Calciomercato

Donnarumma via dal Milan? Ecco quanto vale (e perché il Psg lo vuole)

Paletti Uefa, esigenze di bilancio, stipendio alto e la scadenza che si avvicina: ecco perché il portiere costa meno del suo prezzo reale

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Giovanni Capuano

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La vicenda della trattativa tra Milan e Psg per il portiere Donnarumma è ideale per far comprendere quali difficoltà incontri un club alle prese con problemi di bilancio e sotto sanzione Uefa per violazioni del Fair Play Finanziario. Una traiettoria già attraversata in passato da Inter e Roma e che adesso stanno compiendo i rossoneri, obbligati a gestire alcune vicende di mercato al di fuori delle normali logiche di valutazione di un patrimonio tecnico ed economico della società.

Il Paris Saint-German vuole strappare il portiere classe 1999, titolare con oltre 160 presenze tra campionato e coppe, titolare della nazionale italiana, offrendo un accordo che preveda l'inserimento di Areola, estremo difensore dei parigini, sei anni più anziano di Gigio e che nell'ultima stagione si è diviso le presenze con Buffon.

La valutazione complessiva è intorno ai 50-60 milioni di euro, ma la condizione fa storcere il naso ai tifosi milanisti che non comprendono perché, se sacrificio con Donnarumma (che da parte sua vorrebbe restare rossonero) deve essere fatto non si possa almeno compensare con un assegno dai 60 milioni in su. Il reale valore di mercato in un periodo in cui altri portieri si sono mossi per cifre uguali o superiori.

Cosa condiziona valore e prezzo di Donnarumma

Non c'è dubbio che a livello tecnico Donnarumma valga più dei 50 milioni con inserimento di contropartita che rappresentano l'offerta del Psg. I fattori che ne condizionano la valutazione, però, sono extra tecnici e in larga parte vincolanti per Maldini e Boban che ne discutono l'ipotesi di cessione con Leonardo e con il procuratore Raiola.

Intanto c'è l'urgenza di chiudere, se possibile, entro il 30 giugno per far ricadere la plusvalenza dentro un bilancio che si annuncia in rosso a tre cifre o quasi, certamente non gradito dall'Uefa che con il Milan sta già giocando una delicata partita diplomatica e giudiziaria nella quale dare il segnale di ravvedimento operoso sarebbe utile. Altri addii non sono alle viste, quindi i rossoneri si trovano un po' nella stessa situazione della Roma che dovette mandare Salah al Liverpool senza troppo discutere sul prezzo.

In più Donnarumma ha il contratto in scadenza nel giugno 2021, eredità della tumultuosa estate del rinnovo con Fassone Mirabelli fatto su base quadriennale. A 24 mesi dalla possibilità di salutare a parametro zero, il potere del club davanti alle offerte al ribasso delle concorrenti è limitato e la condizione di partenza è sfavorevole. O si innesca un'asta, cosa che per Gigio non avviene, oppure il prezzo lo fa in parte il venditore e in parte l'acquirente.

Anche perché, terzo elemento condizionante, il Milan oggi non è in condizione di offrire a Donnarumma un rinnovo con adeguamento per convincere lui e soprattutto il suo agente a non ascoltare le sirene parigine. Il portierone prende già 6 milioni netti (più uno per il fratello Antonio) e semmai i rossoneri avrebbero bisogno di abbassare quella cifra, magari spalmandola su più anni. E con uno stipendio così alto la platea delle potenziali acquirentisi riduce a pochissime società. In Italia, ad esempio, forse solo Juventus e Inter ma entrambe sono a posto così come il Napoli che ha investito su Meret.

Ecco la combinazione di fattori che rende difficile per il Milan gestire l'uscita di Donnarumma. Il finale di questa partita è ancora da scrivere, ma è giusto che le regole con cui si sta giocando siano conosciute da tutti, a partire dai tifosi che soffrono all'idea di separarsi da un giovane che hanno visto crescere ed esplodere e che vorrebbero almeno vedere il club guadagnarci il giusto.

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