Calcio

Fermare le partite per razzismo: ecco chi decide e come funziona la norma

E' il responsabile dell'ordine pubblico e non l'arbitro a stabilire se sospendere o no. Cosa dice l'articolo 62 delle regole Figc

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Giovanni Capuano

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Non è l'arbitro che può decidere la sospensione di una partita in presenza di cori razzisti o discriminatori. Non con le regole attuali della Figc che, di concerto con il Ministero dell'Interno, consegnano tutto il potere al responsabile dell'ordine pubblico. E' scritto nell'articolo 62 delle Noif Figc. Eccone i passaggi fondamentali:

"Il responsabile dell'ordine pubblico dello stadio" che rileva la presenza di uno o più striscioni esposti dai tifosi, cori, grida e ogni altra manifestazione discriminatoria costituenti fatto grave "ordina all'arbitro, anche per tramite del quarto ufficiale o dell'assistente di non iniziare o sospendere la gara".

Al provvedimento, dicono le regole attuali, andrà data la massima pubblicità: "Il pubblico presente dovrà essere informato sui motivi del mancato inizio o della sospensione con l'impianto di amplificazione sonora o altro mezzo adeguato". I messaggi servono  anche per invitare il pubblico a togliere gli striscioni e a interrompere gli eventuali cori.

Nel comma 8 dell'articolo 62 è dettagliato cosa deve accadere in caso di sospensione della partita: "I calciatori dovranno rimanere al centro del campo insieme agli ufficiali di gara. Nel caso di prolungamento della sospensione, in considerazione delle condizioni climatche ed ambientali, l'arbitro potrà insindacabilmente ordinare alle squadre di rientrare negli spogliatoi".

La decisione ultima sulla ripresa del gioco è, però, sempre delegata al responsabile dell'ordine pubblico: "L'arbitro riprenderà o darà inizio alla gara solo su ordine del responsabile". La sospensione o il ritardo non potranno durare oltre 45 minuti.

L'arbitro dovrà segnalare nel suo referto tutto quanto accaduto e la Giustizia sportiva emetterà i suoi provvedimenti sulla base di quella relazione.

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