Calcio

Messi libero gratis (ma non se ne andrà dal Barcellona)

La clamorosa rivelazione sulla clausola dell'argentino, il suo stipendio monstre e il potere ormai totale di calciatori e procuratori

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Giovanni Capuano

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Leo Messi può liberarsi gratuitamente dal Barcellona ogni estate, semplicemente comunicando la sua decisione al club con almeno trenta giorni di preavviso. Libero senza prezzo, come fosse un giocatore in scadenza e non un fuoriclasse che ha un accordo con i blaugrana fino al 30 giugno 2021.

La clausola inserita nel suo contratto è stata svelata dal Pais e ha fatto il giro del mondo. Il Barcellona l'ha confermata, ma ha anche fatto sapere di non essere preoccupato di una possibile fuga. Altrove hanno registrato e magari tra qualche mese proveranno a immaginare di imbastire un'operazione che non dovrà più passare dal pagamento dei 700 milioni di euro della clausola rescissoria a questo punto totalmente virtuale.

La vicenda apre, però, un altro fronte nel variegato mondo del calciomercato mondiale, dove le star muovono ormai interessi da centinaia di milioni di euro facendo ricche se stesse e i procuratori che hanno la fortuna di trattare i loro spostamenti. Un circolo costosissimo in cui a fare la parte del pollo spennato restano i club, molti dei quali si svenano per i talenti (veri o presunti) salvo poi provare a rimettere tutto in equilibrio pompando ricavi da multinazionale.

Quanto guadagna Leo Messi (e quanto costerebbe)

Il Barcellona è tranquillo perché lo stipendio che riconosce a Messi è così alto da essere raggiungibile da una ristrettissima cerchia di proprietà. Al momento della firma nel 2017, l'argentino ha pattuito un ingaggio complessivo da 100 milioni (netti) in quattro stagioni comprensivo anche di un bonus diviso su più anni. Una sorta di regalo per essersi accordato con il club nel quale già giocava e nel quale ha trascorso tutta la sua carriera.

Chi lo vuole, insomma, deve immaginare nel 2020 (quando la Pulce avrà 33 anni compiuti) di legarsi a lui per almeno tre stagioni partendo da quella base: sono 200 milioni lordi. E potrebbero non bastare. E' chiaro che un emiro avrebbe la forza ecoomica per fare l'operazione, ma questa considerazione legata al rapporto che lega l'argentino e la sua famiglia al Barcellona rinforza l'idea che un addio non sia pochi così scontato.

Il potere di star e procuratori

C'è, però, un altro piano di lettura e porta alla fotografia del calcio mondiale oggi. Un sistema economico sempre più polarizzato tra big e il resto del panorama, ricchissimo per pochi, costosissimo e quasi esclusivo. Una bolla che si sta gonfiando sempre più e che costringe le società, anche le più grandi, a fare i salti mortali per restare in equilibrio.

L'estate delle grandi star che sono rimaste dove erano bloccando il mercato dei rispettivi club è un campanello d'allarme fortissimo. Higuain, Dybala, Icardi fino al prestito al Psg, Bale, Neymar e altri nomi altisonanti; calciatori quasi impossbili da muovere per via del peso dei loro contratti e della loro forza in termini negoziali.

Che il Barcellona al momento della firma di Messi abbia dovuto riconoscergli oltre a uno stipendio folle (50 milioni netti) anche una sorta di via libera ad andarsene senza garantire alcun rientro economico è un assurdo che esiste solo nel calcio. Altrove gli atleti sono professionisti con uno status differente, ma che hanno meno garanzie oltre ad avere chance di arricchirsi.

Di fatto Messi gratis, pur non avendo grandi chance di trasformarsi in operazione reale, diventa una sorta di fucile puntato sui dirigenti catalani. Ogni giorno, ogni mese, ogni anno. Ad ogni scelta di allenatore, compagno di squadra, utilizzo o panchina. La Fifa ha giurato di voler intervenire per correggere le anomalie di un mercato fuori controllo. Il caso Messi potrebbe essere un buon punto di partenza.

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