Jorge Lorenzo: così preparo la rivincita

Lo spagnolo della Yamaha lancia già la sfida per la MotoGP 2014 e si dice certo che "15 anni fa non c'erano tanti così bravi piloti come oggi" 

– Credits: Credit: Ufficio Stampa Reebok

Claudio Gervasoni

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4 punti. Appena 4 punti hanno diviso il nuovo campione del mondo MotoGP Marc Marquez dalla doppietta nella classe regina di Jorge Lorenzo. Una distanza che, al netto di infortuni e sfortuna, ti porta a ripensare a ogni curva, ogni set-up, ogni staccata. Ed è quello che sta facendo il maiorchino dopo aver tagliato da vincitore il traguardo di Valencia e in attesa di tornare in sella, nel 2014.

Lo abbiamo incontrato a Monza, negli uffici di Reebok, e abbiamo parlato di quanto incidono in pista il pilota, il suo fisico e la mente, e di quanto sia difficile vincere titoli mondiali a raffica.

Jorge, che farai da qui all'anno prossimo?
Non mi fermo mai, continuerò ad allenarmi. Magari 30' di attività cardio, però fatta ogni giorno, altrimenti finisce che ingrasso. Fino a Capodanno corro a piedi, faccio qualche flessione, un po' di addominali. Mezz'oretta al giorno, non di più. Poi da gennaio si ricomincia con i programmi mirati per la MotoGP, con 3 ore di allenamento fisico al giorno.

Durante la stagione invece quanto tempo dedichi all'esercizio fisico?
Una gara dura circa 45', e noi pensiamo che questo sia anche il tempo giusto di allenamento atletico. Faccio stretching, pesi, anche sedute di Crossfit: dura quanto una gara, ha la stessa intensità e pensiamo sia quello che ci serve.

Quanto pensi incida la tua forma fisica in una vittoria?
Il motociclismo non è uno sport puramente fisico, come l'atletica. Però servono forza e resistenza: pensa alle sollecitazioni contro le spalle quando stacchiamo in curva, o lo sforzo delle braccia quando cambiamo direzione alla moto. Bisogna essere allenati, perché se dopo pochi giri sei stanco, non puoi più essere lucido mentalmente, e l'errore a quel punto è dietro l'angolo.

Si dice che tu sia il migliore dal punto di vista della gestione mentale della gara. È solo esperienza o è anche conseguenza dell'allenamento fisico?
È una combinazione di entrambe le cose. Se sei tecnico, usi meno energia, ti stanchi meno, sei più lucido e quindi guidi meglio. Io tecnico lo sono diventato per necessità: quando ero piccolo gareggiavo con ragazzi più grandi di me, che avevano più fisico, e quindi dovevo avere molta tecnica per stare al loro livello. La tecnica di guida mi è rimasta, e con gli anni ho migliorato il fisico

L'allenamento fisico migliora anche la concentrazione?
Sì, penso di sì. Quando sei in palestra e stai facendo fatica, ti abitui anche alla sofferenza. E fatica e sofferenza è quello che proviamo durante una gara. Così quando sono sulla bici o sullo step a 180 pulsazioni imparo a gestire le energie, a sprecarne il meno possibile e a rimanere concentrato. E quando sei in sella a una moto e sprechi poche energie e sei  concentrato, allora è il momento in cui guidi davvero pulito e rimani lucido fino al traguardo.

Allenamento, selezione dei talenti, investimenti: in che misura spiegano il fatto che le moto ormai parlano spagnolo?
Il metodo di allenamento non credo sia la chiave per spiegare questa cosa. Pensa solo alle Olimpiadi: per noi spagnoli è sempre dura fare risultato negli sport fisici. Credo sia una questione di tradizione, come per voi italiani: noi siamo sempre stati forti nelle moto, fin dai tempi di Angel Nieto, e poi di Sito Pons. In Spagna ci sono molti campionati, molti circuiti, e un forte sostegno anche economico da parte della Federazione ai giovani piloti. Metti tutto insieme e si spiega il nostro momento.

In 250 hai vinto due mondiali consecutivi (2006/2007), in MotoGP hai vinto nel 2010 e 2012, e sei arrivato secondo nel 2011 e 2013: è così difficile nella classe regina ri-vincere il titolo?
Di sicuro non serve lamentarsi di ciò che è stato. Anzi, serve imparare la lezione, capire gli errori, e provare a non ripeterli nel futuro. Poi per vincere due volte di fila contano anche il livello del campionato, la moto che hai, gli errori, la bravura degli avversari. Se ti trovi per 5 anni senza rivali, puoi vincere anche 5 mondiali di fila. Ma se trovi 3 rivali del tuo livello diventa più difficile vincere titoli a raffica. Pensa ai piloti degli ultimi anni: io, Stoner, Valentino, Pedrosa, il Sic, ora Marquez. Rivali fortissimi, che 15 anni fa non c'erano, e che rendono più difficile vincere titoli mondiali di fila.

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