L'Nba caccia il presidente razzista. L'opinione di Flavio Tranquillo

"Interessi commerciali e un po' di ipocrisia". La voce dei playoff Nba per Sky Sport dice la sua sul caso Sterling

Adam Silver, commissioner Nba, durante la conferenza stampa all'Hilton di New York. – Credits: ANSA

Teobaldo Semoli

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Allontanamento a vita e 2,5 milioni di multa. E' la pena inflitta dall'Nba al Presidente dei Los Angeles Clippers Donald Sterling, finito nell'occhio del ciclone dopo alcune frasi razziste registrate in una conversazione telefonica. Ora se il 75% dei proprietari delle franchigie confermerà la decisione del commissioner Adam Silver, annunciata in un'attesissima conferenza stampa all'Hilton di New York, Sterling sarà costretto a vendere le sue quote societarie e la squadra tornerà nella mani dell'Nba.

Presa (o quasi) la decisione, quella della pena massima, che per Sterling include anche il divieto di assistere a qualsiasi partita della lega, resta l'amaro in bocca per una vicenda che riporta a galla disparità e conflitti presenti ancora oggi nella società americana e che apre una lunga serie di domande sulle reali motivazioni (economiche o etiche?) della decisione di Silver. Qualche risposta abbiamo provato a farcela dare da Flavio Tranquillo, esperto di basket americano e voce dei playoff Nba per Sky Sport.

Flavio, è stato giusto cacciare Sterling? 

“Giusto o sbagliato non lo so ma non mi porrei il problema. L’Nba non è un ente pubblico ma privato che tutela gli interessi dei suoi proprietari che proprio per questo nominano un amministratore delegato, il commissioner".

Quindi è solo una questione economica?

“E' una questione "commerciale", e non lo dico senso negativo. La gravità delle parole di Sterling dal punto di vista etico e culturale è indubbia ma non è per questo che Silver lo ha punito. L'importante è che al di là della cacciata del presidente dei Clippers, e delle relative e comprensibili manifestazioni di dissenso, tutti riflettano seriamente sulla faccenda".

Le convinzioni di Sterling erano note da tempo. Non c’è stata un po' di ipocrisia da parte dell'Nba e dei suoi giocatori?

“E' ovvio che sia così ma d'altra parte su argomenti così delicati il confine tra ipocrisia e mancanza di dimostrabilità è difficile da individuare. Una conto è avere una lecita e legittima presunzione rispetto alle convinzione di una persona, in questo caso Sterling, un’altra cosa è ascoltarne le parole in una registrazione...".

I Clippers hanno fatto bene a giocare?

“Non vedo perché non avrebbero dovuto. Inoltre hanno ottenuto dall'Nba il massimo della pena per il loro presidente, cosa che ha eliminato anche l'eventuale dubbio morale di continuare a giocare per lui". 

E se Sterling dovesse decidere, come già minacciato, di non cedere la franchigia?

“Che Sterling non se ne vada di sua spontanea volontà è abbastanza scontato. D'altra parte se il 75% dei proprietari dovesse ritenere che sia stata lesa una delle condizioni della costituzione dell'Nba (resa nota per la prima volta proprio in questa occasione ndr) e quindi dichiararne la decadenza, allora i Clippers diventerebbero di proprietà della Lega. A quel punto Sterling potrebbe rivolgersi al giudice agli avvocati ma la questione sarebbe ormai fuori dalla portata dell'Nba".

Quello che ora dicono in molti è che ci si scandalizza per episodi del genere quando sia all'interno dell'Nba che negli altri sport americani persistono, dati alla mano, forti discriminazioni tra neri e bianchi...

“Di certo la situazione generale non è tutta rose e fiori, Sterling o non Sterling. L’86% dei giocatori è nero mentre l'86% degli spettatori è bianco, solo per citare una statistica. Da qui in poi però entriamo in un territorio davvero complesso ma c'è di buono che da oggi in poi l'Nba verrà giudicata sempre più duramente sotto questo punto di vista”.

Possiamo dire che l'episodio sta rovinando uno degli inizi di Playoff più belli di sempre?

“Sicuramente è il primo turno più imprevedibile ed equilibrato che mi ricordi. Non so se questa vicenda lo abbia rovinato ma posso dire con certezza che ha alterato le dinamiche della serie tra Warriors e Clippers. D'altra parte ha portato talmente tanta attenzione sull’Nba che alla fine tutti quanti si sentono responsabilizzati e con gli occhi del mondo addosso. Anche per questo sono spinti a giocare al massimo”.

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