F1, Gp Regno Unito: il pagellone

Vince Rosberg, ma dietro Webber e Alonso sono protagonisti di una gara che verrà ricordata per le forature in serie - le immagini -

Il podio del Gp del Regno Unito 2013 (Credits: ANDREW YATES/AFP/Getty Images)

Dario Pelizzari

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9 – Fernando Alonso. Tu chiamale se vuoi, emozioni. Dopo il mezzo disastro nelle qualifiche (Alonso 9°, Massa 11°), a Silverstone pareva non ci fosse troppo spazio per la fantasia. La strategia Ferrari, una questione di fede: premere sull’acceleratore e sperare che qualcosa accada. Perché d’accordo che quando c’è il talento è tutto più facile, ma quanto è difficile azzeccare gare che cominciano spesso con il piede sbagliato a causa di una macchina che sul giro secco del sabato soffre tanto e pure di più. Alonso è felice di firmare miracoli, ma ha fatto sapere agli ingegneri di Maranello che gradirebbe tirare il fiato. Così, giusto per vedere l’effetto che fa battagliare là davanti dalla partenza.

Di male in peggio. Si spengono i semafori sulla pista e Alonso si fa passare da Massa, che saluta e va via. Uno smacco mica da ridere per il fuoriclasse iberico, che ci metterà qualche giro prima di riprendersi dalla stoccata del compagno di scuderia. Poi, la sorte gli fa gli occhi dolci. Hamilton è costretto a farsi da parte per la foratura di una gomma e Massa fa altrettanto. Alonso fa due passi in avanti e uno indietro. Perché al comando della corsa ci finisce Seb Vettel, l’avversario diretto per il titolo iridato. Lo spagnolo incassa e reagisce. Inizia lo show. Dal decimo al quindicesimo giro, Alonso passa dall’ottavo al quarto posto. Applausi a scena aperta, il Re Leone ruggisce e fa paura. Ma non è finita.

Sì, perché al 42° Vettel parcheggia la sua monoposto sul rettilineo del traguardo. Entra la safety car e c’è il solito via vai di soste ai box per il cambio gomme. Il tempo di capire cosa fare e Alonso si ritrova di nuovo ottavo. A sette giri dalla conclusione del gran premio. Ma con Vettel fuori dai giochi e Hamilton alle spalle. Insomma, bene, benissimo. L’occasione per fermare l’avanzata in classifica generale del tedesco della Red Bull è ghiottissima. Silenzio in sala. Comincia il secondo tempo dello show in salsa spagnola.

Il primo sorpasso: Button. Facile facile. Poi, Perez va gambe all’aria per la foratura di una gomma. Un altro mattone nel muro. Alonso scala due posizioni in un paio di giri. Il secondo sorpasso: Ricciardo. Il terzo: Sutil. Il quarto: Raikkonen. Infine, la gloria. Per un terzo posto che vale una passeggiata in direzione del podio e una scorta di fiducia da spendere nelle prossime prove. A Silverstone, Alonso è stato bravo e fortunato. Guai a pensare che possa andare sempre così. La Ferrari deve intervenire prima che sia troppo tardi.

8,5 – Lewis Hamilton. Una delle sue migliori prove di sempre. Per coraggio e determinazione. Partiva in pole position grazie a una qualifica da primato e a una Mercedes che corre come un missile. Poi, lo scoppio della posteriore sinistra quando già aveva preso il largo su Vettel lo costringe a zampettare sulla pista per un intero giro prima di risolvere il guaio ai box. Tutto da rifare. Silverstone è con lui, Lewis si scalda. E avanza. Guadagnando posizioni su posizioni. Tanto che dal giro 43 si incolla ad Alonso e non lo molla più. Fino al traguardo. Il quarto posto, un’impresa da raccontare ai nipotini.

8 – Nico Rosberg. Meglio di così, non poteva andare per il tedesco della Mercedes. Partiva dietro ad Hamilton e si ritrova in testa alla corsa per i noti guai in cui incappano prima il compagno di squadra e poi Vettel, che lo aveva passato nei primi metri della partenza. Per il resto, una gara in discesa. Senza sbavature, senza errori degni di nota. Ma che paura al traguardo. La Fia vuole fare luce sul giro numero 35. Giro nel quale Nico di Germania non avrebbe rallentato in regime di bandiera gialla. Un paio di ore in apnea, poi la conferma della vittoria. Rosberg tira il fiato, per lui soltanto una tirata d’orecchi.

