Calcio

Atalanta, capo ultrà condannato a 3 anni (e il club ritira un'altra denuncia)

Chiuso il maxi processo per reati legati alla violenza da stadio. Colpevole Galimberti, detto il 'Bocia', ma a sorpresa la società chiede di non procedere per l'assalto a Zingonia

Bocia Galimberti

Giovanni Capuano

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Si è chiuso con la condanna a tre anni di carcere per il capo Claudio Galimberti, noto come 'Bocia', il processo che ha visto alla sbarra a Bergamo decine di ultrà, accusati di vari reati legati alla violenza da stadio. Una sentenza che mette una prima parola fine al maxi procedimento per ricostruire diversi episodi con protagonista la tifoserie atalantina e non solo. Verdetto di primo grado arrivato in una giornata in cui non è mancato il colpo di scena, perché proprio in extremis il presidente dell'Atalanta, Percassi, ha fatto sapere di aver ritirato la denuncia per l'irruzione a Zingonia, quartier generale della squadra, nel 2010. Una scelta che ha permesso di arrivare a una condanna più mite.

Gli ultrà che dovevano rispondere per quell'atto, una quarantina in tutto, si erano visti chiedere pene da uno a due anni e, invece, hanno accettato di prestare opera da volontari presso la Caritas. L'accordo è stato raggiunto con i loro legali perché, ha spiegato la società, "non era interessata a un risarcimento economico del danno". La querela era stata presentata dal vecchio presidente, Ruggeri, e rappresentava uno dei capi di imputazione più corposi del processo che per una volta era riuscito a chiamare a rispondere dei propri danni i responsabili di atti legati al calcio.

VIDEO - Quanto il 'Bocia' arringava i giocatori in silenzio: "Non prendeteci per il c..."

La sentenza chiude un processo che ha ridisegnato la mappa dei movimenti della tifoseria bergamasca tra il 2009 e 2010 con aggressioni, inrtimidazioni e minacce. In particolare si doveva giudicare quanto accaduto tra atalantini e bergamaschi negli scontri del 23 settembre 2009, i tafferugli con i tifosi interisti dello stesso anno, una manifestazione non autorizzata davanti alla Questura e l'aggressione a un giornalista considerato scomodo oltre alle lesioni subite da uno juventino preso a cinghiate.

Il 'Bocia' è stato ritenuto colpevole e punito con tre anni di reclusione. Non più tardi di due settimane fa si era reso protagonista dell'arringa alla squadra, schierata sotto la tribuna con il consenso della società, le cui immagini avevano fatto il giro d'Italia. Un atto di sottomissione che il club, nei suoi massimi dirigenti, aveva spiegato come positivo perché inteso nel senso di scossa al gruppo, mentre l'allenatore Reja aveva detto di non conoscere chi fosse il 'Bocia'.

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