Calcio

Lulic, razzismo su Rudiger: "Vendeva cinture e calzini". Ora rischia la squalifica

Veleno dopo Lazio-Roma. Il club si scusa, il giocatore non fa marcia indietro. Cosa dice il regolamento della Figc

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Giovanni Capuano

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Prima le parole razziste su Rudiger. Poi le scuse imbarazzate della Lazio e, infine, la retromarcia solo parziale di Senad Lulic. Il dopo derby del bosniaco è destinato ad entrare nella piccola storia dei Lazio-Roma come quello delle cinture e dei calzini, la mercanzia - secondo Lulic - che Rudiger avrebbe venduto fino a due anni fa a Stoccarda prima di approdare in Italia a "fare il fenomeno". Parole inaccettabili e che hanno immediatamente fatto il giro del mondo.

La Lazio si è scusata attraverso il portavoce ("Espressioni a caldo di un giocatore a caldo dopo aver perso un derby cui teneva molto. E' una polemica andata oltre le righe"), provando a chiudere in fretta il caso. La Roma non ha risposto, ma il post è stato pure peggio perché, spedito in mix zone per chiarire, Lulic non è andato oltre una mezza inversione a U: "Forse a caldo si dicono cose che non andrebbero dette. Chiedere scusa? Lasciamo stare, anche i bianchi vendono i calzini".


La frase di Lulic e cosa dice il regolamento

Difficile sostenere che il riferimento di Lulic non c'entrasse nulla col colore della pelle di Rudiger e con il pregiudizio sui venditori ambulanti. "Già parlava prima della partita, due anni fa a Stoccarda vendeva calzini e cinture e adesso fa il fenomeno - ha detto Lulic -. Non è colpa sua, è colpa di quelli che stanno intorno a lui e che lo fanno crescere un ragazzo maleducato". Il fatto che la frase faccia riferimento a provocazioni precedenti, addirittura alla vigilia del derby quando il difensore della Roma aveva detto dei biancocelesti "non conosco il loro club, tantomeno il loro allenatore" non può fare da attenuante.

Le regole della Figc sono state aggiornate nel 2014 e sono dure in tema di razzismo. Tutto è normato dall'articolo 11 del Codice di Giustizia sportiva nel quale viene definito comportamento discriminatorio qualunque atto che "direttamente o indirettamente" comporti offesa, denigrazione o insulto per "motivi di razza, colore" e altre fattispecie. La pena va dalle 10 giornate di squalifica in su per i calciatori.

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Un derby sopra le righe fino dalla vigilia

Tutta la settimana di Lazio-Roma è stata, però, un pessimo esempio. Dal sermone degli ultras laziali alla squadra, con la sfida dell'Olimpico paragonata a una "guerra etnica", all'incursione di un gruppo di tifosi - in buona parte daspati - a Trigoria col consenso di Roma e forze dell'ordine. Poi i sequestri di materiale contundente all'alba della gara, la poco edificante scena di Strootman alle prese con la panchina della Lazio dopo il suo gol e la solita rissa da campo sedata a fatica da Banti.

Se sugli spalti si è vista più gente del recente passato (35.000 presenti con la Curva Nord piena) è solo perché la situazione di classifica delle due squadre ha funzionato come richiamo. Il resto, però, è andato come troppe volte in passato. Un'occasione persa e un assist a chi considera necessarie misure eccezionali per la stracittadina della Capitale.

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