Calcio

Calcioscommesse: Ilievski, chi è lo "zingaro" che fa tremare la serie A

Dopo tre anni di latitanza, parla uno dei presunti cervelli dello scandalo. Attese rivelazioni importanti sui rapporti tra giocatori e criminalità

ilievski

Gianluca Ferraris

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Chissà se qualcuno dei protagonisti del nostro campionato avrà dormito sonni agitati stanotte. Chissà se davvero oggi, nell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini di Cremona Guido Salvini, Hrystian Ilievski, sarà in grado di fare nuove rivelazioni o cercherà semplicemente di ammorbidire la sua posizione, incancrenita da quasi quattro anni di latitanza. Gli inquirenti lombardi che dal giugno 2011 indagano sul calcioscommesse italiano propendono per la prima ipotesi, ed è per questo che hanno deciso di ascoltarlo a sole poche ore di distanza dalla sua costituzione.

Ilievski, Ilievsky, Hristian, Hrystian o Hristiyan a seconda delle fonti e dei documenti esibiti, si è consegnato agli uomini del Servizio centrale operativo della polizia nel tardo pomeriggio di ieri, dopo essere atterrato a Orio al Serio con un volo dalla natìa Skopje, capitale della Macedonia. Dopo mesi di calma piatta e in attesa dei rinvii a giudizio e dei risultati delle perizie tecniche effettuate sui device di tutti gli indagati, gli investigatori adesso puntano forte su di lui per acquisire nuovi elementi in merito allo scandalo che ha fatto tremare la serie A, e ai rapporti tra calciatori di primo piano e criminalità organizzata.

Ma chi è Ilievski? E perché le sue parole potrebbero essere così importanti? Del suo passato non si conosce molto: è un cittadino macedone con trascorsi nelle formazioni paramilitari del suo Paese e inquietanti entrature nella criminalità organizzata slava. Si sa che i suoi contatti con i calciatori erano stretti e i suoi viaggi in Italia frequentissimi, tanto che aveva affittato un’elegante villa a Cernobbio. Si trovava lì quando venne raggiunto dal primo mandato di comparizione, mentre al momento del secondo, a dicembre 2011, stava già peregrinando per le repubbliche ex jugoslave.

L’accusa di cui dovrà rispondere è associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva: un reato che in Macedonia non esiste, e per il quale dunque il governo di Skopje non ha mai concesso alle autorità italiane né l’interrogatorio su rogatoria né tantomeno l’estradizione del suo cittadino. Secondo Salvini e il procuratore capo di Cremona Roberto Di Martino Ilievski sarebbe il cervello, insieme all’ex calciatore slovacco Almir Gegic, del cosiddetto “clan degli zingari”: intermediari delle combine dalla minaccia facile e dall’incredibile capacità di movimento. La base e il denaro erano a Singapore, come ricostruito da numerose inchieste dopo l’arresto dei capi a fine 2013: Tan Seet Eng seguiva i flussi di denaro e contattava i possibili investitori, ripulendo tutto presso grandi società di scommesse legali, Wilson Raj Perumal era il suo plenipotenziario in Europa, con le mani in pasta in almeno otto campionati professionistici del vecchio continente. Il compito di Hrystian e della sua banda era quella di creare il "ponte" tra la cupola asiatica e i calciatori che venivano corrotti e costretti, con le buone e con le cattive, a truccare le partite in base ai desiderata dell’organizzazione: ci sarebbe il suo zampino in almeno 60 dei 102 incontri tra serie A, B e LegaPro finiti nel mirino dell’indagine.

Ruolo che il macedone ha sempre negato, sostenendo di essere un semplice scommettitore a caccia di informazioni su match già truccati, merce che nei campionati italiani abbonda, soprattutto nei finali di stagione.

Era stato sempre lui, tuttavia, a rivelare nel corso di una controversa intervista concessa a Repubblica nel 2012, diversi particolari inediti su una delle partite al centro dell’inchiesta di Cremona, Lazio-Genoa. Poi aveva fornito la sua versione sul funzionamento del calcioscommesse nell’ultima parte del campionato 2010-2011, per la verità non troppo differente da quella delineata dagli inquirenti: «Fanno quasi tutto i giocatori. In Inghilterra non succede, in Italia invece sì: si mettono d’accordo, poi scommettono e vendono le informazioni. Quando le vendono a noi, o quando noi le scopriamo ci puntiamo sopra forte. Altrimenti le vendono a qualcun altro. Alla mafia siciliana, a quella albanese, agli ungheresi oppure a Beppe Signori che è uno dei capi del calcioscommesse in Italia. A tutti. Spesso sono gli stessi dirigenti dei club a mettersi d’accordo, perché anche loro hanno bisogno di alzare soldi. Alla fine dello scorso anno, sono venuto io personalmente in Italia. Era quasi tutto già deciso, chi vinceva lo scudetto, chi andava in Europa, chi finiva in serie B. Quindi è stato un festival. C’erano sei squadre che ritenevamo affidabili: Sampdoria, Cagliari, Bari, Lecce, Siena e Chievo. E noi con loro abbiamo fatto un mucchio di soldi».

Affermazioni tutte da verificare, naturalmente: ma oggi finalmente i magistrati italiani ne potranno saggiare il peso. Ilievski, tramite il suo avvocato, ha fatto sapere che non torna semplicemente per andare in carcere. Ma per raccontare la sua verità. Se così fosse, avremo di che scrivere ancora a lungo. E qualcuno davvero potrebbe non dormire sonni tranquilli.

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