Calcio

Milan-Juventus, c'era una volta il meglio del calcio italiano

Allegri a San Siro per lo scudetto, Mihajlovic per la panchina. Dal gol di Muntari in poi, come è cambiata la storia dei due club...

Soccer: Serie A; Juventus-Milan

Giovanni Capuano

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C’era una volta Milan-Juventus che valeva tutto: l’Italia, l’Europa e una fetta di mondo. C’era una volta la sfida che rappresentava il meglio del calcio da esportare altrove, il top per allenatori, giocatori e società che comandavano il nostro sistema. Anche troppo e in alcuni momenti entrando in rotta di collisione come corazzate troppo grandi per navigare nello stesso mare. A tratti alleate commerciali, mai sportive, fiere nemiche che correvano per lo stesso traguardo.

C’era una volta Milan-Juventus e adesso non c’è più. Dal 25 febbraio 2012, giorno e ora del celebre gol fantasma di Muntari, le sliding doors dei due club si sono chiuse irrimediabilmente. Da una parte la Juventus, con il suo processo di crescita impetuoso, gli scudetti consecutivi e la scalata in Champions che si è fermata alla notte di Berlino, dall’altra il Milan tremebondo e ridimensionato.

Tra Juve e Milan 119 punti in 4 anni

C’è un numero che fotografa in maniera impietosa la differenza tra Juventus e Milan da quel 2012 ad oggi: 119. Sono i punti in più raccolti dai bianconeri rispetto ai rivali in tre stagioni e… tre quarti. Un divario di 24 lunghezze solo nelle prime 31 giornate di questo campionato destinato ad aumentare negli ultimi 630 minuti prima delle vacanze. Da una parte Allegri che corre per sigillare il quinto scudetto consecutivo e consegnarsi alla storia, dall’altra Mihajlovic che prova a tirare fino a maggio per poi vedere cosa succede.

Non è l’unica differenza che appare in tutta la sua evidenza. Da quella notte di San Siro, entrata negli annali per le feroci polemiche che ne seguirono ma che da sola non costò lo scudetto al Milan, la Juventus ha avuto in panchina solo due allenatori: Conte prima e Allegri poi. Continuità. Il Milan, invece, ha tradito se stesso e la sua storia. Dal febbraio 2012, quando a guidare Ibra e compagni c’era proprio Max che oggi veste bianconero, a Milanello si sono alternati in quattro senza che nessuno venisse a capo del declino inarrestabile. E alle porte c’è il quinto padrone di Milanello in quattro anni. Un record.

Così la Juve ha doppiato il Milan per ricchezza

Un’altra fotografia di come siano cambiati i rapporti di forza tra Juve e Milan? Basta tornare indietro nel tempo alla stagione 2011-2012, quella precedente il gol di Muntari. La Juve appena consegnata ad Andrea Agnelli era una società sottodimensionata rispetto al passato, faticosamente impegnata a uscire dal tunnel post-Calciopoli e lontana dalle big europee. Fatturava 172,1 milioni di euro e aveva margini di crescita solo potenziali, perché i risultati del campo raccontavano una realtà diversa e l’idea di tornare nell’Europa ricca della Champions pareva un sogno più che un progetto.. Allora il Milan valeva molto di più: 267,5 milioni di ricavi (bilancio al 31/12/2012).

Oggi la fotografia si è rovesciata. La Juventus corre nella Top10 europea per fatturato e avvicina quota 350 milioni di euro, mentre il Milan è sceso pericolosamente vicino ai 200 milioni ed è fuori dalla Champions ormai da due stagioni, che saranno tre alla fine di questo campionato. La Juve ha lo stadio di proprietà e il Milan viene dalla bruciante esperienza del progetto Portello. Solo nei ricavi commerciali il Diavolo continua ad avere più appeal della Vecchia Signora.

Juve per lo scudetto, Mihajlovic sognando la Coppa Italia

I novanta minuti di San Siro hanno, dunque, un significato profondamente diverso per le due squadre. Allegri sogna di chiudere il discorso scudetto a San Siro, davanti al suo vecchio pubblico e a quel patron che lo ha allontanato malamente da Milanello. Dopo il crollo del Napoli a Udine, una vittoria bianconera avrebbe l’effetto del colpo da ko per tutti e metterebbe a tacere anche il fastidioso venticello delle polemiche per le questioni arbitrali. Inutile pensare a una Juventus che possa accontentarsi, insomma: non è nel dna.

Mihajlovic ha il problema opposto. La settimana di ritiro punitivo sarà stata sufficiente per riattaccare la spina di una squadra che, perso per strada il sogno del terzo posto, ha fatto solo 2 punti nelle ultime 4 giornate? Serve una scossa per non perdere di vista l’ultimo obiettivo rimasto che è la finale di Coppa Italia del 21 maggio a Roma, proprio contro la Juventus. Per il futuro ci sarà tempo di discutere, con le diverse anime del Milan che ad oggi hanno in testa idee differenti su come costruire la prossima stagione. Sinisa deve anche evitare una brutta figura che potrebbe far tornare a Berlusconi la voglia di affidare a Brocchi la panchina. 

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