Miami-San Antonio, Tutti i segreti della finale Nba

Alessandro Mamoli (Sky Sport) presenta le Finals che assegneranno il titolo: "Parker e Diaw uomini chiave per gli Spurs. Lebron? Uno così non ce l'ha nessuno"

Lebron James, classe 1984, ha vinto il suo primo titolo Nba nel 2012, battendo in finale gli Oklahoma City Thunder (Credits: Afp).

Teobaldo Semoli

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La vittoria in gara sette contro Indiana ha consegnato a Lebron James e ai Miami Heat il pass per la terza finale Nba consecutiva. Lebron e compagni se la dovranno vedere con i San Antonio Spurs degli immortali Duncan, Parker e Ginobiili, che avendo battuto Memphis in sole quattro partite erano pronti a partire per South Beach (dove si giocherà il primo episodio della serie) da almeno due settimane.

Il "Prescelto" (32 punti, 8 rimbalzi e 4 assist nell'ultima gara contro i Pacers) ritrova dunque San Antonio in una finale sei anni dopo il 4-0 rifilatogli (a lui e a Cleveland) da coach Popovich, e sarà una serie al meglio delle sette partite dove, forse per la prima volta negli ultimi anni, non c'è una vera favorita. Per molti è la sfida tra il talento individuale degli Heat contro il gioco di squadra degli Spurs. Ma c'è dell'altro. Le Finals Nba nascondono storicamente qualche segreto in più. Per questo abbiamo chiesto ad Alessandro Mamoli, voce delle Finali per Sky Sport, cosa dobbiamo aspettarci.

Finale Miami –San Antonio. Quindi tutto come da pronostico…
 
“Dopo l’infortunio di Russel Westbrook (playmaker di Oklahoma City, franchigia finalista lo scorso anno ndr) pensavamo tutti potessero arrivare in fondo loro due. D’altronde sono le squadre che in stagione regolare sono arrivate davanti rispettivamente a est e a ovest.  Non abbiamo nemmeno punti di riferimento per il pronostico…”.

In che senso?

“Nel senso che durante la regular season, che comunque è altra cosa rispetto ai playoff, non c’è mai stata una vera sfida tra le due. A novembre vinse Miami ma Popovich tenne a riposto Parker, Ginobili e Duncan prendendosi 250 mila dollari di multa dal Commissioner David Stern. Nella sfida di aprile invece (vinta ancora dagli Heat ndr) c'erano Duncan e il play francese ma non James e Wade. Insomma non abbiamo mai visto le due “vere” squadre l'una contro l’altra”.

Certo che guardando il risultato delle finali di conference (4-0 San Antonio su Memphis, 4-3 Miami su Indiana ndr) verrebbe da pensare che gli Spurs possano essere i "più favoriti"…

“I playoff NBA però ci insegnano che non è questione di numeri ma di accoppiamenti. Di come le squadre riescono a giocare l’una contro l’altra dal punto di vista delle loro caratteristiche. Miami e San Antonio hanno due modi di intendere la pallacanestro completamente diversi”. Popovich può giocare sia con due lunghi che con quattro esterni e quindi volendo ha più carte da giocare…”.

…contro il quintetto “piccolo” (con un solo lungo) che però è prerogativa di Miami…

“Secondo me Popovich inizierà la serie con Duncan e Splitter, per far pagare a Miami la differenza di peso in difesa. Come al solito però finché le squadre non scenderanno in campo non ci è dato sapere molto di cosa hanno in mente gli allenatori..."

Però Miami potrebbe pagare lo sforzo enorme delle sette partite contro Indiana…

E’ un fattore che potrebbe pesare in gara 1, soprattutto dal punto di vista mentale. Gli Spurs stanno preparando questa serie finale da 15 giorni mentre Lebron e compagni devono fare “clic” e riconcentrarsi per affrontare la “squadra”, nel vero senso del termine, più forte dell'Nba. Non la cosa più semplice del mondo…”.

