Red Bull Speed Day: neve, motori e adrenalina

Durante il fine settimana conclusivo del MotorShow di Bologna il colosso austriaco ha messo in mostra il meglio del suo apparato motosport. In un contesto straordinario

Luciano Lombardi

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Già è strano vedere una vera pista tra i padiglioni di un quartiere fieristico. Se poi, mentre tra i cordoli si posa la neve, Chris Pfeiffer saltabecca su e giù dalla sua moto e Seb Loeb derapa allegramente tra una curva e l'altra, l'atmosfera fa presto a dipingersi di meraviglia. Bellissimo lo scenario, straordinario l'insieme dei protagonisti che si sono avvicendati in pista, di primo piano la qualità dell'evento firmato Red Bull, gran finale capace di risollevare - da solo - le sorti di un MotorShow apparso più che mai sottotono.

Il piatto prelibato nella due giorni che il colosso degli energy drink ha battezzato Speed Day è stato il Red Bull Kart Fight, l'unico campionato al mondo dedicato a kartisti non professionisti. Si sono avventurati in pista con le gomme slick anche quando ci sarebbero volute piuttosto le chiodate, sfidando il freddo pungente, i giovanissimi futuri campioni della specialità. Da tutto il mondo.

Ad aggiudicarsi il titolo è stato il tredicenne giapponese Sawada che ha fulminato il russo Rozhkov alla curva finale, nella gara finale.

Kart protagonisti anche nella gara Pro, per la quale sono scesi in pista personaggi di primissimo piano, del motosport e non solo, dal pilota della DTM Miguel Molina - vittorioso alla bandiera a scacchi - alle star della F1 Daniel Ricciardo e Vitantonio Liuzzi, fino alle comparsate del direttore tecnico della Red Bull Racing Adrian Newey e della medaglia d'oro oimpica Yuri Chechi o del nove volte campione del mondo di rally, il già citato Sebastian Loeb.

E poi c'era il rumore, anzi il sound, delle migliaia di cavalli scaricati a terra durante l'intera due giorni bolognese. A noi, più di tutto, ha colpito questo, il boato a otto cilindri delle monoposto di Red Bull Racing e della Scuderia Toro Rosso unito allo stridere delle gomme che non ne volevano sapere di restare incollate all'asfalto, bagnato, innevato o asciutto che fosse.

Osservando spalti e tribune, gran parte del pubblico non la pensava così diversamente, salvo poi andare in visibilio per quell'artista del funambolismo su due ruote che è Pfeiffer.

Ancora una volta, insomma, la lattina con il toro è riuscita ad alzare l'asticella. Con la solita, ben nota, modalità: non banale, non scontata, spettacolare innanzitutto. Numeri uno.

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