Nba: la crisi dei Lakers vista da Flavio Tranquillo

Los Angeles è ora ultima nella Western Conference. Incredibile? Non troppo, come spiega la voce di Sky. Che assolve Mike D'Antoni

Facce poco convinte in casa Lakers, a partire da Pau Gasol. – Credits: Getty Images.

Teobaldo Semoli

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Dopo l'ultima sconfitta contro Brooklyn i Los Angeles Lakers hanno raggiunto il poco invidiabile record (19 vinte, 37 perse) di peggior squadra dell'ovest e si avviano tristemente verso la fine di una delle stagioni più deludenti della loro lunga (e blasonata) storia. 

Dov'è finita la squadra che meno di un anno e mezzo fa veniva celebrata sulla copertina di Sports Illustrated e che ora invece dopo l'addio di Howard, gli infortuni di Nash e Kobe (che probabilmente salterà il resto della stagione) sta letteralmente affondando? Lo abbiamo chiesto a Flavio Tranquillo, voce del basket Nba per Sky Sport...

Flavio, provi a spiegarci quali sono i motivi dell'annus horribilis dei Lakers?

"La stagione in corso è frutto di scelte, anzi di "non scelte" del passato, e non mi riferisco solo allo scorso anno. Per me la sintesi di questi tre anni, vale a dire dal dopo Phil Jackson, è che i Lakers sono rimasti quelli di Bryant e Gasol"..

Ed è un male?

"Sì, se Kobe è infortunato e comunque a fine carriera, e non gli metti intorno un contesto adeguato alle sue doti tecniche e di leadership. Il tempo e le circostanze costringevano i Lakers a pensare al dopo Bryant. Avere aspettato questi tre anni, con l'Nba di oggi, non ha di certo aiutato".

Cosa vuoi dire?

"Il sistema Nba è fatto in un modo per cui è scritto che esistano dei cicli: Miami ha vinto nel 2006 e poi è andata nella polvere prima di poter assemblare gli uomini degli ultimi due anelli. 
Qui però c'è dell'altro. Oggi prendere giocatori per vendere i biglietti può essere davvero distruttivo sul lungo periodo. Il cambio di allenatore spiega della mancanza di idee chiare sul futuro. L'impressione a volte è quella che i Lakers pensino che siccome sono "i Lakers" alla fine gli vada sempre bene, come una ventina di anni fa. Invece l'Nba di oggi è molto diversa".

Sono arrivati i russi, anzi il russo (Michail Prochorov, il proprietario dei Boroklyn Nets ndr)...

"Esatto, può arrivare un miliardario dalla Russia e spendere il doppio di quello che spendono a Los Angeles. La sostanza è che ai giocatori di oggi non basta più vedere scritto Lakers o Celtics sulla canotta per decidere di cambiare squadra. Oggi si può essere una stella anche a Cleveland o a Oklahoma, vedi Durant". 

Non c'è nessuna speranza per i Lakers di risollevarsi grazie a qualche scambio?

"In questa stagione non credo. Passato il 20 febbraio qualsiasi cosa non sposterà di molto la questione. Secondo me la differenza la faranno le scelte relative al futuro. Poi magari prendono la coppia Love-Westbrook e mi smentiscono..";

Nessuna colpa dell'allenatore, Mike D'Antoni?

"D'Antoni potrebbe essere il miglior allenatore al mondo per allenare una squadra come i Lakers di oggi, ovvero senza stelle e con tanti giocatori atipici. Non è però uno capace di perdere, e i Lakers sono una squadra che, almeno nel breve periodo, è destinata a subire tante sconfitte".

E questo non rischia di diventare un problema per l'ambiente?  

"Il problema non esiste perché a Los Angeles sanno, e sapevano, come è fatto D'Antoni. Prenderlo e poi lamentarsi perché non vuole ragionare "in un certo modo" mi sembra assurdo".

In che senso?

"Mi spiego: il ragionamento di comodo per D'Antoni sarebbe far giocare Kaman perché è stato un All Star. Lo farebbero in molti, lui no. Non è un pregio né un difetto ma almeno a Los Angeles non possono dire di non sapere con chi hanno a che fare".

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