Calcio

La guerra del calcio: ecco il piano delle leghe contro la super Champions League

Meno soldi alle big, niente promozioni e retrocessioni, week end per i campionati e spazio alle piccole. L'Europa si ribella all'idea dell'Eca

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Giovanni Capuano

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La Champions League del futuro, quella che nascerà dal 2024, dovrà essere aperta a tutti, senza protezione per i top club, accesso garantito attraverso i campionati nazionali, niente promozioni e retrocessioni e una ridistribuzione dei premi e dei diritti tv che abbassi, invece di alzare, la differenza tra grandi e piccole.

Il documento che le leghe calcistiche porteranno all'Uefa come contributo nella riforma della Champions e delle manifestazioni continentali assomiglia a una dichiarazione di guerra all'Eca e ai grandi club. Dentro c'è una visione del futuro agli antipodi rispetto a quella portata avanti da Andrea Agnelli e dalle principali società del Vecchio Continente. Non c'è praticamente alcun punto di contatto tra i due piani e Ceferin, presidente Uefa, ha davanti a sé un difficile lavoro diplomatico per cercare di evitare strappi e fughe in avanti.

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– Credits: tratto da www.supportyourleague.com

Niente coppe nel week end (e non solo)

Il documento delle leghe europee, che rappresentano tutti i campionati del Vecchio Continente, ribalta completamente la filosofia del progetto di riforma della Champions e dell'Europa League, oltre che dalla terza competizione che nascerà nel 2021 rinominata Europa League 2. Niente sistema chiuso con promozioni e retrocessioni, accesso possibile solo attraverso i tornei nazionali e, dunque, senza alcuna protezione per le big, garanzia di partecipazione limitata alla vincente della stagione precedente e promozione in Champions per chi ha conquistato l'Europa League come avviene oggi.

In sostanza il mantenimento dello status quo (a livello sportivo) con la richiesta, però, di allargare la platea delle partecipanti alla prima fase a rappresentanti di più nazioni e non, come accade ora, con un meccanismo che porta 16 delle 32 iscritte alla Champions direttamente dalle prime quattro leghe del ranking.

L'obiettivo è allargare la base, distribuire a pioggia il montepremi e salvaguardare ruolo e importanza dei campionati che, nel progetto delle leghe, dovranno restare gli unici titolari dell'attività nel week end, precluso alla Champions League con spostamento dei tornei nazionali alla settimana. Uno dei punti più controversi della lotta attorno alla riforma delle coppe europee insieme all'aumento delle gare con compressione della durata dei campionati che viene rispedita al mittente.

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– Credits: tratto da www.supportyourleague.com

La battaglia del grano

Ovviamente sullo sfondo c'è la battaglia del grano, ovvero la corsa ai 3,25 miliardi di euro di ricavi complessivi che la Champions League genera ogni stagione nel ciclo 2018-2021. Oggi il 60% (1,98 miliardi) viene diviso tra 32 club lasciando le briciole agli altri con un contributo di solidarietà di 241 milioni che equivale al 7% del totale.

Con la Super Champions i grandi club potrebbero avere una fetta ancora maggiore che nel documento delle leghe viene, invece, fatta scendere al 45,5%: sempre un tesoro da 1,5 miliardi sui 3,3 di ricavi stimati per il 2021-2024, ma in ogni caso un passo indietro per far posto alle altre coppe e all'innalzamento al 20% della tassa di solidarietà.

Di fatto significherebbe autorizzare una forbice massima di tre volte e mezza nei ricavi tra chi partecipa alla Champions League e chi invece corre per l'Europa League (oggi è quattro a uno). E all'interno del meccanismo di formazione dei premi Uefa si prevede la cancellazione del bonus per il ranking storico degli ultimi dieci anni, che rende ancora più ricchi i ricchi, e il ritorno a un peso specifico superiore del market pool.

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