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Follia-Barca. C'è crisi? Stipendio doppio per Messi

Il club pronto a blindarlo nell'estate in cui le banche hanno chiuso i rubinetti. Un'operazione da 187 miioni in sei anni ma il bilancio sorride

Messi rinnova

Leo Messi è legato al Barcellona fino al giugno 2016 – Credits: Ap Photo

Nell'estate dell'austerity in cui per la prima volta dopo secoli il Barcellona non compare nell'elenco dei dieci colpi più costosi del mercato, la notizia che la dirigenza sta studiando per Messi un rinnovo a vita con raddoppio dell'ingaggio non può non lasciare perplessi. Possibile che malgrado debiti e crisi del sistema bancario ed economico, il club catalano possa ancora permettersi un rilancio simile? Possibile anche se potrebbe essere l'ultima mossa prima di una spendig review alla spagnola in parte già iniziata.

Il piano per blindare Messi parte dalla considerazione che l'attuale contratto da 11 milioni netti più bonus firmato nel 2009 potrebbe non essere più in linea con i valori del mercato ed esporre il giocatore alle tentazioni di qualche sceicco. La clausola di rescissione è mostruosa (250 milioni di euro) e la volontà di Messi è rimanere al Barcellona. Però il numero uno del mondo deve avere un ingaggio da numero. Ecco l'idea di proporgli il prolungamento fino a 2018 a 20 milioni netti con il progetto di puntare poi fino al 2020 con clausola resa ancora più alta.

Uno sforzo economico incredibile per il Barcellona che già paga ai suoi giocatori stipendi per 217 milioni di euro, più di tutti in Europa e più anche di Lakers e Yankees per gettare un'occhiata agli sport professionisti Usa. Con la nuova tassazione catalana al 56% significa mettere a bilancio una spesa per il solo argentino di 31,2 milioni di euro all'anno, 187 da qui al 2018 data di scadenza dell'impegno.

Ma proprio il bilancio è l'appiglio per il presidente Rosell che ha chiuso l'esercizio 2011-2012 con un utile di 48,8 milioni di euro riuscendo nel contempo ad abbattere i debiti. Due anni fa erano 420 milioni ora sono 320 e l'utile (12 milioni dei quali viene dai premi risparmiati per la mancanza di vittoria nella Liga) serviranno a proseguire l'opera di risanamento tanto che anche il progetto di ristrutture il Camp Nou aumentandone la capienza con annesso nuovo palazzetto per il basket è stato rinviato nel tempo.

Meglio Messi dello stadio, insomma. Una scelta strategica nell'estate in cui il Barcellona si è visto necessariamente chiudere i rubinetti dal pool di banche che lo sostengono. Nell'elenco ci sono anche gli istituti di credito in sofferenza che stanno terrorizzando i tecnici di Bruxelles: Caja Madrid, Cam e soprattutto Bankia, la cui nazionalizzazione in maggio ha scoperto il vaso di Pandora dei legami tra le big della Liga e il mondo del credito.

Solo due estati da il Real Madrid accedeva a un prestito da 76,5 milioni di euro a tasso agevolato per finanziare l'acquisto di Kakà e Cristiano Ronaldo. Ora i tempi sono cambiati. Il calcio spagnolo affonda nei debiti: 5,5 miliardi di euro di cui uno abbondante direttamente con il Fisco che a partire da questa stagione tratterrà il 35% degli introiti da diritti tv come garanzia del piano di rientro in otto anni che è stato accordato ai club. Real e Barcellona non rischiano l'insolvenza e, anzi, hanno fatturati in continua crescita. Ma sul mercato i margini di intervento sono diminuiti e allora meglio puntare tutto su chi già allieta la gente di Catalogna. Prima che a qualcuno venga in mente di pagare la clausola o che davvero la fiesta sia finita per tutti.

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