La rivoluzione dell’Nba. Flavio Tranquillo: “Stravolgimento epocale"

13 nuovi allenatori con Boston che punta su un coach del college e le franchigie che cedono le loro stelle. Colpa della nuova tassa di lusso...

Kevin Garnett e Paul Pierce insieme a Jason Terry. I tre giocatori sono passati dai Boston Celtics ai Brooklyn Nets all'interno degli scambi del mercato 2013 (Credits: EPA/JUSTIN LANE)

Teobaldo Semoli

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“Quanto sta accadendo a Boston è il segnale che l’Nba è ad un crocevia. E dal 2014 la nuova tassa di lusso cambierà tutto. Di nuovo”

Flavio Tranquillo, voce del basket Pro per Sky Sport, ne ha seguite tante di estati Nba ma forse una così “calda” come quella di quest’anno non l’aveva ancora vista. Un cambiamento totale degli scenari delle squadre che passa dai 13 cambi di allenatore per arrivare ad un movimento di All-star (presenti o passati) che forse non si era mai visto.

Flavio, ci spieghi cosa sta succedendo all’Nba che conoscevamo?

“Semplice, il nuovo contratto collettivo ha cambiato tutto. In particolare in materia di tassa di lusso..”

Cosa vuoi dire?

“Ogni anno l’Nba stabilisce un cap salariale (58.679 milioni di dollari per la stagione 2013-2014 ndr) oltre il quale le franchigie non possono andare. A meno che i loro Presidenti non vogliano pagare la cosiddetta “tassa di lusso”. Fino a prima del lockout del 2011 il prezzo dell’imposta era di un dollaro per ogni dollaro oltre il salary cap. Oggi invece le norme sono molto più severe (si può arrivare a pagare fino a 3,25 dollari per ogni dollaro in eccesso ndr) e dal 2014 lo saranno ancora di più”.

Per questo i Celtics, come altre squadre Nba, hanno ceduto le loro stelle?

“In parte sì. A Boston comunque si era creata una situazione, anche dal punto di vista anagrafico, che imponeva in qualche modo una ricostruzione. Da qui la scelta di cedere Garnett e Pierce a Brooklyn e puntare su Rajon Rondo”.

Facendo un improprio paragone con il calcio nostrano, sarebbe come se il Milan decidesse di vendere di punto in bianco Balotelli ed El Shaarawy… 

“Una squadra NBA vende uno spettacolo con delle caratteristiche intrinseche, che non dipendono solo dal valore della squadra. Tanto che non credo che a Boston abbasseranno il costo dei biglietti solo perché non ci sono più i Big Three. I Bulls del dopo Jordan erano inguardabili eppure avevano il palazzetto pieno e biglietti carissimi…”.

Però Boston, da anni ai vertici della Eastern Conference, potrebbe essere una delle squadra più deboli al momento…

“L’andamento sinusoidale, con l’alternanza delle squadre al vertice, è imposto proprio dalla regole Nba. E’ un modo diverso di rapportarsi con il pubblico. Per questo non si possono mettere a confronto Italia e Stati Uniti”. 

Cosa ne pensi della scelta dei Celtics di affidare la loro panchina a Brad Stevens, coach 36enne della squadra collegiale di Butler?

“Prima di tutto ricordiamoci che Messina è diventato un allenatore professionista in modo analogo, così come Scariolo. Non so se Stevens diventerà come Messina ma i Celtics, che stanno interpretando le nuove norme, devono aver pensato che non avesse senso far attraversare un periodo di transizione ad un allenatore quotato come Doc Rivers…”.

Qual è la squadra che sta lavorando meglio sul mercato?

“Quest’anno è davvero difficile dirlo. Il progetto di Houston, insieme a quello di Boston, mi sembra forse quello più lucido”.

I Rockets sono davvero la squadra giusta per rilanciare Dwight Howard ai massimi livelli?

“Di sicuro Howard ha fatto di tutto per andare a Houston. D’altra parte non capisco perché lui pensi che il roster dei Rockets gli offra più garanzie di ricevere palloni in post-basso rispetto a quante gliene offriva Los Angeles…”.

Sarà ancora Miami la favorita per il titolo?

“Miami è una squadra che “scade” nel 2014 proprio per la predetta luxury tax. Non è automatico che rivincano, ma visto che sarà l’ultimo anno dei big Three, e che sono i campioni uscenti, dobbiamo considerarli i favoriti”.

 Dicono che Kobe stia bruciando le tappe dopo l’infortunio al tendine d’Achille. In che condizioni pensi che rientrerà?

“La cosa veramente importante per Bryant sarà trasformare la sua determinazione in un modo diverso di vivere la sua leadership. In caso contrario non credo che alla sua età e da despota dei Lakers, capace di imporre i giocatori da prendere o meno sul mercato, avrà ancora la possibilità di vincere il titolo.

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