marco melandri
MotoGP

Melandri ultimo in Francia. Con l'Aprilia è ormai battaglia aperta

Il pilota ravennate, deluso per le prestazioni della moto, continua a lanciare frecciatine via Twitter all'indirizzo della casa di Noale

Prima della gara: "Stessi problemi, stesse sensazioni, stessa posizione". Dopo la gara: "Momento difficile che purtroppo senza il volere di certe persone non posso cambiare. A volte il buon senso avrebbe più potere dei soldi". Marco Melandri consegna a Twitter le memorie di uno sprofondo che pare senza fine. A Le Mans ha tagliato il traguardo in diciottesima posizione, quando Valentino Rossi e Jorge Lorenzo erano già a rispondere alle domande dei giornalisti. Lontano, lontanissimo. Ultimo e infelice, come spesso gli capita da quando nell'inverno scorso ha dovuto rispondere presente alla richiesta del suo datore di lavoro, l'Aprilia, decisa a tornare sul palconoscenico della MotoGp. Sì, perché Melandri non ne voleva proprio sapere di lasciare la Superbike. Per due ragioni.

La prima, legittima e possibile: cullava l'idea di lottare per il titolo dopo anni di tira e molla prima con Biaggi, poi con Sykes, quindi con Guintoli. La RSV4 Factory era diventata la sua tana, la sua appendice a due ruote. Vero, all'inizio non l'aveva inquadrata benissimo, ma col passare delle settimane, corsa dopo corsa, era riuscito a sfruttarne tutte le potenzialità, raccogliendo risultati da 8 in pagella. Quattro vittorie nelle ultime 8 prove dello scorso anno, il binomio funzionava, eccome. Troppo tardi per mettere in discussione il confronto serrato per il titolo tra il compagno di squadra Guintoli e il solidissimo Sykes su Kawasaki, ma era pur sempre un ottimo investimento per la stagione 2015, si diceva.

 

La seconda ragione per la quale Melandri non sprizzava di gioia all'idea di cambiare categoria si nascondeva tra le pieghe del progetto Aprilia. Che prevedeva sì il ritorno nel giro che conta della MotoGp, ma per gradi. Preparando la moto durante la stagione, con tutti i guai che una scelta del genere spesso comporta. "Ma come, lascio la Superbike dove all'alba dei 33 anni avrei potuto lottare per vincere per farmi infilzare come un tordo in un contesto che mi regalerà soltanto musi lunghi?". Eccolo il Marco-pensiero, gridato a gran voce nei giorni del verdetto di Noale. Un appello, il suo, che non ha trovato ascolto in casa Aprilia, convinta di dover spendere il talento del pilota ravennate nel rilancio del marchio sul palcoscenico del motomondiale. Lo dicono i numeri: finora è stato un fallimento.

Ventunesimo in Qatar, 20° in Argentina, 19° in Spagna e 18° in Francia. Senza contare il ritiro in Texas, che aggiunge lacrime e disperazione a un percorso già colmo di delusioni. Melandri soffre. Melandri c'è ma non ci vorrebbe essere. A Le Mans avrebbe dovuto scendere in pista con una moto finalmente equipaggiata con il cambio seamless, ma Aprilia ha deciso di aspettare il prossimo gran premio. L'attesa. Che Aprilia legge come promessa di sorrisi, mentre Melandri sbuffa e spara. "A volte il buon senso avrebbe più potere dei soldi", l'ultimo messaggio tutto da interpretare. Nel 2005 lottava con Rossi e Hayden per i titoli da copertina. Oggi naviga a vista e chiude la fila. Non va.

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