Però Miami può giocarsi la carta della difesa, di cui parlano in pochi. Come contro Indiana quando i raddoppi su Hibbert hanno “cambiato” la serie..

“ Peccato che al posto di George Hill e Stevenson, che sono tiratori mediocri, gli Spurs possono mettere in campo i vari Green, Leonard, Ginobili e Bonner. Non credo che coach Spoelstra vorrà farli tirare piedi per terra, e se raddoppi Duncan o Thiago Splitter è più o meno questa la tua fine. Dovranno inventarsi qualcos’altro, premesso che comunque credo che Miami non si quantomeno la squadra sfavorita. Anche perché statisticamente a Popovich in carriera manca solo una finale persa…”.

Quindi prendi Miami per la vittoria?

“Diciamo così: se San Antonio vuole vincere il titolo credo che debba farlo in quattro o al massimo cinque partite. Se la serie si allunga entrano in gioco troppi imprevisti, infortuni, ecc… senza considerare che le ultime due partite si giocano a Miami. E quella è zona Lebron…”.

A proposito di Lebron. Se possibile quest’anno è diventato ancora più forte…

“Credo che il fatto di aver vinto lo scorso anno gli abbia dato una fiducia in se stesso che prima non aveva. C’è anche da dire che quando è arrivato nell’Nba, nonostante l’aspetto fisico da trentenne, era poco più di una ragazzino. A diciannove anni si è ritrovato a dover imparare tante cose, anche del suo stesso gioco, dovendosi confrontare con i professionisti”.

Quindi dove è migliorato realmente Lebron James?

“Ha cambiato il suo modo di giocare: prima era un giocatore perimetrale e da campo aperto. Poi ha capito di poter essere molto più incisivo in altre zone del campo e ha imparato a giocare da numero quattro, praticamente come un secondo lungo”.

Ha imparato o è stato costretto ad imparare?

“Sono convinto che se nella serie contro Indiana dello scorso anno Bosh non si fosse infortunato, costringendo Lebron a giocare da lungo, probabilmente Miami non si sarebbe mai accorta dell’efficacia di James in quel ruolo. Sia in attacco che in difesa”.

Pensa a volte gli infortuni come cambiano la storia…

 “E un po’ quello che è successo a New York con Stoudemre. Basta vedere i numeri. D’altronde penso che la pallacanestro moderna stia andando in quella direzione…”.  

Vuoi dire che i centri sono destinati a scomparire?

“Questo no, ma le due torri sotto canestro le stiamo già vedendo sempre meno. Fatta eccezione per le squadre che se le possono permettere. Vedi Indiana (con West e Hibbert ndr) o San Antonio con Duncan e Splitter. Sarà interessante vedere se Popovich sarà costretto a cambiare tattica o magari, vicersa, sarà Spoelstra a doversi adattare. Credo che a Miami in questo senso manchi di una rotazione tra gli esterni. Il Ray Allen di oggi in difesa fa molta fatica”.

Dimmi qualcosa su Tim Duncan. 37 anni e non sentirli…

“Duncan non ha mai giocato una pallacanestro particolarmente fisica e questo lo ha aiutato a rimanere per lungo tempo ad alto livello. Il suo segreto è la sua grande etica del lavoro. L’abiità degli Spurs è stata quella di non metterlo nella condizione, soprattutto quando stava meno bene di adesso, di avere sempre bisogno di lui. Il risutaltato è che oggi a Popovich è "sufficiente" un Duncan da 20 punti e 10 rimbalzi per portare a casa partite e serie di Playoff".

Chi sarà l’uomo chiave della serie?

“Tatticamente la chiave per gli Spurs sarà l’asse franco-belga Tony Parker, che sta giocando una stagione incredibile, -Boris Diaw. Per Miami invece la risposta sarà ovviamente Lebron. Uno così non ce l’ha nessuno. Nemmeno San Antonio.

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