Calcio

Milan-Lazio e il razzismo impunito: tutti i colpevoli della figuraccia

Le manifestazioni degli ultras annunciate per due settimane. E adesso? Chiudere la Nord per la finale di Coppa Italia

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Giovanni Capuano

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Lo spettacolo osceno di Milan-Lazio, sfregiato da una lunga serie di comportamenti razzisti da parte degli ultras biancocelesti prima e durante la partita, segna uno dei punti più bassi della reputazione del nostro calcio. Il manifesto dell'impotenza delle istituzioni calcistiche davanti al razzismo. Peggio anche della notte di Koulibaly perché qui c'è l'aggravante che tutto non solo era ampiamente prevedibile, ma in un certo senso era stato annunciato e rivendicato alla vigilia della partita.

Scaricare la colpa sull'arbitro Mazzoleni, colpevole di non aver sospeso la gara soprattutto per chi ignora cosa dicano davvero le nuove norme varate dalla Figc nello scorso mese di gennaio, è un giochino troppo semplice e scoperto. Facile prendersela con lui per non puntare il dito sulla catena di errori ed omissioni che hanno caratterizzato il lungo avvicinamento alla serata di San Siro.

Dal gesto sconsiderato di Bakayoko e Kessié (l'esposizione della maglia-trofeo di Acerbi) alla semifinale di Coppa Italia sono trascorsi undici giorni. Troppi per consegnare alibi a chi ha preferito girarsi dall'altra parte invece di intervenire, applicando la legge e lanciando un chiaro segnale di tolleranza zero. Non l'impunità in cui è maturata la trasferta laziale a Milano.

Di quella sera è stato sottolineato e punito (giustamente) solo l'atto dei due calciatori. Tutto il resto è stato liquidato o nel 'tutti colpevoli, nessun colpevole' delle multe per chiudere la rissa in campo, oppure nella solerzia della Procura federale nel non voler accendere i riflettori sul coro razzista cantato dalla Curva Nord laziale nel corso della partita con l'Udinese. Che gli ispettori federali non l'avessero segnalato aveva già dell'incredibile, ma far finta di nulla davanti all'evidenza di quel video ha dato il chiaro segnale di impunità.

Un'omissione imperdonabile alla luce di quanto accaduto poi a San Siro. Dove, peraltro, nessuno dei responsabili dell'ordine pubblico ha pensato di fermare la partita. 

Dopo la vergogna, la Lazio si è dissociata da quanto andato in scena in piazzale Loreto nelle ore precedenti il fischio d'inizio, la Lega Serie A ha vergato un comunicato stampa e, infine, il Milan ha messo nero su bianco la rabbia di una serata "avvilente" e filata via come se nulla fosse o quasi. Tanto da spingere il club rossonero a chiedere apertamente "provvedimenti" perché il razzismo sia debellato dagli stadi.

Per evitare equivoci, qui non servono nuove leggi o convegni sul tema. Qui serve che ognuno si assuma la responsabilità degli undici giorni trascorsi senza fare nulla per evitare che lo spettacolo di San Siro fosse messo in cartellone. Servono punizioni durissime applicando le norme che esistono.

Serve la consapevolezza che non si può immaginare il prossimo 15 maggio una finale di Coppa Italia all'Olimpico, possibilmente alla presenza del Presidente della Repubblica Mattarella, in cui la curva della Lazio sia piena e non vuota

Non sarà un bello spettacolo per le tv e un biglietto da visita accettabile per il calcio italiano? Bisognava pensarci prima. Procura federale, Figc, Lega e istituzioni tutte hanno avuto 264 ore per intervenire e non lo hanno fatto. Adesso ne paghino le conseguenze e diano un segnale forte che cancelli il senso di impunità di queste due settimane.

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