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MotoGP

Gp Indianapolis: Rossi e la teoria del castoro

La gara Usa segnata dal confronto serrato tra Marquez e Lorenzo. Per il pilota pesarese, un podio che fa morale e classifica

Come il castoro che con grande pazienza e dedizione raccoglie e accumula piccoli e grandi ramoscelli per costruire dighe a proprio uso e consumo. Ecco il Valentino Rossi alle prese con l'ennesima impresa della sua travolgente carriera nella MotoGp. Sulla pista di Indianapolis, zona di caccia di quel Marc Marquez che è tornato a fare la voce grossa nella corsa al titolo mondiale, il pilota pesarese ha raccolto il decimo podio in dieci gare. Terzo dietro all'extraterrestre di Cervera e a Jorge Lorenzo, compagno di scuderia in Yamaha e al momento avversario numero uno per la conquista della medaglia d'oro di fine anno. Tradotto, il miglior risultato possibile, considerando le difficoltà incontrate da Valentino nel weekend e l'entusiasmo incontenibile dei due spagnoli là davanti. Rossi, al via della corsa dall'ottava casella, aveva mandato a memoria le coordinate per tornare a casa con il sorriso. Il piano, un progetto ardito ma non impossibile: uscire dal gruppo nelle prime curve per giocarsi tutto con Dani Pedrosa, sperando poi, perché negarlo, che Lorenzo e Marquez si dedicassero alla raccolta delle margherite dalle parti dei box.

 

E' andata benissimo. Tra spintoni e carezze, Rossi ha avuto la meglio su Pedrosa al termine di un testa a testa che fa felici entrambi. Il Dottore perché l'abbonamento al podio garantisce emozioni che presto o tardi potrebbero regalargli un trionfo da brividi. Lo spagnolo perché ha dimostrato di aver superato del tutto i problemi al braccio che ne hanno condizionato la prima parte della stagione. Rossi terzo sul traguardo e primo in classifica, con 9 punti di vantaggio su Lorenzo e 56 su Marquez. Erano 6 e 69 dopo il Mugello, quattro gare fa. E' cambiato tanto, non è cambiato niente. Rossi il passista fa della regolarità la propria arma vincente. Se fino al 2009 la sua missione unica e irrinunciabile era stare davanti a tutti, sempre e comunque, figlio del vento e di un istinto meraviglioso, ora è diventato un maestro zen. Predica serenità e coltiva l'arte dell'attesa. Quando capisce che la gara è segnata da intoppi e incertezze difficili da addomesticare, fa un passo indietro per farne due avanti. Corre, ma non assalta. Con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. A otto gare dalla fine della stagione, rivestire la maglia numero 10 di Maradona non è più un sogno da rivendicare a bassa voce. 

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