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Calcio

Italia, incubo Mondiali: ecco cosa serve per battere la Svezia

Tattica, scelte negli uomini, atteggiamento e dichiarazioni. In 72 ore Ventura e gli azzurri devono rifare tutto per non perdere lo spareggio per Russia 2018

Meno di 72 ore per cercare di allontanare l'Apocalisse, ovvero l'eliminazione dal Mondiale che ricaccerebbe il calcio italiano indietro fino agli anni Cinquanta coprendolo di vergogna e ridicolo. Meno di tre giorni durante i quali Ventura e il suo staff non hanno modo di intervenire sulle condizioni atletiche della squadra e nemmeno su quelle tattiche.

Troppo poco tempo e troppo lavoro da fare perché l'Italia vista a Solna nella gara d'andata, persa su rimpallo sfortunato ma giocata malissimo, rischia seriamente di stare fuori da Russia 2018 scrivendo una pagina storica in negativo difficile da accettare. 

Da dove si parte adesso che la paura di non farcela è legittima? Come si può lavorare su testa, gambe e cuore di un gruppo che da due mesi non dà segnali di reazione e che si è fermato, insiame al suo processo di crescita e consolidamento, alla notte del Bernabeu quando pensammo di poter sfidare da pari a pari la Spagna?

Cambiare atteggiamento subito

Prima di tutto bisogna cambiare la testa di una nazionale che ormai pare bloccata quando scende in campo. Sembra incredibile, vista l'età media superiore ai trent'anni e l'esperienza internazionale accumulata da tanti titolari di Solna, ma anche contro la Svezia gli azzurri a lungo sono stati paralizzati dal terrore di non farcela.

Il ct per prima deve dare un segnale perché nei giorni della vigilia ha ondeggiato tra professioni di umiltà e spavalderia, salvo poi prendersela con l'arbitraggio troppo permissivo che certamente non è stato sufficiente ma che non può essere preso ad alibi per la sconfitta.

Inutile girarci intorno: Ventura rappresenta l'incognita più grande e i suoi errori stanno condizionando di molto la chiusura del cammino verso il Mondiale. A Stoccolma l'Italia ha giocato a lungo per inseguire il pareggio a reti bianche, scelta rischiosissima e che puntualmente non ha pagato. Servono autostima, entusiasmo e coraggio di affrontare novanta minuti che saranno per cuori forti e nei quali si dovrà anche rischiare di perdere tutto per riagguantare l'obiettivo minimo della qualificazione.

Cambiare modulo e uomini

Serve qualcosa di diverso anche a livello tattico o, meglio, servirebbe. L'intenzione del ct è quella di riproporre l'Italia con lo stesso 3-5-2 di Solna cambiando, però, gli interpreti. Un azzardo, anche se a gara in corso si potrebbe passare al 4-2-4 che è lo schema preferito da Ventura.

Le scelte fanno discutere, ma non potrebbe essere altrimenti. Dentro Gabbiadini con Immobile (Belotti parte dalla panchina), dentro Jorginho e Florenzi per Verratti squalificato e De Rossi uscito malconcio dalla sfida d'andata. Ancora niente maglia da titolare per Insigne. Uomini e moduli a parte, serve un calcio più diretto e meno ragionato.

Basta con la ragnatela di possesso palla e passaggi in orizzontale che abbassa il ritmto favorendo la Svezia. Serve il coraggio di tentare il dribbling (solo 3 all'andata) creando superiorità numerica e l'aggressione sulle fasce per muovere e mettere in difficoltà il monoblocco svedese.

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Il gol della Svezia nella gara d'andata - 10 novembre 2017 – Credits: Claudio Villa/Getty Images

Non cadere nelle provocazioni

L'altro errore capitale della gara d'andata è stata accettare la battaglia e cadere nelle provocazioni degli svedesi. L'arbitraggio di Cakir è stato permissivo ma molto europeo, nel senso che a livello internazionale si tende a lasciar correre maggiormente il gioco rispetto a quanto accade nel campionato italiano. Tutte cose note anche prima e, dunque, stupisce che gli azzurri si siano fatti sorprendere dall'ardore svedese.

Essersi fatti trascinare dalle provocazioni è stata la conseguenza di questo errato atteggiamento e non è un caso che il gol di Johansson sia arrivato nel momento migliore dell'Italia ma dopo l'ennesima baruffa a centrocampo. Una squadra padrona di se stessa non può farsi portare a spasso da un'avversaria che ha dichiarato alla vigilia di voler susare anche questa arma.

Pensare che la Svezia non è superiore

L'1-0 maturato a Solna è il risultato peggiore fra quelli accettabili perché costringere ad attaccare per vincere senza sbilanciarsi. Incassare un gol a San Siro renderebbe l'impresa quasi epica per una nazionale che nel ciclo di Ventura ha segnato 3 reti solo contro Israele, Macedonia, Liechtestein e Uruguay (7 giugno 2017) e che nell ultime 4 partite ha bucato la porta avversariala miseria di 3 volte.

Detto questo, la Svezia rimane un avversario da rispettare ma che all'andata ha vinto anche con una certa dose di buona sorte. Non siamo inferiori e se ribaltiamo atteggiamento e approccio, evitando di fare la gara preferita da loro, si può e si deve vincere. Non è mancanza di umiltà ma consapevolezza. San Siro, se adeguatamente stimolato, farà il resto.

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