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Calcio

Razzi e scontri anche a San Siro: l'Uefa deve intervenire

Gli ultras croati come quelli serbi: serata rovinata, prima di tutto alle famiglie andate allo stadio. Polemiche pure sui controlli

Adesso che la vergogna di San Siro è stata consumata e che le immagini del lancio di razzi hanno fatto il giro del mondo, scopriamo che tutto era ampiamente previsto. Si è trattato di un agguato, ed era chiaro da subito vedendo la simultaneità sinistra dei fatti, una questione interna croata che gli esagitati venuti da Zagabria hanno deciso di regolare sotto gli occhi di tutti. Non si tratta purtoppo di una prima volta, ma il calcio non può assuefarsi a spettacoli indegni come quelli messi in scena dai Bad Blue Boys che hanno costretto migliaia di persone a prendere i propri bambini e a tornare a casa in anticipo nel terrore di vedersi capitare sulla testa un fumogeno. E' arrivato il momento di dire basta. Se alcune situazioni politiche o sociali non sono in grado di garantire stabilità e un minimo di serena convinvenza civile, si prendano adeguate contromisure. Lo sport deve essere elemento di pacificazione, ma essendo una formidabile cassa di risonanza non può continuamente essere messo sotto ricatto.

Guarda il video degli scontri fuori San Siro a fine partita


Abbiamo ancora negli occhi la follia di Serbia-Albania e in Italia la ferita della notte di Marassi, quando gli ultrà serbi decisero che non si doveva giocare, continua a sanguinare. Ieri sera si è rischiato che il copione si ripetesse e le responsabilità sono di tanti. Dove erano, ad esempio, i controlli accurati all'ingresso? Come è possibile che un gruppo, già considerato a rischio, sia potuto entrare nello stadio munito di decine di razzi? Perché a tutti gli altri spettatori è stato impedito di portare dentro anche le bottiglie d'acqua e a questi galantuomini è stato concesso di tutto? Dalla Croazia erano attesi 6000 tifosi. Chi era a San Siro può testimoniare che erano almeno il doppio, esondati dal proprio settore di competenza e spesso mischiati al pubblico azzurro. Tutto bene, se le intenzioni sono pacifiche, ma quando c'è un timore preventivo non è possibile che accada.

La Figc sarà multata duramente dalla Uefa per gli omessi controlli e la Croazia rischia di giocare a porte chiuse almeno un paio di partite, compreso il ritorno con l'Italia. Sanzioni troppo leggere. Se nessuno è in grado di garantire la sicurezza quando in campo ci sono alcune nazionali, allora si passi alle misure d'emergenza. Il ct Kovac alla fine ha chiesto scusa, vergognandosi di quello che aveva appena visto. Peccato che pochi minuti prima i suoi giocatori avessero fatto sfilata sotto quella curva applaudendo e ringraziando gli ultras venuti da Zagabria. Scene già viste, ma non per questo meno vomitevoli. L'Uefa intervenga e in fretta.

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