Calcio

Insigne e la giostra (indecente) delle nazionali: servono regole certe

L'attaccante torna a Napoli e fa infuriare la Figc, altri vanno dai ct anche se rotti: quando ci sarà uniformità?

Italy Training Session And Press Conference
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Giovanni Capuano

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L'indecente balletto intorno all'infortunio di Lorenzo Insigne e alla scelta (sua? Del Napoli? Della Figc?) di tornare a curarsi a casa scansando gli ultimi due impegni nel girone di qualificazione europeo, segnala per l'ennesima volta la difficoltà insuperabile a garantire un rapporto di pari dignitià tra nazionali e club. Dove a turno le une o le altre interpretano la parte della vittima o del carnefice, con esigenze impossibili da conciliare.

Le società concedono grande spazio alle nazionali: fino a 90 giorni nelle stagioni con grandi manifestazioni e 45 negli anni dispari. I commissari tecnici vorrebbero di più e dal loro punto di vista hanno ragione. Federazioni e dirigenti stanno in mezzo e provano a mediare, salvo arrivare a paradossi come quelli cui stiamo assistendo nell'ultima tornata che porta all'Europeo. Insigne torna a casa, forse cedendo alle pressioni del suo club, Jovetic risponde presente alla convocazione pur con una situazione medica ad alto rischio e Dzeko, infortuna certificato, viene trattenuto dalla Bosnia.

La Juve deve rilasciare Mandzukic (anche lui fermo ai box) salvo vederlo tornare indietro dopo qualche giorno, mentre ad altri giocatori è concesso di non partire nemmeno. Tutto normale, nel senso che le norme Fifa mettono il coltello dalla parte del manico in mano alle federazioni, ma anche tutto estremamente inquientante visti gli interessi in gioco, sportivi ed economici.

Il sistema di indennizzi riconosciuti dalla Fifa, che ha pagato meno di 40 milioni di euro fin qui, non garantisce in nulla i club che sono abbandonati a se stessi nella trattativa con le federazioni. E se qualcuno va, altri tornano e pochi restano la domanda sorge spontanea: è debole la Figc, incapace di trattenere Insigne, o forti solo in casa propria e società italiane che, al contrario, con le nazionali straniere devono spesso abbassare la testa? Qualunque risposta è inquietante e riporta alla necessità di un sistema di regole omogeneo, oggettivo, coerente e condiviso.

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