Giapponesi in Italia, mai dire banzai

Da Miura a Nagatomo, le avventure dei calciatori nipponici nel Bel Paese hanno spesso lasciato l’amaro in bocca. Il migliore di sempre? Nakata

Hidetoshi Nakata, il migliore giocatore del Sol Levante mai approdato in Italia (Credits: Allsport UK /Allsport)

Dario Pelizzari

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In principio fu Kazuyoshi Miura, bomber tascabile che decise di entrare nel calcio che conta dalla porta principale. Appena quindicenne, sbarcò in Brasile per imparare il mestiere del calciatore nella terra dei fenomeni. Sembrava un azzardo, quasi il traguardo impossibile di un giapponese alle prese con un rigurgito d’identità. Invece, roba da non credere nel pallone degli anni Ottanta, il progetto riuscì, tanto che Miura da Shizuoka scese in campo, tra le altre, pure con la maglia del Coritiba e del Santos, non proprio due squadrette da dopolavoro. Poi, la chiamata della madrepatria e il destino che cambia strada un’altra volta. Miura torna in Giappone e diventa uno dei migliori attaccanti di sempre del calcio nipponico.

Segna con una continuità disarmante, nel Verdy Kawasaki, ma anche in Nazionale, e si trasforma in un pezzo pregiato del mercato. Vuoi mettere i vantaggi economici di creare un ponte ideale tra il calcio europeo e quello del Sol Levante? Miura porta in dote il denaro degli sponsor con gli occhi a mandorla e un talento che sì, tutto sommato, potrebbe non sfigurare nei campionati del Vecchio continente. Fiuta l’affare il Genoa, che per primo si lancia su di lui e lo convince a tentare l’esperienza nel Bel Paese. In rossoblù, storia della stagione 1994-95, Miura raccoglie 21 presenze e un gol, segnato, guarda un po’, proprio nel derby con la Sampdoria. Una ragione più che sufficiente per rimanere nella memoria dei tifosi del Grifone, che lo saluteranno al termine del torneo. Esperienza positiva, la sua, per ragioni di portafogli, ma non solo.

Il secondo giapponese a fare le valigie per l’Italia fu Hidetoshi Nakata, probabilmente il miglior calciatore asiatico che abbia mai prestato servizio dalle nostre parti. Non è un caso che sua maestà Pelè si sia ricordato di lui al momento di stilare la classifica dei cento giocatori viventi più forti in attività. Era il 2004. Nakata era sbarcato sulla Penisola da sei anni. La prima squadra a credere in lui (e nei vantaggi monetari dell’iniziativa) fu il Perugia del presidente Gaucci. Avventura nobilissima e ricca di episodi interessanti, che convinsero la Roma a fare affidamento su di lui nel gennaio del 2000. Scelta indovinata. Con i giallorossi, Nakata vince lo scudetto. Poi, cambia aria e finisce al Parma. Quindi al Bologna, infine alla Fiorentina. Centrocampista dai piedi buoni e dai pensieri sani. Bene, bravo, bis.

Scatta la moda del calciatore giapponese. Ci prova pure il Venezia ad azzeccare l’acquisto da favola. Nel 1999-2000 arriva Hiroshi Nanami, un flop grande così. Va decisamente meglio alla Reggina, neopromossa in Serie A, che nel 2002 consegna una maglia da titolare a Shunsuke Nakamura, centrocampista dalla buona visione di gioco e dal tocco di palla tutt’altro che disprezzabile. La sua spedizione nel calcio italiano inizia bene e finisce male. Dopo tre stagioni in Calabria, Nakamura viene gentilmente accompagnato alla porta. Finirà al Celtic prima e all’Espanol dopo. Un campioncino degno di nota, ma lontano anni luce dalla classe di Nakata.

Cosa dire di Atushi Yanagisawa, attaccante che approda alla Sampdoria nell’estate del 2003? In Giappone, era considerato alla stregua di un fuoriclasse, la nuova promessa del pallone nipponico. E i numeri gli davano ragione. Con i Kashima Antlers, mette da parte 71 reti in 178 presenze, mica male per un giovane con il fiuto per il gol. La Serie A è però un’altra cosa. Lo capirà da sé dopo due stagioni. Il suo, un ruolino di marcia da flop. In blucerchiato, 15 partite e zero gol. Al Messina, 28 gare e stesso risultato, nemmeno una rete. L’addio fu una formalità.

Non andrà molto meglio a Takayuki Morimoto, che disse sì al Catania nel 2006, quando non aveva ancora compiuto la maggiore età. Attaccante veloce come un fulmine ma con una tecnica tutta da rivedere, non verrà certo ricordato come uno dei migliori giocatori asiatici del calcio europeo. In zona gol, poi, più lacrime che sorrisi. La società etnea continuò a credere nelle sue possibilità per anni. Fino al gennaio 2013, quando decise di cederlo in prestito secco all’Al Nasr di Walter Zenga. Per la serie, investimento a oltranza. Finché fa male, finché ce n’è.

Di tutt’altra intensità l’esperienza nella Serie A di Yuto Nagatomo, che lasciò il campionato giapponese nel luglio 2010 dopo aver tenuto un discorso di commiato davanti a 25mila tifosi del Tokyo, che stravedevano per lui. Lo accolse il Cesena, che per evitare fregature lo prese con la formula del prestito con diritto di riscatto. Insomma, vediamo come va, poi decideremo. L’affare si dimostra da applausi. Perché Nagamoto corre come un furetto e svolge benissimo il compito di difensore laterale con l’obbligo di fare cross per i compagni in attacco. L’Inter non si lascia sfuggire l’occasione e pochi mesi dopo, nel gennaio 2011, lo fa arrivare alla Pinetina. Da allora, Yuto è uno dei giocatori di riferimento della retroguardia neroazzurra. Un piccolo grande gioiello da conservare con cura.

 

La classifica dei migliori calciatori giapponesi in Italia

  1. Nakata (Perugia, Roma, Parma, Bologna, Fiorentina)
  2. Nagamoto (Cesena, Inter)
  3. Nakamura (Reggina)
  4. Miura (Genoa)
  5. Yanagisawa (Sampdoria, Messina)
  6. Morimoto (Catania, Novara)
  7. Nanami (Venezia)
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