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Calcio

Tragedia Heysel: "Il ritiro della maglia n°39 sia più di una commemorazione"

Il gesto in programma per l'amichevole Belgio-Italia visto da Andrea Lorentini, presidente dell'Associazione familiari delle vittime

"Siamo molto soddisfatti che la nostra proposta - resa pubblica proprio da Panorama.it e quindi accolta dal presidente della Figc Tavecchio ai microfoni di Radio 24 - di ritirare la maglia n°39 in memoria delle altrettante vittime dell'Heysel, stia per diventare realtà con la cerimonia prevista proprio nello stadio della tragedia. Tuttavia, il nostro obiettivo è più ambizioso: crediamo che il calcio italiano debba trovare la forza per rinnovarsi al suo interno. Perché della tragedia dell'Heysel si parla ancora oggi per ragioni che poco o nulla hanno a che vedere con la difesa della memoria". A dirlo è Andrea Lorentini, presidente dell'Associazione familiari delle vittime dell'Heysel e figlio di Roberto, un giovane medico che morì sugli spalti dello stadio belga mentre tentava di salvare un tifoso italiano.

Tavecchio e la promessa mantenuta


Venerdì 13 novembre ci sarà anche Andrea a seguire da vicino l'amichevole tra Belgio e Italia in un impianto completamente rinnovato, anche nel nome (ieri Heysel, oggi Re Baldovino): una partita per riannodare i fili con il passato e onorare la memoria di chi c'era e non c'è più, ma anche e soprattutto per rilanciare una sfida che merita di essere seguita con grande attenzione da chi vuole il bene del pallone tricolore. 

 

Qual è il significato che sta dietro al ritiro della maglia numero 39?
"Come è noto il numero 39 non è previsto in Nazionale, ma il ritiro della maglia è un gesto simbolico che rappresenta in modo indiretto una risposta a tutti coloro che con cori e striscioni oltraggiosi e vergognosi riportano ancora oggi alla memoria i fatti dell'Heysel. Spero che la Figc accolga il nostro appello. Crediamo sia necessario alzare l'attenzione su questi episodi deprecabili, affinché il problema venga risolto una volta per tutte con le sanzioni dure e definitive. Sarebbe un messaggio forte e doveroso nei confronti di tutte le vittime del calcio".

Come spiegare le ragioni di coloro che ancora oggi si macchiano di tali episodi? Follia, ignoranza o c'è di più?
"L'ignoranza, prima di tutto. Sono convinto che nella maggior parte dei casi i responsabili di questi gesti sappiano poco o nulla di quanto è accaduto all'Heysel. Perché erano troppo piccoli per ricordare o perché non hanno sentito l'esigenza di approfondire l'argomento. E la colpa di tutto questo è anche di chi ha pensato che non fosse il caso di riportare alla memoria una tragedia per molti versi scomoda. Dei fatti dell'Heysel se n'è parlato troppo poco e male, perché conveniva un po' a tutti nascondere le responsabilità sotto il tappeto. La nostra associazione si sta battendo anche su questo fronte. Stiamo organizzando incontri con le scuole e abbiamo chiesto al Coni di inserire l'educazione civica sportiva nel normale orario di lezione. Crediamo sia giusto, meglio, necessario investire sulle nuove generazioni".

Cosa ha imparato il calcio internazionale dalla tragedia dell'Heysel? Pensa che da allora sia stato fatto tutto il possibile per scongiurare il ripetersi di una tragedia simile?
"Prima dell'Heysel, l'Uefa non era responsabile degli eventi che organizzava. Incassava circa l'ottanta per cento dalla vendita dei biglietti, ma declinava qualsiasi coinvolgimento sullo svolgimento dello spettacolo, che gravava invece sulle autorità del luogo dove veniva organizzata la partita. La sentenza dell'Heysel, che arrivò in Cassazione nel 1991, condannò l'Uefa come corresponsabile di quanto successo in Belgio e da quel momento, tutto o quasi è cambiato. Perché da allora si presta molta più attenzione alla scelta degli impianti che ospitano gare internazionali. Sì, grazie a quella sentenza, la sicurezza negli stadi è senza dubbio migliorata".

Al minuto 39 di Italia-Belgio il gioco si fermerà per 60 secondi e sullo schermo dello stadio verranno mostrati i nomi di tutte le vittime di quel giorno maledetto di 30 anni fa. L'occasione per lasciare le bandiere nel cassetto e sistemare i conti con la storia.
"Sarà un momento molto emozionante, che consentirà di portare alla ribalta internazionale una tragedia che per molto tempo è stata considerata di parte, legata a filo doppio con la realtà juventina. In realtà, molte di quelle vittime non tifavano per i bianconeri. La tragedia dell'Heysel va vista in ambito europeo prima ancora che nazionale".

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