Michela Cerruti: "Ecco perché corro"

E' la prima domanda che tutti le fanno (e che fa anche a se stessa). La sua rubrica su panorama.it non poteva non partire da qui

Michela Cerruti, in un'immagine "fuori pista"

Michela Cerruti

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Ora che ci penso, io ho sempre corso.

All'età di 6 anni, ho iniziato a correre a piedi. 5 anni di indiscusso dominio in ogni corsa campestre disputata sulla Montagnetta di San Siro (Milano), interrotto da un unico secondo posto, da cui credo non essermi mai completamente ripresa, ai campionati regionali, gara in cui fui battuta da una 11enne che ai tempi era giá alta 170 cm, contro i miei risicati 150 cm. Ed ecco la prima volta che ho usato quella classica scusa che ogni pilota tira fuori, quando con la sua performance non soddisfa le aspettative: "è colpa del mezzo, mica mia!".

Arrivano i 14 anni e finalmente anche il mio primo motore. Sul motorino non c'è nulla e nessuno che possa fermarmi, neanche la neve. Ogni semaforo è un occasione per bruciare tutti nella ripartenza, ogni curva mi concentro sull'angolo di piega, roba da veri "tamarri" milanesi.

E poi finalmente la patente. È vero, io racconto sempre che il mio talento è stato scoperto durante un corso di guida sicura sul circuito di Vairano. In realtà, che con le quattro ruote avessi un feeling speciale, io l'avevo scoperto già qualche mese prima, al mio primo giorno di guida quando, una volta scoperto che il mio ex fidanzato dell'epoca me ne aveva fatta una delle sue, ho recuperato furtivamente la Panda di casa, e mi sono fiondata da lui, per esprimergli animatamente il mio parere a riguardo. Una velocitá sorprendente!

Poi certo, arriva il corso di guida sicura con Mario Ferraris, figlio del celebre Romeo, che convince mio padre a farmi correre. Quest'ultimo è stato uno dei piloti in assoluto più vincenti delle categorie turismo negli anni '70, naturale pensare che da qualcuno questo sangue così veloce debba pure averlo preso.

Mi laureo in psicologia, ma i miei risultati sui campi di gara mi attraggono come una calamita verso la carriera di pilota. Nel 2010 la prima stagione importante, nel 2011 la prima grande vittoria, davanti a tutti, con una Mercedes rosa da 560 cavalli. Nel 2012 Ia prima esperienza in monoposto, nella Toyota Racing Series in Nuova Zelanda, e poi la tanto attesa chiamata di Roberto Ravaglia per entrare a far parte del team ufficiale Bmw Italia Roal Motorsport nel Campionato Italiano Gran Turismo, con una Z4 GT3, esilarante. Vinco una gara, al Mugello, in coppia con Edoardo Liberati (giovane talento proveniente dalla Formula 3), e partecipo alla mia prima straordinaria 24h di Spa-Francorchamps, che purtroppo si conclude dopo 22h15' per un guasto.

Il 2013 l'anno dei record. Nel Campionato Italiano Gran Turismo vinco una gara, questa volta da sola, ad Imola; ottengo la prima pole position della mia vita al Redbull Ring e altri due podi, a Imola e Mugello. Con Roal Motorsport corriamo anche nel Blancpain Endurance Series contro altre 65 vetture GT3 partecipanti, e alla 1000km del Nurburgring riusciamo ad ottenere il dodicesimo posto assoluto e il secondo di classe Pro-Am.

Nel frattempo la parallela carriera in monoposto continua. Dopo una breve comparsa nell'europeo di Formula 3, decido di cimentarmi in qualcosa di più: debutto al Nurburgring nel campionato Auto Gp World series, dove, a bordo di una monoposto con 550 cavalli, ottengo due risultati in top10. 

Non so ancora con certezza cosa farò nel 2014, con quale team o quale macchina correrò. Quello che so di certo è che inizierò questa nuova avventura con voi qui, su panorama.it , con l'obbiettivo di inetressarvi, divertirvi, e darvi un punto di vista tutto nuovo sul mondo del Motorsport. Obbiettivo non facile, lo so, ma d'altronde, se fosse facile da raggiungere non varrebbe la pena perseguirlo

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