E se la finale fosse un derby europeo?

Analisi delle quattro semifinaliste: Germania e Olanda stanno bene, Argentina e Brasile con problemi di infortuni. Salta il tabù dei mondiali in Sud America? 

Lo stadio Maracana che ospita la finale del 13 luglio – Credits: Ansa

Giovanni Capuano

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La finale che vogliono tutti è Brasile-Argentina e il Mondiale ha già stabilito un record, perché mai nella storia della competizione calcistica più importante, le due nazionali leader del Sud America erano arrivate contemporaneamente alle semifinali. Tutti chiedono che al Maracana arrivino Selecao e Albiceleste, la finale delle finali, lo spettacolo che non si è mai visto anche se l'infortunio di Neymar l'ha privato in partenza del duello tra i due giocatori più forti del mondo. Tutti tifano per Brasile e Argentina, ma non è detto che all'appuntamento sul prato di Rio de Janeiro il prossimo 13 luglio alle ore 21 non si presentino a sorpresa Olanda e Germania. Entrambe entrano nelle semifinali senza il favore del pronostico (per i tedeschi vale il fattore campo avverso), ma entrambe hanno carte da giocarsi per tentare di ribaltare le gerarchie e scrivere la storia con la S maiuscola perché mai un'europea ha vinto un Mondiale in Sud America e farlo a casa dei maestri del calcio sarebbe il colpo che vale una vita.

Come arrivano le quattro semifinaliste all'incrocio con la storia? Nessuna benissimo, ma c'è chi sta peggio degli altri e ha una settimana per smontare e rimontare il giochino danneggiato. Quanto peserà il fattore infortuni lo scopriremo a Belo Horizonte (martedì 8 luglio Germania-Brasile) e San Paolo (mercoledì 9 luglio Argentina-Olanda), però già oggi è una certezza che Scolari e Sabella sono alle prese con un compito di difficile soluzione. Neymar era l'anima tecnica del Brasile e averlo perso costringe a ipotizzare una rivoluzione tattica oltre che psicologica. Di Maria - costretto a chiudere il suo Mondiale causa stiramento rimediato contro il Belgio - era il braccio armato di Messi e l'uomo capace di aprire le partite fin qui chiuse dell'Argentina. Adios a tutti e due e si ricomincia da capo.

Messa così non ci sono speranze. Però l'infortunio di Neymar è anche il migliore alleato di Scolari che finalmente può togliere la pressione di dover vincere a tutti i costi dalle spalle dei suoi, compattando l'ambiente. Nasce così il Brasile 2.0 che non è solo una squadra diversa tatticamente, alla ricerca disperata di un vice-Neymar, ma anche la battaglia contro la Fifa che Scolari ha intrapreso: ricorso senza speranze per cancellare la squalifica di Thiago Silva, lamenti in ordine sparso per il gioco duro (non punito) degli altri e pressioni per avere l'arbitro 'giusto' contro la Germania. Webb? No. Sgradito. Meglio Rodriguez Moreno detto 'Dracula', quello di Italia-Uruguay rimasto miracolosamente nel mazzo di Busacca.

La Germania è avvisata. Abituata alle pressioni, ha superato contro la Francia lo scoglio più difficile nella partita giocata con le valigie fatte e un ct pronto alle dimissioni in caso di sconfitta. A Loew è andata bene, ma adesso l'asticella si alza e la consolazione del podio non basta più. I tedeschi hanno il vantaggio di avere un'eccellente condizione atletica e il limite dei dubbi tattici non ancora risolti. Dove giocherà Lahm nella semifinale? Ci sarà l'attacco profondo con Klose o quello alla Guardiola con il 'falso nueve'? 

Argentina-Olanda è la rivincita della finale del 1978. Le analogie col passato si fermano qui. L'Argentina di oggi è appesa al sogno che Messi possa percorrere la strada di Maradona '86, ma la perdita di Di Maria pone problemi difficilmente risolvibili per Sabella. Van Gaal ha dalla sua il bonus di credibilità che si è costruito portando sin qui l'Olanda, ma ha anche la consapevolezza che tutti lo attendono col fucile spianato appena le cose dovessero andare male. Proseguirà con la difesa a 3 e l'abiura del 4-3-3 Orange. Comunque vada si imbarcherà per Manchester. Il Mondiale l'ha vinto a prescindere.

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