8 – Felipe Massa. Coraggio, ora possiamo dirlo. Dopo il quarto incidente negli ultimi tre weekend di gare, l’entusiasmo per il Sancho Panza della Ferrari era sceso ai minimi storici. D’accordo, la sfortuna. D’accordo, il tracciato scivoloso. D’accordo, può capitare a tutti. Ma che noia. A Silverstone, l’ennesima gara da improvvisare. Perché altro non si può fare. Poi, però, succede l’imprevedibile. Pronti e via e Massa prende il volo. In un amen, si ritrova al quinto posto, dopo aver messo a sedere pure il ben più blasonato compagno di squadra. Tutto bellissimo. Troppo. Lo dice anche la fortuna, che gli gira le spalle e lo costringe a raggiungere in tutta fretta i box per lo scoppio della posteriore sinistra. Gara finita, è l’opinione diffusa. Manco per sogno. Massa si (ri)scopre fenomeno e chiude al sesto posto. Considerando le premesse, un risultato da standing ovation.

8 – Mark Webber. Un separato in casa Red Bull con una voglia grande così di dimostrare a tutti, soprattutto a chi lavorerà con lui fino al termine della stagione, che avrebbe potuto ancora dare tantissimo alla causa della lattina in Formula 1. Quarto posto sulla griglia di partenza e poi il capitombolo alla partenza, che lo fa crollare in quattordicesima posizione anche e soprattutto a causa di una spallata che gli danneggia l’ala. Quindi, il lento ma inesorabile riscatto. Che prende forma in tutta la sua gloria con il sorpasso ai danni di Alonso al giro numero 36 e si fa strepitoso con gli assalti, riusciti, a Ricciardo, Sutil e Raikkonen. Secondo posto di rincorsa. A Silverstone, Webber batte Vettel 18 a 0.

7 – Kimi Raikkonen. Il solito vecchio volpone finlandese. La Lotus gli mette a disposizione una macchina che non gli consente di strappare un risultato degno di nota in qualifica e lui, con la solita verve del fuoriclasse, si rende protagonista di una gara di tutto rispetto. Di attesa più che di attacco. Ma poco importa, contano i numeri, meglio, i punti. A cinque giri dalla conclusione della corsa, si ritrova in terza posizione, per un podio che rappresenterebbe l’ennesima dimostrazione del suo valore. Peccato che le gomme cedano di schianto e lui non possa fare altro che lasciar passare prima Alonso e poi Hamilton. Colpa della Lotus, che non lo richiama per tempo ai box e lo lascia in balia delle onde. E preda degli squali.

7 – Sebastian Vettel. Di più, non avrebbe potuto fare. A cominciare dalle qualifiche del sabato. Le Mercedes sono troppo veloci per tutti, ma la Red Bull tiene duro e il campione del mondo in carica si piazza terzo sulla griglia di partenza, pronto a scatenare l’inferno allo spegnimento dei semafori. L’idea funziona. Vettel passa Rosberg e si mette in coda ad Hamilton, in attesa del momento migliore per sferrare l’attacco decisivo. Che però non c’è. Perché l’inglese si fa fuori da solo. Come Vettel, che al giro numero 42 assiste impotente alla rottura del motore della sua monoposto. Avesse vinto, avrebbe potuto mettere una seria ipoteca sul quarto titolo consecutivo. Così non è andata. La Ferrari fa festa. La Red Bull un po’ meno.

0 – Pirelli. Roba da non credere. Adatta più a un film di fantascienza che a un gran premio di Formula 1. Nel corso della gara in terra inglese, saltano in aria cinque gomme. Improvvisamente. Qualcuno dice che è colpa dei cordoli, affilati come rasoi. Altri pensano invece che sia un difetto dei nuovi pneumatici prodotti dalla casa italiana. La verità si saprà nei prossimi giorni. Il tempo di permettere alla Pirelli di analizzare i resti delle gomme scoppiate e tutto sarà chiaro. Una contraddizione in termini che fa quasi sorridere. Come se si lasciasse a un trafficante di avorio il compito di studiare le ragioni della progressiva scomparsa degli elefanti in Africa. Come dire, la fiducia è tutto. Dal test segreto di Barcellona con la Mercedes al crack di Silverstone. La Pirelli è al centro delle discussioni della Formula 1 e questo la dice lunga circa i risultati del suo lavoro. E meno male che le forature dei pneumatici non hanno prodotto incidenti. Poteva succedere. E sarebbe stato drammatico.

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