Il record del Parma che mette a rischio l'Europa
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Il record del Parma che mette a rischio l'Europa
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Il record del Parma che mette a rischio l'Europa

226 tesserati: tante le operazioni di mercato condotte dal club emiliano la scorsa estate. Per un meccanismo che ora rischia di escluderlo dalle coppe

La carica dei 226. Il remake in salsa parmigiana di un celebre film Disney allude alle infinite operazioni di mercato condotte dal club gialloblu la scorsa estate. Nella galassia emiliana, fino allo scorso novembre gravitavano come tesserati di appartenenza o riconducibili alla formazione ducale appunto ducentoventisei calciatori. Di questi, ben 178 protagonisti di operazioni nelle ultime due sessioni di mercato. Numeri da guinness dei primati in versione pallonara.

Un meccanismo oliato e collaudato, che ha reso l'ad parmense Pietro Leonardi uno dei re del mercato. Due satelliti ufficiali (Gubbio in Italia e Nova Gorica in Slovenia) e una miriade di società amiche fra Serie B (Crotone, Parma, Latina) e Lega Pro, dove dirottare i propri tesserati. Un meccanismo quasi perfetto, almeno in apparenza. Perché qualcosa è andato storto negli ultimi mesi e potrebbe addirittura vanificare l'accesso all'Europa League, conquistata sul campo all'ultima giornata ai danni del Torino. La società del presidente Ghirardi domani potrebbe infatti trovarsi esclusa dalle Coppe europee: tutta colpa di 300 mila euro di Irpef non pagati entro il 31 marzo. Il tutto proprio a causa della gestione di quei calciatori militanti fuori da casa-madre.

Il pagamento nei loro confronti (in merito a dieci tesserati) di un anticipo sull'incentivo all'esodo a scadenza 30 giugno (30 mila euro per giocatore) ha comportato la battaglia con l'Irpef: secondo la Figc erano da elargire entro il 31 marzo; mentre per Ghirardi tale scadenza non era vincolante in quanto tali cifre sono riconducibili a un prestito su quanto non ancora maturato. Con la compagine parmense che non aveva altresì alcun obbligo nei confronti di questi calciatori, ormai districati in altre società.

Domani l'Alta Corte del Coni emanerà una sentenza definitiva. L'interrogativo di molti non addetti ai lavori riguarda le motivazioni che hanno indotto il Parma a dar vita al bazar calcistico. La risposta è semplice: pescare il più possibile sul mercato degli svincolati permette di irrobustire il bilancio con numerose plusvalenze. Il meccanismo è facile: si acquistano elementi senza contratto o a parametro zero (molti dei quali reduci anche da periodi di inattività o spariti dai radar del grande calcio), dopo di che si rivendono o parcheggiano in prestito oneroso o in compartecipazione in altre squadre. Possibili anche gli scambi di cartellini.

Insomma, con pochissimi soldi liquidi e reali a disposizione il risultato è straordinario, garantendo esercizi in pareggio e spesso in attivo. Non a caso il saldo dei trasferimenti dell'ultima sessione di mercato ha registrato 9 milioni e 460 mila euro di utile. Ovviamente, il "giochino" è redditizio se almeno il 30-35% dei giocatori accalappiati sul mercato si dimostra all'altezza, disputando annate importanti. Per molti, altrimenti, arriva l'abbandono a fine anno: per coloro che sono in comproprietà, l'altra metà viene regalata all'altra squadra senza procedere né al riscatto né tanto meno al rinnovo della compartecipazione. Un progetto industriale talmente ben ramificato, che appare quasi beffardo il fatto che tale ingranaggio si possa essere guastato per un eccesso di zelo.

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