Calcio

Milan, ecco la sentenza Fair Play Finanziario Uefa

Nyon chiude i conti con il passato del club rossonero senza calcare la mano. Pareggio obbligatorio nel 2021, ma senza vincoli

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Giovanni Capuano

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Ecco la sentenza Uefa per le violazioni del Fair Play finanziario del Milan nel triennio 2015-2017. Una stangatina, anche se obbligherà il club rossonero a correre contro il tempo per arrivare al pareggio di bilancio entro il 2021 pena una nuova esclusione dalle coppe europee.

In assenza del dispositivo integrale (non pubblicato dalla Uefa), le sanzioni cui il Milan è stato sottoposto a chiudere l'annosa vicenda che aveva portato anche all'esclusione poi cancellata dal Tas di Losanna sono così formulate: multa di 12 milioni di euro, senza condizionale, sotto forma di trattenuta dai ricavi Uefa di questa stagione; limite di registrazione di 21 giocatori nelle prossime due stagioni e obbligo di raggiungere il break even di bilancio al 30 giugno 2021 per non far scattare il bando nella prima delle due annate utili 2022-2023 e 2023-2024.

Rispetto all'impianto tradizionale dei settlement agreement, che la Camera Giudicante non poteva sottoscrivere non essendo nei suoi poteri, il Milan ha evitato tutti i vincoli di mercato, saldi e monte stipendi congelato, che in questi anni hanno costretto i club coinvolti ad autentici miracoli per far quadrare i conti ad ogni sessione e ad ogni iscrizione della lista per le competizioni Uefa. Un vantaggio operativo immediato evidente, anche se è chiaro che rientrare nei parametri del break even in tre bilanci (dal 2018 al 2021) partendo dai numeri attuali non sarà un'impresa semplice per Gazidis e i dirigenti rossoneri.

Nei prossimi mesi il Milan potrebbe dover tornare all'Uefa per discutere dei conti della scorsa stagione, chiusa con un passivo record di 126 milioni di euro. Ad oggi quel bilancio rimane sospeso tra i due periodi analizzati, quello sanzionato (2015-2017) e il triennio su cui si baserà l'eventuale esclusione (2018-2021). 

Cosa accadrà? E' un caso senza precedenti. Se Elliott dovesse essere richiamato a Nyon, sarebbe impervia la strada del volutary agreement, mai concesso a nessuno e già rifiutato una volta alla dirigenza cinese, mentre rimarrebbe in piedi l'ipotesi di un settlement agreement.

 

Tutte le tappe della vicenda

La vicenda è cominciata nell'autunno del 2017 quando il nuovo Milan cinese ha provato a intraprendere con la Uefa la strada del voluntary agreement, ovvero di un accordo volontario previsto dalle norme in caso di cambio di proprietà per sterilizzare le sanzioni e dare vita a un piano di rientro. Accordo negato dalla Uefa che poi ha respinto anche la richiesta di settlement agreement con motivazioni durissime.

Il Milan è stato in prima istanza escluso per un anno dall'Europa, ma in luglio il Tas di Losanna ha ribaltato la sentenza cancellando il bando e rimandando il Milan al giudizio dell'Uefa per l'irrogazione di una pena proporzionata.

Ora il verdetto di Nyon che iscrive i rossoneri all'elenco dei club sanzionati dal giorno dell'introduzione del Fair Play Finanziario. In primavera i vertici di Casa Milan dovranno tornare in Svizzera per discutere del pesante passivo del bilancio chiuso il 30 giugno 2018. 

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