MotoGP

MotoGP. Rossi ha perso popolarità?

Abbiamo chiesto a Agostini, Uncini e Witteveen se il ritorno alla Yamaha del Dottore è una grossa macchia sulla carriera

Valentino Rossi torna alla Yamaha (Credits: Federico Tardito / LaPresse)

Qualche ora fa i due comunicati di Ducati e di Yamaha hanno posto fine – si spera – al tormentone dell'estate: Valentino Rossi lascia o resta in Ducati?

Testa (Yamaha) o croce (Ducati)? La risposta era nell'aria già da mesi e ha trovato la prima virtuale conferma nelle dimissioni da Yamaha del texano Ben Spies, che appaiono oggi più che mai non esattamente “spontanee”.

Certo, il fatto che Yamaha annunci l'arrivo di Rossi nel giorno di San Lorenzo fa un po' sorridere, comunque sia, anche se la stagione non è ancora terminata e Valentino Rossi dovrà concludere l'anno, (ovvero altre 8 gare!), la fine del rapporto con Ducati racconta di una storia né d'amore e né di godimento, ma piuttosto di una reciproca convenienza, che però, purtroppo, non ha giovato né all'uno, né tanto meno all'altra. Se da un lato è palese che in tutto questo Ducati – da sempre considerata nel mondo la Ferrari delle moto - abbia perso molta della sua verve a livello di immagine e non solo di quello, dall'altro ci si chiede se, nonostante tutto, Valentino abbia mantenuto intatta la sua popolarità a livello mondiale, o se il biennio in Ducati abbia in qualche modo intaccato il suo mito.

L'abbiamo chiesto a tre autorevoli personalità nella MotoGP: Giacomo Agostini, Franco Uncini e Jan Witteveen.
Giacomo Agostini, quindici volte campione del mondo:

“Senz'altro questi due anni che sono andati storti, di sicuro non aiutano, anche se Valentino ne aveva talmente tanta di popolarità, che è partito con una bella scorta. Naturalmente col dubbio se la colpa della mancanza di risultati con Ducati sia stata sua o della moto, con questo passaggio in Yamaha le cose si chiariranno. Se si è preso un rischio del genere forse è perché è convinto di essere ancora il numero uno e quindi di potersi ancora confrontare con la stessa moto con un grande pilota quale è Lorenzo oggi”

Da pilota che ha vinto più di tutti quale sei, provando a metterti nella testa di Valentino, perché ha scelto di tornare con Yamaha invece di vincere la sfida con Ducati?

“Lui ci ha provato per un anno e ha tentato anche il secondo, però poi un Valentino Rossi non può lottare per il quarto o quinto posto, ma nemmeno per il terzo o per il secondo! Io mi ricordo che quando arrivavo secondo tutti dicevano 'Agostini è finito'. Valentino ha dato talmente tanto che non può assolutamente accontentarsi di arrivare quarto, terzo, quinto, perché è una frustrazione indescrivibile. Quando sei abituato bene è dura tornare indietro, in tutte le cose”

Tu al suo posto quindi avresti fatto la stessa scelta, quella di tornare in Yamaha?

E' difficile da dirsi. La Yamaha è stata per anni la sua seconda famiglia: lì ha vinto tanto, lì gli vogliono bene, lì hanno accettato questo ritorno. Forse in Honda non lo avrebbero accettato. Io ho corso in Yamaha: loro sono proprio una famiglia; hanno capito che era in difficoltà e hanno accettato di riaccoglierlo. Chiaro, ci vuole un grande coraggio perché adesso si trova in un team dove c'è già un grande pilota, Lorenzo, e normalmente due galli nello stesso pollaio...”.
Quello che si chiedono in tanti infatti è: Valentino ha lasciato Yamaha perché c'era Lorenzo. Oggi ci torna, ma Lorenzo c'è ancora...“Eh, hanno ragione: ci vuole tanto coraggio, anche perché Lorenzo è più forte e maturo che mai. Come ho detto prima, probabilmente si sente talmente forte che non teme Lorenzo”.

Una provocazione: Stoner in Ducati ha dovuto adattarsi alla moto e guidare sopra i problemi. Dopo anni di questa palestra, salire sulla sella di Honda e vincere è stato da subito facilissimo, come bere un bicchier d'acqua. Magari a Rossi potrebbe accadere la stessa cosa, il prossimo anno...

“Certo, certo! Anche questo è vero! Infatti penso che il suo pensiero sia anche questo!”

Franco Uncini, iridato classe 500 e responsabile della MotoGP Safety Commission.

“Ovviamente un piccolo calo di popolarità dovuto alla mancanza di vittorie c'è stato. Ma questo non significa che Rossi abbia perso il carisma che lo ha sempre accompagnato. Le persone che lo amavano prima sono diventate speranzose di rivederlo vincere. Qualcuno forse non ha abbandonato lui ma il motociclismo, perché vederlo non vincere ha indispettito gli stessi che hanno preferito non seguire più le gare di moto. Ma chi lo amava prima, lo ama ancora. Chi invece lo detestava prima si sente autorizzato a dichiarare che senza la moto vincente Vale è uno dei tanti. Di sicuro qualcuno gli ha girato le spalle, ma questo purtroppo fa parte di questo mondo. Quando vinci sei in cima alla vetta e se non vinci più cadi nel dimenticatoio. Certo non è cosi per Valentino, ma certamente il numero di fans è forse un po' calato”.

Tornerà ad essere competitivo in Yamaha?

“Se la Yamaha lo è... Vedrete quanto si divertirà. E noi tutti di conseguenza”.

Ing. Jan Witteveen, ex Direttore reparto corse Aprilia:

“Sì, credo che oggi Rossi sia meno amato e stimato dal pubblico che pensa che la mancanza di risultati con Ducati sia colpa sua. Se ne parla di più perché oggi c'è più polemica e in generale si discute di più. Secondo me la gente non sa che buona parte della colpa della mancanza di risultati è del regolamento: con il monogomma, Ducati deve assecondare la moto alle gomme e non è libera di svilupparsi”.

Quindi cosa rispondi a chi lo ha accusato di essere stato dietro ad altre Ducati, quest'anno?

“Quando altre Ducati stavano davanti a quella di Rossi è successo solo perché gli altri piloti non avevano altro a cui pensare se non alla gara e al risultato, mentre Rossi si è sempre dovuto occupare anche dello sviluppo. C'è una differenza sostanziale”

Di conseguenza con una moto già performante dovrebbe tornare ad essere competitivo...

“Rossi ha sempre dimostrato che pur partendo in gara arretrato, quando vede che può vincere, ed è una dote che solo lui ha, decide di rischiare. Questo fa di lui un vero campione, perché se da un lato non si diventa campioni senza rischiare mai, dall'altro non si può nemmeno correre rischiando sempre, sennò si cade. Lui sa quando farlo”.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti