Calcio

Bonucci, che fai? Non puoi dare dell'imbecille a chi ti fischia

San Siro lo ha beccato per l'addio al Milan (senza insulti), lui se l'è presa. Ma con la maglia azzurra deve comportarsi diversamente

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Giovanni Capuano

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Prima di tutto la cronaca: una parte del pubblico di San Siro, presumibilmente milanista, ha preso di mira e fischiato Leonardo Bonucci nel corso di Italia-Portogallo. Fischi forti all'ingresso in campo e alla lettura del suo nome sul tabellone, continui a fasi alterne durante la partita che il difensore della Juventus (ex Milan) ha giocato in modo più che sufficiente.

E' del tutto intuitivo che i fischiatori di San Siro siano stati in larga parte tifosi rossoneri che non hanno perdonato a Bonucci la toccata e fuga a Milanello: arrivato come top player nell'estate 2017, nominato capitano del nuovo corso, convincente a fasi alterne come molti compagni, tornato alla Juventus dopo dodici mesi.

Di Bonucci, che era sbarcato nel Milan auto assegnandosi il ruolo di "spostatore di equilibri" e che, come primo atto, aveva spostato il compagno di squadra Kessié dalla maglia numero 19, ai milanisti è piaciuto poco soprattutto il modo in cui se n'è andato spiegando di aver commesso un errore a scegliere il Milan e di aver vissuto la sua stagione come tale. Una parentesi prima del ritorno a casa.

Per questo Bonucci è stato fischiato (non insultato), unico in uno stadio in festa per aver riabbracciato la nazionale a un anno di distanza dalla disfatta con la Svezia. Era prevedibile e Bonucci lo sapeva benissimo, anche per essere passato dalla stessa esperienza lo scorso giugno nel corso di Italia-Olanda allo Stadium di Torino, quando per i bianconeri era solo il 'traditore' che li aveva lasciati.

Allora Bonucci non aveva battuto ciglio. Questa volta si è presentato ai microfoni di mamma Rai per dire che "la mamma degli imbecilli è sempre incinta". Grave scivolone. Parlava da azzurro e ha insultato una parte di tifosi azzurri. Che in un mondo ideale non avrebbero dovuto fischiarlo, ma che non sono ricorsi a insulti e altro armamentario (condannabile) da stadio. Il che rende improprio e strumentale il paragone con la recente vicenda di Mourinho.

Considerato che le traiettorie della carriera del difensore (legittime, per carità) spesso dividono piuttosto che unire, da chi ha 84 presenze con la maglia della nazionale è lecito attendersi che sappia tenere lontani dalle partite della stessa le tensioni che si porta dietro dal club. Quindi ha sbagliato chi lo ha fischiato, ma molto di più lui con una risposta offensiva e rivelatrice dell'incapacità di capire il contesto in cui la contestazione è maturata.

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