Calcio

LegaPro, scommesse e criminalità: il precedente del Potenza

Anche nell'inchiesta "Arma Letale" un intreccio tra mondo del calcio, interessi mafiosi sulle puntate e, alla base, le difficoltà finanziarie del club

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Giuseppe Postiglione, presidente del Potenza calcio, arrestato dai carabinieri di Potenza, nell'ambito di un'inchiesta sul calcio scommesse - 23 novembre 2009 – Credits: ANSA/TONY VECE

Non è la prima volta che la ex serie C finisce al centro di un intreccio malato fra squadre di calcio, partite truccate e intervento della criminalità organizzata. Esiste un precedente, datato 2009 ma non per questo distante da ciò che sta accadendo sotto i nostri occhi in queste ore. C’erano le connivenze, c’erano i presidenti, allenatori e giocatori accusati di essersi prestati volentieri al doppio gioco e quelli che avevano avuto il coraggio di dire no. C’erano gli interessi mafiosi sulle puntate, sempre più voraci e incontrastati. C’era la richiesta di regole nuove e più severe e reset immediato per una categoria alla canna del gas. Presieduta oggi come allora da Mario Macalli.

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A Potenza, in realtà, l’inchiesta Arma letale non aveva sorpreso nessuno. Non gli ultrà della squadra di calcio locale, che da lunghi mesi contestavano il loro presidente Giuseppe Postiglione, arrestato il 23 novembre 2009 insieme ad altre otto persone con l’accusa di avere truccato nove partite dei precedenti campionati di serie B e C. Non i benpensanti della città, da sempre scettici sulle evoluzioni di quel tycoon delle emittenti locali capace, a soli 27 anni, di portare la squadra rossoblù ai vertici della terza serie dopo lustri di anonimato pallonaro.

Non era stupito, naturalmente, nemmeno il pubblico ministero della Direzione investigativa antimafia Francesco Basentini. Lui seguiva le evoluzioni di Postiglione dal 2007, quando indagando su cocaina e criminalità organizzata si era imbattuto in una serie di sms e di telefonate che avrebbero rivelato come Postiglione e i suoi presunti sodali fossero arrivati a vincere anche 70 mila euro al mese scommettendo su partite di cui conoscevano in anticipo i risultati. E gettando “gravi ombre sulla regolarità dei campionati di calcio”, come si legge nelle 127 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip potentino Rocco Pavese.

Sotto la lente degli investigatori, anche quelli della procura federale, finirono una decina di partite dei campionati 2007/2008 e 2008/2009, tra serie B e LegaPro (l’ex serie C), dove i match truccati avrebbero coinvolto, oltre al Potenza, altre squadre del Mezzogiorno. Tutte le società, così come i vertici della LegaPro, si dissero estranee alle accuse. Ma secondo gli inquirenti era difficile credere che a condizionare tanti incontri bastasse il manipolo di bulli assoldato da Postiglione e da Antonio Cossidente, considerato dagli stessi investigatori un esponente di spicco della cosca mafiosa dei Basilischi (e finito anche lui agli arresti), per intimidire allenatori e giocatori avversari alla tariffa di 30 euro a pestaggio. Anche perché, raccogliendo le deposizioni di Antonio Lopiano e di Antonio De Angelis, i due ex collaboratori di Postiglione che piazzavano le scommesse per conto dell’indagato, i magistrati ricostruirono un giro più ampio: in almeno un caso le puntate si erano concentrate su una partita di serie A, Atalanta-Livorno del 4 maggio 2008.

Quasi sempre, poi, prima di passare in ricevitoria i due accompagnavano il presidente a Roma, dove sostengono ricevesse le soffiate giuste in un lussuoso hotel di via del Corso. Chi gliele forniva? Probabilmente, scrive il giudice Pavese nella sua ordinanza, “più individui inseriti nel circuito calcistico professionistico”. Sull’identità di questi individui provò a fare luce Stefano Palazzi, il capo dell’ufficio indagini della Federcalcio, ma senza successo. Di certo c’è che match che ebbero per protagoniste il Livorno e, soprattutto, l’Atalanta, sarebbero qualche anno più tardi tirate in ballo in altre indagini, quelle relative all’inchiesta cremonese Last Bet.

Alla fine del 2009, spinte dal sospetto che il malcostume stesse proseguendo nonostante gli arresti e le indagini, buona parte dei bookmakers italiani sospese a tempo indeterminato la raccolta di scommesse sui gironi meridionali. Cosa che a sprazzi è proseguita anche negli ultimi campionati. Facendo così la gioia del totonero, come confermò a Panorama uno scommettitore clandestino: “Quest’anno ci sono molte squadre chiacchierate: in Puglia, in Campania…” spiegò, ignaro di essere ripreso da una telecamera nascosta. “Due mesi fa avrei potuto fare i soldi con Catanzaro-Juve Stabia e Scafatese-Monopoli”.

Fu proprio quella partita, terminata 3 a 3 con un’anomala impennata di giocate sull’opzione “pareggio over” (cioè con molti gol), a provocare il blocco delle quote. “Se la Snai e gli altri non accettano puntate, per noi gira qualche soldo in più” concluse l’interlocutore. “Anche perché combinare una partita di C non è costoso: gli stipendi sono bassi e i giocatori a volte si vendono per poche migliaia di euro”. Spacconate da bar? Possibile. Eppure, lo scenario evocato coincide in maniera impressionante con alcuni particolari dell’inchiesta di cinque anni fa. Per aggiustare la partita Potenza-Juve Stabia del 23 marzo 2009, per esempio, Postiglione avrebbe provato a corrompere il portiere stabiese Salvatore Soviero offrendogli attraverso un sms “40 polpette”, ovvero 40 mila euro, secondo l’accusa. Soviero declinò l’offerta, ma il giorno del match quasi non riuscì ad avvicinarsi alla sua porta: i tifosi del Potenza lo presero lungamente a palle di neve, aizzati dallo stesso Postiglione che inscenò anche una rissa in mezzo al campo con il numero 1 campano. Troppo poco, però, per fermare un’Arma letale che ormai era già innescata.

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