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Calcio

Terremoto Milan: esonerato Montella, squadra a Gattuso

Fatale la crisi di gioco, gol e risultati. Fassone e Mirabelli chiamano l'ex tecnico della Primavera per cercare di dare la scossa

Il Milan ha esonerato Vincenzo Montella e affidato la squadra a Gennaro Gattuso. La svolta è arrivata il mattino dopo il pareggio casalingo contro il Torino che aveva spento sul nascere l'idea di un filotto di vittorie per rimontare in classifica. La decisione è stata comunicata dal club su Twitter con poche parole e dopo una notte di riflessioni anche se qualche spiffero era stato raccolto nella serata post partita. Col passare delle ore c'è stata la scelta di accelerare il cambio in panchina.

Montella ha pagato l'avvio di stagione molto deludente del Milan, che dopo le prime 14 giornate è settimo in classifica con grande distacco dalla zona Champions e difficoltà anche a tenere il passo con quella che porta all'Europa League (Sampdoria +6 in questo momento con una gara in meno). 

Il Milan ha dimostrato di non riuscire a trovare gioco e gol: solo 19 quelli segnati fin qui con una crisi involutiva preoccupante soprattutto a San Siro dove las rete manca dal 20 settembre (2-0 contro la Spal) e su azione addirittura dalla settimana precedente.

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Il comunicato con cui il Milan esonera Montella - 27 novembre 2017 – Credits: tratto da Twitter

I numeri che condannano Montella

Vincenzo Montella è stato condannato prima di tutto dai numeri. Aver cambiato quasi tutta la squadra è stato a lungo un alibi solido che lo ha tenuto al riparo dal ribaltone per alcune settimane, ma poi la logica del mancato risultato ha preso il sopravvento. Il Milan che lascia Montella è una squadra fuori anche dalla zona Europa League, lontanissima dalla vetta (14 punti potenziali) e in difficoltà estrema.

La qualificazione al secondo turno europeo non basta per coprire il disastro tecnico del campionato: Già 6 sconfitte nelle prime 14 giornate, tutte maturate contro squadre superiori in classifica. Un'anemia offensiva preoccupante (19 gol segnati) per un club che sul mercato ha speso oltre 70 milioni per rinforzare l'attacco. 

Il Milan non vince in casa dal 20 settembre (2-0 contro la Spal) e non segna su azione dalla settimana precedente (17 settembre) contro l'Udinese. La difesa a tratti pare solida e a tratti imbarca acqua sia nella versione a tre che nella versione a quattro. Rispetto a un anno fa ha ben 9 punti in meno ed è in ritardo anche sulla tabella del Milan di Mihajlovic 2015-2016 che dopo la 14° giornata di punti ne aveva 23 contro i 20 attuali.

Da Marassi in poi, storia di un rapporto difficile

Montella era un allenatore sul filo già da un paio di mesi. Dopo il rinnovo della scorsa estate, sofferto malgrado il ritorno in Europa con una squadra non all'altezza e in mezzo al caos delle questioni societarie, le prime crepe pubbliche si sono viste il 24 settembre a Marassi: ko contro la Sampdoria e sfogo durissimo di Fassone con nel mirino il tecnico. Da lì in poi il rapporto di fiducia non si è mai pienamente ricostruito e tra alti e bassi si è andati avanti fino all'esonero.

Forse i dirigenti avrebbero fatto meglio a staccare la spina prima. Se non erano convinti dell'allenatore sarebbe stato preferibile non affidargli nemmeno una stagione partita con le grandi speranze nate da un mercato da 230 milioni di euro con alcune scelte che hanno messo in difficoltà un tecnico noto non per la sua predilezione per la difesa a tre.

Gli scontri con il direttore sportivo Mirabelli hanno animato la parte iniziale dell'annata rossonera. Il Milan a maggio e giugno voleva un profilo diverso per la panchina (Conte o Ancelotti) e si è tenuto Montella: col senno di poi è stato un errore.

Le colpe di Montella nella crisi Milan

Detto questo Montella ha molte colpe nella situazione attuale del Milan. Non è stato capace di dare un'identità e un gioco alla squadra che via via ha perso le poche certezze in un valzer di scelte non sempre coerenti l'una con l'altra. Una punta, due punte, i trequartisti e gli esterni cambiati di posizione, la difesa a tre lanciata solo a fine settembre dopo il ko di Marassi, la ritrosia a far giocare chi pareva in migliore condizione come Cutrone.

Tutto condito di spiegazioni che a tratti hanno innervosito anche i tifosi. Dopo il pareggio col Torino, che ha sancito la prematura fine dell'ipotetico filotto di vittorie rossonere, l'allenatore ha parlato di miglioramenti e quadratura del cerchio vicina. Una lettura in controtendenza rispetto al sentimento popolare ed, evidentemente, anche a quanto pensavano in società.

I gol sbagliati da Kalinic contro Sirigu, la ribellione di Bonaventura al momento del cambio, i fischi di San Siro e la lettura dei giornali del lunedì hanno dato il colpo di grazia. Ora tocca a Gattuso provara a rianimare il Vecchio Diavolo.

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