio lavorativo? "Non essere a New York il giorno dell'attacco alle Torri Gemelle perché ero a l'Havana. Ma il 14 settembre ero già rientrato: ricordo un forte odore di bruciato che ogni tanto ancora oggi mi capita di sentire".

L'ambizione di Greco da direttore del Tg4? "Voglio raccontare l'Italia che ce la fa, perché siamo paese creativo e pieno di fantasia, spero anche di buoni umori per riprendere a crescere e restare un paese guida". 

 

Fabio Campoli, uno chef prestato al cinema

Tra gli ospiti della quarta puntata di Grand Tour d'Italia c'è stato anche lo chef Fabio Campoli, che conosce bene l'America e il cinema americano, avendo lavorato come food designer per film come Mission: Impossible con Tom CruiseMangia, prega, ama con Julia Roberts e ancora To Rome with love di Woody Allen.

"Era a Cinecittà per fare tv, fui contattato da una casa cinematografica: è cominciato tutto così. Tutto ciò che gli attori toccano con le mani durante le riprese di un film, ha bisogno di una progettazione: ideare, proporre e creare scene di film dove si mangia o su cucina, quello è il mio compito". L'incontro più emozionante? "Quello con Allen: andavo all'alba sul set e lui era già lì, era il primo ad arrivare". Per Grand Tour ha ideato un piatto che gioca su fusione, contaminazione e provocazione: un hamburger di qualità (di carne fassona piemontese) alla carbonara, con il pecorino fuso e con pancetta croccante. Stracult.

Paola Tommasi, un'italiana nello staff di Trump 

Il sogno americano di Paola Tommasi - l’economista bocconiana con passione per la politica che ha collaborato con lo staff dell'allora canditato presidente Donald Trump alla campagna per le presidenziali - è qualcosa di unico. Tutto inizia con una mail inviata al team di Trump. "Mandai una mail su Linkedin ed ebbi una risposta immediata. Dopo aver fatto dei colloqui via Skype mi hanno chiamato per un incontro in un paesino sperduto".

Così è cominciato il suo american dream durante la campagna che ha portato alla vittoria di Trump. "Ha vinto perché stava in mezzo alla gente, li ascoltava, recepiva i suggerimenti e li metteva nel programma. La stampa si sarebbe accorta della sua possibile vittoria se fosse stata sul posto invece di commentare dai grandi attici di New York", spiega la Tommasi. Com'è Trump visto dal suo punto di vista privilegiato? "Pacato e timido. Quando l'ho conosciuto era mansueto, silenzioso, senza manie di protagonismo. Ascolta la gente e ha ascoltato anche me. Con l'America è tornata protagonista sul pieno economico e dovremo prenderne esempio".

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