Giovanni Capuano

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Non che servissero conferme, ma la notte di Leo Messi che ha annichilito il Liverpool nella prima semifinale della Champions League al Camp Nou di Barcellona ha scritto un'altra pagina nella carriera da leggenda dell'argentino.

La doppietta che ha steso Alisson gli è valsa i gol numero 599 e 600 con le maglie del club catalano. Numeri stratosferici, raggiunti segnando praticamente una rete a partita (683 giocate). Pochi giorni prima ha conquistato la decima Liga e il Barça corre per coronare il sogno di alzare al cielo di Madrid la Champions League che manca dal 2015, interrompendo il regno del Real Madrid. Sarebbe la quinta per l'argentino che sta riscrivendo i libri della storia del calcio.

Mai come quest'anno sembra difficile trovargli un avversario nella corsa al Pallone d'Oro che un anno fa lo vide scivolare giù dal podio per la prima volta dopo un decennio di tirannia in coabitazione con Cristiano Ronaldo. Dovesse facerla, sarebbe la sesta vittoria e il premio lo renderebbe il numero uno di tutti i tempi.

Ecco, la misura della grandezza di Messi è che, pur col passare delle stagioni, la sua qualità e i suoi numeri non calano. Anzi. Gli manca la consacrazione con la maglia dell'Argentina, il grande cruccio della carriera, ma i termini di paragone cominciano a scarseggiare. Questa è l'epoca di Leo e Ronaldo: chi dei due è migliore? Ed è più forte Messi o lo furono Maradona e Pelé? 

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