Calcio

Che bella l'Italia di Mancini (ma attenti a non esaltarsi)

Anche in Grecia buona prova della nazionale che viaggia spedita verso l'Europeo. L'era di Ventura è lontana, però guai ad abbassare la guardia

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Giovanni Capuano

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La passeggiata dell'Italia ad Atene (3-0 largo contro la Grecia) consolida l'ottimo rapporto della nazionale con le qualificazioni europee, dove siamo imbattuti da 33 partite e abbiamo vinto le ultime 7, record storico per gli azzurri. Al netto delle indicazioni statistiche, però, la vera - ottima - notizia della serata greca è la conferma che il lavoro di Mancini sta dando frutti insperati, almeno nella rapidità con cui stanno maturando.

Quante volte abbiamo sofferto le ultime partite della stagione, affrontate spesso sotto ritmo e con la testa alle vacanze? Il vento soffia in altra direzione e c'è da stropicciarsi gli occhi se si considera il punto di bassa autostima in cui eravamo caduti giusto un anno fa in attesa che la Federcalcio riuscisse a portare a Coverciano un vero ct dopo il disastro di Ventura che ci era costato il Mondiale in poltrona.

Un anno dopo è cambiato tutto e ha ragione Mancini a dire di essere anche sorpreso per la velocità di crescita di una nazionale attesa da un vero esame ad altissimo livello, ma confortante nel modo in cui approccia le partite.

C'è un'identità di gioco, per lo più offensivo, e non è poco per un movimento che si stava rassegnando alla mediocrità. Ci sono ragazzi che stanno maturando in fretta, un ricambio generazionale che non spaventa più come prima e che il ct sta gestendo con intelligenza e senza togliere spazio alla crescita dei nuovi protagonisti.

Se si considera il cammino della Under 20, corre verso il podio mondiale per la seconda volta nella sua storia, unito alle speranze per l'Europeo dell'Under 21 che ospiteremo a casa nostra, la fotografia che esce è quella di una nazione calcistica che si sta rimettendo rapidamente in piedi scrollandosi di dosso le macerie del fallimento più eclatante di sempre.

E' tutto bello e tutto risolto, dunque? No. E qui sarà bene far suonare la sirena dell'allarme. A livello strutturale il nostro calcio continua a trascinarsi i vizi che lo hanno condannato a retrocedere nelle gerarchie mondiali, dai difetti che limitano la crescita dei club agli scarsi investimenti sui giovani e sulla formazione dei giocatori del futuro.

Restando alla nazionale, invece, prima di cantare vittoria sarà bene attendere il conforto dei grandi match. Le sfida contro Portogallo e Polonia della Nations League fanno poco testo. L'Europeo della prossima estate è vicino grazie alla partenza a razzo nel girone però per arrivare dove vuole Mancini, cioé a partire pensando di poterlo vincere, la strada da fare è ancora lunga.

Tanto per cominciare serve un centravanti di livello assoluto. All'orizzonte non si vede, a meno di non scommettere a occhi chiusi sulla definitiva esplosione di Kean o sulla risurrezione di Balotelli. Toccherà al Mancio metterci del suo, ma visto il buon inizio si può investire in fiducia con la speranza di non essersi illusi un'altra volta.

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