MotoGp: al Mugello per brindare al Dottore

All'università dei motori, culla del motociclismo tricolore, si fa festa prima, durante e dopo la gara. Tra fiumi di birra, tende, camper e ovazioni per l'idolo di casa: Valentino Rossi

Un burn out di uno dei tanti spettatori a pochi passi dalla pista – Credits: Foto di Bob Caruso e Luca Del Gesso

Dario Pelizzari

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Se quando hai visto la prima moto della tua vita hai sentito un tuffo al cuore e ti sei convinto che presto o tardi ne avresti avuta una tutta tua, perché la felicità non si può comprare ma la libertà sì, pure a rate. Se decidi di fare centinaia di chilometri sotto un solleone che nemmeno a metà luglio a Milazzo per soddisfare una passione che ti brucia dentro e che non puoi proprio fare a meno di seguire. Se accetti di piegarti alle noie che quasi sempre accompagnano manifestazioni che radunano migliaia di persone da tutto il mondo e che ti mettono alla prova più dell'ennesima multa firmata dall'autovelox. Se scegli di coinvolgere in questa iniziativa amici, famigliari, conoscenti diretti o indiretti perché altro non puoi fare e perché in fondo va bene tutto pur di sentire sulla pelle l'emozione di un weekend che in un modo o nell'altro ti segnerà nel profondo. Se sei disposto a fare tutto questo senza farti inoltre prendere dallo sconforto per il traffico infernale e la mancanza pressoché totale di segnale telefonico prima, durante e dopo la gara, be', allora l'autodromo del Mugello nei giorni del Gran premio d'Italia di motociclismo è la tua unica e possibile destinazione.

Gli esordienti del Mugello si riconoscono all'ingresso. Portano scarpe da passeggio che nel giro di qualche ora si trasformeranno in ruderi senza ritorno e sventolano i biglietti che hanno acquistato a costo di chissà quali rinunce settimane prima perché si aspettano che da un momento all'altro arrivi l'ennesimo controllo della giornata. Il cappellino o una crema protettiva per il sole? Per la maggior parte di loro, un dettaglio trascurabilissimo, che invece assumerà proporzioni devastanti qualche ora dopo, quando il confronto con lo specchio suggerirà soluzioni da pronto soccorso. La prima volta al Mugello non si scorda mai: si accoglie e si racconta come un'esperienza karmica, da maneggiare con cura e da difendere dagli assalti del tempo. La seconda volta ha l'aroma di frutti di bosco di un Chianti che non si può fare a meno di sorseggiare se si capita sulle colline che nascondono il circuito dal resto del mondo. La terza è un solo di Hendrix in una notte di luna piena il giorno del tuo diciottesimo compleanno: roba da archiviare nella lista delle cose da fare e da rifare senza soluzione di continuità.

Tenda, camper, hotel o mordi e fuggi. Qualunque sia il modo di intendere la spedizione sulle colline che hanno visto nascere e svilupparsi in ogni angolo del mondo il mito di Valentino Rossi, al Mugello è sempre festa, dalle libere al giorno successivo la gara. Tra spillatrici improvvisate, sdraio che profumano ancora di salsedine e griglie dalle dimensioni extralarge si azzanna l'attesa del momento che tutti aspettano con un'ansia da non dormire la notte. Un po' campeggio libero e libertario, un po' happening multiculturale e multisensoriale, un po' mercato e fiera campionaria, dove è possibile acquistare per una manciata di euro tutto ciò che ha a che fare con la pancia e con il cuore. Tra una rincorsa e l'altra dei fenomeni che sfrecciano in pista, è un fluire costante di persone che si muovono in lungo e in largo per l'area verde, verdissima che circonda il tracciato. Al passaggio del pilota italiano di turno, scatta poi in automatico l'ovazione che collega tutto, la birra con il cappellino, la foto-ricordo con il racconto del giorno dopo. Da Romano Fenati ed Enea Bastianini da Simone Corsi e Mattia Pasini fino ai sovrani della MotoGp, Valentino Rossi, Andrea Iannone e Andrea Dovizioso. L'Italia del Mugello si desta e si unisce con il rombo di un motore.

Applaudono anche tanti spagnoli, che parlano la lingua del loro Paese ma si emozionano al pensiero del Dottore, l'unico grande e meraviglioso garante di una kermesse che si colora di giallo in onore del suo mentore e che un giorno o l'altro dovrà pure fare i conti con le logiche dei giorni che passano. E che però non dimenticano. Il giro di pista di Loris Capirossi, campione tra i campioni delle due ruote tricolori, alla guida della 58 che fu di Marco Simoncelli, divertito e divertente protagonista del sogno di moltissimi, l'emozionatissimo rimando di una passione che non invecchia mai. Bella e possibile. Quasi necessaria.

Twitter: @dario_pelizzari

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