Calcio

Sponsor di maglia: i numeri della Serie A sono peggio di quel che sembrano

Qualcuno si compiace del ritorno ai livelli del 2012. Ma la vera analisi vede 6 squadre ancora "orfane" e un quarto dei ricavi della Premier League

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Gianluca Ferraris

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Altro che ripresa, altro che afflusso di nuovi capitali nel pallone italiano. Se il calciomercato appare un po’ più brillante del solito, per quanto affollato di “pagherò” più che di cash vero e proprio, gli sponsor di maglia, che poi sono la vera cartina di tornasole del sistema in quanto indice del suo appeal presso il mondo delle imprese e della finanza, continuano a latitare.

Crescita zero
Sono i numeri a dirlo, in particolare quelli della settima edizione del report Sporteconomy Jersey Sponsor Index, pubblicato un paio di giorni fa. La ricerca (dalla quale sono tratti la maggior parte dei dati presenti nell’infografica in basso) evidenzia come l’intero parco delle jersey sponsorship in serie A valga poco più di 85 milioni di euro, con una media di circa 4,5 milioni a squadra. Da alcuni addetti ai lavori e dai corridoi della Lega era trapelata una cauta soddisfazione, motivata dal fatto che non raggiungevamo un simile traguardo da ben tre campionati. Peccato che già allora fossimo in caduta libera e che questo, considerata la ripresina in corso e la capacità di altri Paesi di intercettare meglio i nuovi capitali, equivalga di fatto a una crescita zero.

Un duro confronto
Visto che tra via Rosellini e i talk show calcistici continuano a sopravvivere gli osanna al modello inglese, niente è più illuminante di un confronto con la Premier League, i cui dati sono stati pubblicati il mese scorso da Sporting Intelligence. Giusto tre campionati fa, le sponsorizzazioni del massimo campionato ammontavano a due volte e mezza le nostre. Ora quell’importo è salito al quadruplo. Team di A e di Premier hanno un solo partner in comune, la Emirates, che sponsorizza le maglie dell’Arsenal al doppio esatto della cifra garantita al Milan. Vero è che l'Arsenal gioca le coppe, ma in ogni ogni caso il divario è devastante e nulla lascia presagire che possa ridursi in futuro.

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Una torta... per cinque
Altro elemento da non sottovalutare: ben 71,7 milioni sugli 85,15 complessivi sono concentrati sulle maglie di soli cinque club (Juventus, Milan, Sassuolo, Inter e Napoli), mentre al resto del gruppo (15 società) finiscono appena 13,45 milioni. Sono ben cinque, infine - sei se si include la Fiorentina che già dallo scorso campionato ha deciso di ospitare gratuitamente sulle sue divise di gara il logo di Save the children - le squadre che non hanno una partnership principale: si tratta del dato peggiore dal 1983, quando venne permessa per la prima volta l’esposizione di marchi aziendali sulle maglie da gioco. Ben tre, ossia il Palermo e le due romane, sono infine le squadre che non hanno raciimolato alcun inserzionista, neppure per le parti meno nobili del kit di gara.

C'è sponsor e sponsor...
Se si entra nel dettaglio delle singole cifre, poi, il quadro è ancora più sconfortante: a conti fatti, solo Milan e Napoli, con Emirates e il duo Acqua Lete/Garofalo, dimostrano di aver saputo attirare munifici investitori esterni. La Juventus schiera infatti uno sponsor “di famiglia”, il brand Jeep del gruppo Fca: il management bianconero pensava probabilmente di monetizzare altrove con la cessione dei naming rights dello Stadium, ma le trattative su questo fronte appaiono ancora in stallo.

Ancora più clamoroso, benchè legalissimo, il caso del Sassuolo: a sponsorizzare la squadra neroverde è infatti il gruppo Mapei di proprietà del patron Giorgio Squinzi, che quest’anno girerà poi alla società fino a sette milioni in più fra titolazione dello stadio (4) e bonus per il raggiungimento degli obiettivi sportivi (nel caso del Sassuolo la salvezza, 3). Anche qui, insomma, proprio come al Gallia Hotel, di soldi veri se ne vedono pochini.

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