Calcio

Milan, ecco le cifre del mercato di risparmi ed equilibrio

Boban e Maldini alle prese con le esigenze di bilancio e Uefa. Alla fine il conto è positivo (aspettando le risposte del campo)

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Giovanni Capuano

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Le parole di Boban a fine mercato sulla necessità, non trasformata in operazioni, di inserire anche qualche giocatore di esperienza in un telaio giovane, ha sorpreso molti ed è stata interpretata come una critica implicita alla politica della proprietà che ha chiesto di intraprendere un percorso verso l'equilibrio di gestione,  tagliando i costi, aumentando i ricavi e percorrendo la strada dei giovani talenti da valorizzare.

Non necessariamente un Milan minore, ma di sicuro un Milan che ha davanti a sé una stagione di transizione e ripartenza la cui durata dipende da mille fattori. Il primo e più importante è che le scelte fatte dagli uomini mercato rossoneri, Boban in testa, sia state giuste e non scommesse perse. Solo il campo potrà dare la risposta nei prossimi mesi.

Quello, però, che è possibile dire già adesso, a trattative concluse, è che tutta l'estate di Boban e Maldini è stata all'insegna del rispetto rigoroso delle strategie societarie e delle necessità di un club che nei prossimi mesi dovrà tornare a Nyon a discutere con l'Uefa un futuro settlement agreement. E' vero che non c'erano paletti scritti, ma è altrettanto chiaro che da subito il Milan doveva cominciare a dare il segnale forte di un percorso virtuoso in modo da potersi poi impegnare a rientrare nei parametri del Fair Play finanziario entro il 2024 partendo da situazioni meno compromesse rispetto a quelle attuali.

I conti del mercato del Milan

La premessa è doverosa per comprendere i numeri dell'estate rossonera che sono stati non d'equilibrio, ma hanno addirittura fatto segnare un discreto risparmio nei costi di gestione della rosa consegnata a Giampaolo. Cifre ufficiali non ce ne sono, ma mettendo insieme le notizie di Casa Milan il taglio nella somma di ammortamenti e stipendi al lordo si aggira intorno ai 15 milioni di euro.

Non tragga in inganno il fatto che gli acquisti ci sono stati, abbiano impegnato oltre 75 milioni di euro e non siano stati bilanciati da altrettante uscite (Cutrone e Djalo ne hanno portati nelle casse non più di 23). Il Milan non aveva saldi di mercato da rispettare, come sarà dopo la firma del settlement agreement, e quindi ha potuto muoversi liberamente con alle spalle una proprietà che non ha certo problemi a fare operazioni senza formule di dilazionamento eccessive.

I mancati rinnovi di Bertolacci, Mauri, Montolivo, Zapata e Abate uniti all'addio a Bakayoko e Higuain (a gennaio) hanno consentito di accumulare un tesoretto tra ammortamenti e stipendi lordi risparmiati di 40 milioni. La base con cui è stato finanziato il resto, insieme a 22 milioni di plusvalenze. Lo scambio di Andre Silva e Rebic non ha spostato in maniera sensibile l'equilibrio pazientemente costruito lungo tutta l'estate e oggi la rosa del Milan costa meno rispetto a un anno fa.

I nuovi arrivati, oltre a essere under 25 di talento, hanno tutti un peso sul bilancio non superiore ai 7,5 milioni (Leao, il più costoso) e, alla fine, costano meno di Piatek e Paquetà arrivati in gennaio anticipando le strategie dei mesi successivi. E' possibile che anche nella prossima finestra invernale Boban e Maldini si muovano in questo senso, sfruttando lo spazio rimanente in un bilancio che, però, dovrà cominciare anche a vedere gli effetti del lavoro nell'area commerciale perché l'altra chiave per poter tornare competitivi e sostenibili è aumentare il fatturato. Una voce in cui il Milan continua a essere fermo e quasi da anni.

Sul mercato sono mancate un paio di cessioni pesanti e il tema Donnarumma è quello destinato a tenere banco da qui a Natale. E' in scadenza nel 2021, ha uno stipendio (6 milioni netti) fuori dai parametri ed è una potenziale plusvalenza salva-bilancio quanto e più di Suso. Il nodo andrà sciolto in fretta perchè trascinarlo alla primavera significherebbe rimettere Boban e Maldini in una situazione simile a quella di Fassone e Mirabelli nel 2017. Gigio vuole restare, Raiola si siederà al tavolo, ma serviranno fantasia ed elasticità per trovare un punto d'incontro.

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