Giovanni Capuano

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"Sono stato deposto". Ha detto proprio così, Bernie Ecclestone, per annunciare la sua uscita di scena dal mondo della Formula Uno. Deposto. Come un monarca, ovvero quello che è stato per quasi mezzo secolo nel Circus. Padre e padrone, ricco sfondato, controverso per molte delle sue scelte politiche ed economiche, ma anche rispettato per la capacità dimostrata in pista di rendere le quattro ruote un business miliardario.

L'era Ecclestone si è chiusa a inizio 2017 con un licenziamento dalla carica di amministratore delegato firmata dagli statunitensi di Liberty Media, i nuovi proprietari chiamati a una fase di rilancio di uno sport che sta rischiando di morire di noia causa dominio di singole scuderie: prima Ferrari, poi Red Bull e ora Mercedes. La concorrenza della MotoGp è sempre più pressante e serve guardare al futuro.

 

Così Ecclestone ha reso la Formula Uno un business per tanti

Esattamente quello che Ecclestone ha fatto a partire dal 1974, anno di fondazione della Foca (Formula One Constructors Association), primo passo di quello che sarebbe diventato il Circus nei decenni successivi: una macchina da soldi, diritti tv, sponsor, accordi commerciali e partnership. Denaro per Bernie e per tutti, con i ricavi divisi a pioggia tra i costruttori.

Lui stesso, nato nel Suffolk nel 1930, lo è stato a lungo con la Brabham, acquistata negli anni Settanta e portata a vincere il Mondiale con il brasiliano Piquet nel 1981 e 1982. Sarà, però, ricordato come manager più che come proprietario di scuderia o pilota (qualche tentativo senza successo). La sua era è stata caratterizzata dallo sviluppo verticale del business della Formula Uno: visione e coraggio, scelte difficili e spesso criticate.

Diritti tv, sponsor e accordi commerciali: un business da un miliardo e mezzo di euro

La torta della Formula Uno che Ecclestone lascia a Liberty Media (Chase Carey in attesa della scalata di Ross Brawn) vale oggi almeno un miliardo e mezzo di euro a stagione tra diritti tv, pubblicità, sponsor, accordi con i circuiti e attività collaterali. Metà va alle squadre l'altra metà a chi ha in mano il giochino. E' questo che Ecclestone ha venduto lo scorso settembre ai proprietari che ora gli hanno chiesto di fare il passo indietro relegandolo al ruolo di presidente onorario.

Bernie ci è arrivato lavorando duro per quasi mezzo secolo. Dalla Foca all'attuale Fom (Formula One Management) il passo non è stato breve e nemmeno semplice. Il meccanismo creato si è basato sul Patto della Concordia, accordo tra costruttori per spuntare le migliori condizioni alla Federazione mondiale. Non sempre è filato tutto liscio, ma l'unione ha fatto la forza e cambiato i rapporti dentro il paddock. L'emblema del progresso sono state le trattative, sempre più dure e redditizie, per i diritti tv (che valgono da soli almeno mezzo miliardo di euro) e per la conferma dei circuiti. L'Aci e Monza hanno rischiato a lungo di perdere il classico appuntamento di settembre prima di piegarsi alle condizioni di Ecclestone.

L'ormai ex padrone della Formula Uno sarà, però, ricordato anche come l'uomo che ha lavorato sulla sicurezza dei piloti. Da manager pianse la morte di Jochen Rindt, perito a Monza mentre era gestito da Bernie. Una lotta ancora attuale, tra sperimentazione e scelte avvenieristiche. 

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