Calcio

La Uefa e il Fair Play Finanziario: ecco come pensa di renderlo più duro

Secondo la Bild in arrivo nuove restrizioni per evitare colpi record. La guerra dell'Uefa per mantenere in vita le regole finanziarie

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Giovanni Capuano

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A pochi mesi dall'introduzione della seconda edizione del Fair Play Finanziario (operativo dal giugno 2018) e in mezzo alla bufera per le rivelazioni di Football Leaks per i presunti trattatmenti di favore a vantaggio di Psg e Manchester City, la Uefa sta pensando di intervenire ancora sulle regole finanziarie che si è data per inasprirle.

A scriverlo è la Bild che parla di un'ulteriore restrizione delle possibilità di investimento nel calcio da parte delle proprietà dei club, anche quelli al top dal punto di vista economico. Una lotta per evitare una nuova bolla dei prezzi del calciomercato prendendo come riferimento l'affare Neymar e la pazza estate del Psg nel 2017.

La Uefa starebbe pensando di limitare al minimo il conteggio dei ricavi reinvestibili in attività di mercato (cartellini e stipendi) inserendo solo quelli provenienti dalle attività puramente calcistiche. In più muterebbero i criteri di contabilizzazione degli affari di calciomercato con una rivoluzione che, se confermata, obbligherebbe le società a maggior prudenza in fase di trattativa.

In sostanza il prezzo del cartellino andrebbe spalmato non più considerando la durata dell'accordo contrattuale con il calciatore (solitamente quinquennale), ma al massimo in un triennio. Non una differenza da poco per colpi da decine di milioni di euro. Per fare un esempio - lo stesso citato dalla Bild - i 222 milioni spesi dal Psg per Neymar peserebbero con le nuove regole per 74 milioni sul bilancio e non per 44 come accade adesso.

Di conseguenza i club dovranno aumentare ulteriormente i loro fatturati, ma sempre considerando solo la parte prodotta direttamente con l'attività calcistica, o più ragionevolmente diminuire gli investimenti in calciatori.

Il dibattito intorno al Fair Play Finanziario si è riacceso negli ultimi mesi. Da un lato le rivelazioni di Football Leaks e la vicenda processuale del Milan che ha portato le decisioni della Uefa fino al Tas di Losanna, dall'altro l'evidenza di un calcio sempre più cristallizzato nei rapporti di forza, dove chi è ricco vince e può spendere per arricchirsi ulteriormente e vincere sempre di più, mentre chi è rimasto indietro si vede negare la possibilità di investimenti.

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