La crisi del calcio: sempre meno soldi, sempre più prestiti

Nell'ultimo biennio la Figc ha registrato 2.533 trasferimenti, ma più della metà a zero euro. E con la riforma della Lega Pro il dato salirà ancora: l'analisi di Regalia, presidente dei diesse italiani

– Credits: Imago Economica.

Nicolò Schira

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Il nostro calcio è sempre più all'insegna del "vorrei ma non posso". Metafora all'apparenza banale per sottolineare come le casse delle società italiane siano sempre più vuote in confronto a quelle delle principali big inglesi, spagnole e tedesche. Una crisi economica che si ripercuote, inevitabilmente, sulle operazioni di mercato delle nostre compagini. Ecco allora che non bisogna meravigliarsi se nell'ultimo biennio si sono registrati ben 2.533 trasferimenti, più della metà dei quali (esattamente il 51%) sviluppati però con la formula del prestito. Ovvero a zero euro. Solo un terzo delle trattative ha visto esborsi di denaro.

Analizziamo il fenomeno con Carlo Regalia, presidente dell'A.Di.Se, l'Associazione italiana dei direttori sportivi: "La crisi economica vieta a molti club di giocare al rialzo. I prestiti ci sono sempre stati, ma è cambiata la qualità del calciatore che viene acquisito a titolo temporaneo. Una volta accadeva solo per i piccoli club, che acquisivano dalle big giovani promesse da valorizzare; adesso invece la formula riguarda anche i grandi club, che si accollano scarti di altre squadre in quanto non possono acquistare i loro cartellini. Non mi meraviglio che un Livorno prende Mbaye e Bardi dall'Inter: ciò è sempre successo. Più singolare che la Fiorentina lo faccia con Matri o il Milan con Taarabat e Rami, che non rientravano più nei piani di Fulham e Valencia".

Si punta dunque soprattutto a non spendere, cercando di trovare qualche occasione gratuita che si riveli poi anche un buon affare. "Nel breve è difficile che le cose possano cambiare", prosegue Regalia."Una volta il calciatore restava vincolato al minimo di stipendio anche dopo la scadenza di un contratto: ciò dava forza alle società e poteva permettere di avere potere patrimoniale e contrattuale. Oggi, con la riforma Bosman e lo svincolo operativo, è impossibile trattenere un calciatore anche a un anno dalla scadenza. Oltretutto ora comandano i giocatori e i procuratori, perciò non si possono neanche calmierare i prezzi degli emolumenti mediante un salary-cap: quando i contratti vanno in scadenza, da ogni latitudine arrivano proposte e i calciatori giocano al rialzo. Basti pensare a giocatori di buon livello, accasatesi con contratti milionari a parametro zero in grandi club. In Italia ricordo ad esempio Flamini: era un buon giocatore dell'Arsenal e i rossoneri a parametro zero fecero al francese un contratto principesco (triennale da 4,7 milioni netti all'anno, ndr)".

Si ricorre insomma al prestito o al parametro zero perché non si ha più disponibilità economica. Una realtà destinata a essere ulteriormente amplificata in futuro da un ulteriore fattore: "Ora sparirà il campionato di Seconda Divisione in Lega Pro", avverte Regalia, "e perciò rimarranno sempre più giocatori a spasso. Tutti calciatori acquistabili a parametro zero, alcuni dei quali da parte di club di Serie A per poi farli girare nelle categorie inferiori in compartecipazione, in modo da strappare piccole plusvalenze. Faccio una domanda: se posso acquistare un calciatore a parametro zero, perchè dovrei acquistarne uno dello stello livello a pagamento da un'altra squadra?". La risposta sta anche e soprattutto nei bilanci in rosso dei nostri club, con i diritti Tv che da soli non bastano e con un pubblico in continua fuga dagli stadi: "Oggi i tifosi sono diminuiti sensibilmente in Serie A", conclude Regalia, "ma sono addirittura spariti nelle categorie inferiori. La gente non va più a vedere le partite dal vivo. Il Palermo sta dominando la Serie B e al Barbera non si contano più di 7-8 mila persone. E non parliamo poi della Lega Pro, dove salvo qualche rara eccezione si fatica ad arrivare a mille spettatori a gara". 

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