Calcio

Qatar 2022: la partita sinora persa delle morti bianche degli operai

Già quasi mille decessi per incidenti nei cantieri, ma le denunce delle associazioni non hanno sortito effetti. Tanto meno sulla Fifa

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Gianpaolo Ansalone

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Non c'è solo l'inchiesta dell'Fbi sui vertici della Fifa a gettare ombre sui Mondiali del Qatar: con l'avanzamento dei lavori, proseguono infatti anche le denunce di varie associazioni internazionali sulle morti degli operai impiegati senza sosta per costruire gli stadi e gli altri impianti che ospiteranno il torneo nel 2022.

In linea con le peggiori previsioni
Nel 2013 l’International Trade Union Confederation - la più grande federazione sindacale del mondo - aveva previsto almeno 4.000 morti nei cantieri del Qatar e a oggi la previsione appare in perfetta linea con la realtà. Anche se le stime sono tutte ufficiose, visto il riserbo che caratterizza il paese degli sceicchi, si parla infatti di quasi 1.000 decessi da quando sono partiti i cantieri per la costruzione delle infrastrutture. Numero che risulta ancora più impressionante se si considera che a 7 anni dall’inizio del Mondiale le "morti bianche" nei cantieri del Mondiale superano in misura esponenziale quelle fatte registrare per le ultime quattro Olimpiadi e le ultime due Coppe del Mondo messe insieme (80 in tutto, 60 delle quali solo a Sochi).


 

Più schiavi che operai
Anche Amnesty International sta monitorando la situazione dei lavoratori impegnati in Qatar: tutti operai che provengono da Paesi stranieri quali Nepal, Indonesia, Filippine, Bangladesh e India, tradizionali bacini di manodopera per i cantieri edili finanziati dai petrodollari. L'attenzione di Amnesty International nasce anche e soprattutto dal fatto che, oltre a lavorare in condizioni estreme e senza alcuna sicurezza, gli operai in molti casi vengono trattati in un regime di vera e propria schiavitù: una volta assunti, infatti, accade che venga loro sequestrato il passaporto e che finiscano quindi per essere sottoposti a orari massacranti, con una paga minore rispetto a quella concordata e costretti a dormire in spazi angusti senza potersi ribellare, perché impossibilitati ad abbandonare il Paese. E in caso di proteste, l'arresto diventa spesso molto più che un semplice rischio... Tra i soprusi, poi, è stata recentemente anche registrata la negata autorizzazione ai lavoratori nepalesi a tornare in patria per celebrare i funerali dei loro cari dopo il recente terremoto.

Joseph Blatter come Ponzio Pilato
Interpellato sulla questione, il presidente della Fifa Joseph Blatter ha replicato nel segno della stessa linea adottata in occasione del recente scandalo: non volendo cerco inimicarsi le istituzioni del Qatar, che hanno e faranno confluire parecchio denaro nelle casse della Federazione internazionale, ha dichiarato che le condizioni in cui lavorano gli operai impegnati nella costruzione degli impianti in Qatar non è responsabilità della Fifa, ma delle imprese. Affermazione alla Ponzio Pilato che non ha certo soddisfatto Amnesty International e le altre associazioni che seguono la vicenda nella speranza che i prossimi sette anni macchino con meno sangue i campi del Mondiale.

La difesa del Qatar
Attaccato anche dal Washington Post, che ha pubblicato online un articolo in merito alle presunte 1.200 morti di immigrati nei siti di costruzione degli impianti per i Mondiali 2022, il Qatar si è recentemente difeso specificando che il dato è da riferire al totale dei lavoratori immigrati morti per varie ragioni, dall'età agli attacchi di cuore, dalle malattie ai suicidi. ''In seguito all'articolo online, i lettori nel mondo sono stati spinti a credere che migliaia di lavoratori immigrati in Qatar sono morti o moriranno nella costruzione degli impianti sportivi per il 2022. Un'affermazione che non ha nessuna base'', ha affermato il responsabile dell'ufficio di comunicazione del governo del Qatar, Saif Al Thani, in una lettera allo stesso Washington Post. Ma i dubbi rimangono.

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